Hai mai sentito dire “è una bufala”: le origini del modo di dire

Tante volte una fake news viene etichettata come bufala. Ma come mai si dice così? E’ un caso o una coincidenza?

come mai una fake news si chiama bufala
Fake news – Adobe – Ecoo.it

Le “fake news” sono notizie false o fuorvianti che vengono deliberate e/o condivise su diverse piattaforme di comunicazione, inclusi i social media, con l’obiettivo di ingannare il pubblico o influenzare l’opinione pubblica. Le fake news sono popolari perché possono suscitare forti emozioni, compresa rabbia, paura, tristezza o soddisfazione, e quindi possono essere condivise rapidamente e largamente attraverso i social media.

Inoltre, le false informazioni possono essere presentate in modo convincente e credibile, spesso con il supporto di immagini e video manipolati, e possono essere distribuite attraverso siti web e account sociali che sembrano legittimi. Le fake news possono anche essere utilizzate come strumento di propaganda da parte di gruppi politici o organizzazioni con un’agenda specifica, o come un modo per attirare visitatori sulle pagine web per motivi di lucro attraverso il clickbaiting. Ma prima delle fake news, c’erano le bufale. Ma sapete da dove nasce questo modo di dire?

Bufala, ecco perché è sinonimo di fake news

Ma da dove ha origine il termine è una bufala? In primis è bene sottolineare che il termine non ha nessuna parentela con l’ottima mozzarella. Bensì con l’animale. Una storia molto particolare che ha origine dall’Antica Roma. Ecco le ipotesi più valide

La Crusca sostiene che l’uso truffaldino della parola “bufalo” (originaria del latino bubalus) si può far risalire a uno dei modi di dire italiani più antichi: “ingannare gli altri come si fa con un bufalo/una bufala”, il quale allude al fatto che i bovini sono facilmente manipolabili e si lasciano condurre al naso senza opposizione alcuna.

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Ma ciò che viene spiegato è tutta una falsità! Un’altra teoria che riguarda l’ambito alimentare fa risalire il significato malizioso alla pratica disonesta, già diffusa nell’antica Roma, dei macellai di vendere carne di bufalo al posto di quella più pregiata di maiale o di manzo. Quando i clienti ingenui si accorgevano dell’inganno, protestavano dicendo: “Questa è una bufala!”. In seguito, l’espressione sarebbe entrata a far parte del dialetto romanesco come “Arifilà ‘na bufola”, indicando l’atto di rifilare una fregatura a qualcuno. Da qui, il significato più recente di diffondere una notizia falsa o esagerata come se fosse vera.