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Disastro ambientale a Porto Torres: misure per frenare la marea nera

Per rimediare al disastro ambientale a Porto Torres sono state adottate diverse misure per frenare la marea nera tutta italiana, che ha messo a dura prova la sostenibilità ambientale delle acque marine e delle coste della Sardegna. Molti gli operai addetti e i volontari che si sono cimentati nell’opera di pulizia delle spiagge dalle sostanze inquinanti, le quali hanno provocato considerevoli danni ambientali. Per molti versi fondamentale è stato anche il contributo offerto da diverse aziende attente all’impatto ambientale, che si sono mobilitate a favore della salvaguardia dell’ambiente.

Fra queste azioni messe in atto da ditte specializzate non possiamo non ricordare quella portata avanti da Airbank, operante nel settore dell’antinquinamento e della sicurezza industriale, che ha fornito il materiale assorbente adatto a fermare il riversarsi del combustibile nel mare. Sono state messe a punto delle vere e proprie spedizioni prioritarie, con l’obiettivo di bloccare il terribile impatto sull’ambiente da parte del materiale nocivo.
 
A causa del disastro ambientale di Porto Torres sulle spiagge si sono riversati chili di catrame, che hanno messo a rischio l’intero ecosistema marino. La tempestività degli interventi si è rivelata essenziale, per scongiurare il pericolo di effetti dell’inquinamento irrecuperabili. Airbank ha impiegato due chilometri di barriere, 1.400 metri di rotoli e 700 metri quadrati di panni, il tutto nell’arco di 24 ore.
 
Il disastro ambientale di Porto Torres ha causato inquinamento e danni all’ecosistema, ma, se le misure di emergenza non fossero state attivate in tempo, non si sarebbe potuti arrivare a dire, come ha sottolineato il ministro Prestigiacomo, che quella del disastro ambientale a Porto Torres sembra un’emergenza risolta.