
Dal riciclaggio delle bottiglie di plastica è possibile ottenere (quasi) di tutto. Il concetto deve essere ben chiaro anche alla Land Rover, la quale ha scelto di utilizzare, come materiale da destinare al rivestimento della propria Evoque, del tessuto riveniente dal riciclo della plastica, effettuato per lo più da una società italiana, la Miko, che è in grado di trarre delle microfibre specifiche per gli interni delle auto (la Dinamica by Miko) proprio dalle comuni bottiglie di plastica.

Direttamente dall’America è arrivata un’interessante invenzione: gli occhialini 3D bio! Quella del cinema in 3D è un’esperienza unica ed entusiasmante. E’ la nuova frontiera delle tecnologie, che sviluppano sensazioni nuove e sempre più a soddisfare a 360° le esigenze dello spettatore. Ma, come ben saprete, l’avvento del 3D nei cinema ha scaturito non poche polemiche in merito all’uso degli occhialini 3D. Imputati per essere ben poco igienici, diventa anche un problema la loro gestione e smaltimento. Ma ora, niente paura: questi occhialini 3D di ultima concezione sono biologici e anche biodegradabili. Ecco come vengono realizzati.

Il recentissimo evento Terra Futura 2010 di Firenze è stata l’occasione gradita per fare il punto sulla lotta ai sacchetti di plastica, e sulle varie iniziative legate a un cambiamento culturale nei confronti dell’utilizzo di questi “shopper” altamente inquinanti se dimenticati – come purtroppo, troppo spesso accade – nell’ambiente da consumatori disattenti.

Il brand inglese Eco My Party è incentrato sulla produzione di oggetti e utensili da cucina completamente biodegradabili ed ecologici al 100%, all’insegna del rispetto della natura e di un consumo eco sostenibile sicuramente degno di nota.

Confagricoltura ha firmato un accordo di collaborazione con l’Università Europea di Roma (Unier), per la diffusione delle energie rinnovabili. In concomitanza con l’evento, tiene a divulgare unaa nota dove spiega come l’attenzione per lo sviluppo di nuove tecniche nell’agricoltura siano orientate verso le biomasse ma, soprattutto, le biotecnologie. Esempio concreto è il “progetto biogas” che prevede, nella provincia foggiana, la sperimentazione della produzione di metano da biomasse ricavate da un ibrido di sorgo zuccherino.

Come molti di voi sapranno, la plastica di uso comune (altrimenti detta “sintetica“) viene ottenuta da derivati del petrolio. E’ altrettanto risaputo l’utilizzo in larga scala di questa materia, che viene utilizzata per molteplici prodotti anche di uso quotidiano. Ma sappiamo quanto inquina la plastica sintetica? Considerando che la sua lavorazione impiega energie non rinnovabili ed essendo non biodegradabile il suo smaltimento richiede centinaia di anni, la risposta è: quanto basta per creare danni all’ambiente. L’alternativa ecologica a questo problema si chiama bioplastica.
Iper, uno dei maggiori ipermercati italiani, da tempo si sta impegnando per promuovere un commercio responsabile capace di contribuire in maniera concreta ad uno sviluppo sostenibile e durevole nel tempo. Questo progetto prende il nome di “I Naturale. PER L’UOMO E PER L’AMBIENTE“.
Altrochè “Desperate Housewives“! La categoria di lavoratori più attenta ai problemi dell’ambiente, nemmeno a dirlo, è proprio quella delle casalinghe. Molto più di impiegati, liberi professionisti e, soprattutto, degli studenti.
Secondo una ricerca di Eco dalle Città, l’Europa sta progressivamente dicendo addio ai sacchetti di plastica. Le shopping bag avranno vita breve.
Weekend, tempo di supermercato, di shopping e di sacchetti di plastica. Ad ogni spesa fatta veniamo puntualmente sommersi di decine di buste di plastica. Sono sicuramente utili, ma non sono biodegradabili e al termine del loro utilizzo vanno ad inquinare mari e fiumi.
E se la plastica fosse ecologica? Secondo alcuni studi condotti dall’Università del Missouri potrebbe essere realizzata ben presto una plastica “verde” biodegradabile che risolverebbe una volta per tutte il problema dello smaltimento di rifiuti sintetizzati dal petrolio.