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Pesca sostenibile, arrivano 6,1 miliardi dal Parlamento Europeo

L'UE stanzia un Fondo da 6,1 miliardi per aiutare la pesca sostenibile e i piccoli pescatori. Combattere il sovrasfruttamento dei mari è di primaria importanza e la pesca sostenibile è l'arma migliore. Ecco cosa prevede il Fondo, cosa significa pesca sostenibile e quali sono i progetti più importanti in tal senso.

Il Parlamento Europeo ha approvato la costituzione di un nuovo Fondo per la pesca sostenibile per il periodo 2021-2027. Il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) consiste in 6,1 miliardi di euro stanziati per sostenere l’economia blu, proteggere la biodiversità e promuovere la governance internazionale degli oceani.

L’istituzione di questo Fondo era una priorità per l’UE, vista la necessità di proteggere i mari dallo sfruttamento intensivo dovuto alla pesca industriale e di aiutare i pescatori virtuosi dopo il periodo di crisi appena trascorso. Pesca sostenibile significa, in poche parole, avere profondo rispetto per il mare, per le specie che lo popolano e per il loro habitat. Scopriamo allora a cosa è destinato il fondo e qual è il significato profondo dell’espressione “pesca sostenibile”.

Le misure del Fondo europeo per la pesca

Il FEAMPA incoraggia i Paesi dell’UE a investire per sviluppare un’economia blu sostenibile, nuove tecnologie e a proteggere la biodiversità. Almeno il 15% degli stanziamenti nazionali dovrà essere speso per favorire il controllo della pesca e la raccolta di dati per contrastare la pesca illegale. Gli Stati dovranno, inoltre, considerare le esigenze dei piccoli pescatori costieri e aiutarli a svilupparsi con misure ad hoc.

Il Fondo punta anche a far riavvicinare i giovani alla pesca, che ad oggi è praticata soprattutto da persone sopra i 50 anni. Per questo motivo il FEAMPA potrà finanziare la prima imbarcazione (o la proprietà parziale) per i pescatori che non superino i 40 anni e che abbiano già lavorato come pescatori.

Tra le altre misure possiamo trovare:

  • una compensazione per i pescatori che devono interrompere temporaneamente il lavoro per rispettare alcune misure di conservazione;
  • un sostegno per i pescatori che devono demolire o disarmare un peschereccio se le loro attività cessano definitivamente;
  • un finanziamento per le attrezzature necessarie al rispetto degli obblighi di sbarco e delle norme di controllo della pesca UE.

Pesca sostenibile: significato

pesca sostenibile con rete
Foto Shutterstock | Watchares Hansawek

Il concetto di pesca sostenibile coincide, fondamentalmente, con quello di rispetto per il mare. Il mare è un patrimonio naturale minacciato da comportamenti umani come l’inquinamento e la pesca non regolamentata. Se per combattere l’inquinamento si stanno studiando strategie come una macchina che pulisce gli oceani, contro la pesca illegale ci si affida alla pesca sostenibile. Questo tipo di pesca si contrappone alla, purtroppo molto diffusa, pesca industriale che bada soltanto al ricavato non curandosi di distruggere l’habitat marino e/o le specie che lo abitano. I concetti di base della pesca sostenibile possono essere riassunti in tre punti fondamentali:

  • Non utilizzare metodologie e apparecchiature che siano troppo invasive per l’ambiente marino. Alcune tecniche di pesca, come ad esempio il traino di fondo o la draga turbosoffiante, distruggono i fondali e catturano indistintamente qualsiasi tipo di pesce. Nel prossimo paragrafo vedremo invece alcuni esempi di tecniche di pesca sostenibile.
  • Rispettare l’equilibrio tra prelievo e ripopolamento. I pesci devono avere il tempo di crescere e di riprodursi, ripopolando i mari. In questo modo si garantisce la continuità dell’esistenza delle specie marine, ma anche della pesca stessa. Inoltre, è naturalmente fondamentale pescare solo nelle zone e nei periodi consentiti.
  • Evitare gli sprechi e le catture indiscriminate. Molti metodi di pesca tendono a “tirar su” tutto quello che capita. Spesso si preleva più di quello di cui si ha bisogno e si uccidono, come “danno collaterale”,  numerose specie che non hanno mercato ittico o addirittura protette.

Metodi di pesca sostenibile

rete da pesca
Foto Shutterstock | mimohe

I metodi di pesca si differenziano soprattutto per il grado di selettività del pescato e per l’invasività nei confronti dell’habitat marino. Tra le tecniche più dannose in assoluto possiamo trovare il traino di fondo e la draga turbosoffiante, come già accennato, ma anche il palangaro derivante e la tonnara volante. Tutte queste tecniche sono caratterizzate dal non avere alcuna selettività nella pesca e/o dal causare la distruzione dei fondali marini che costituiscono l’habitat di pesci e crostacei. Esistono però diversi metodi che, al contrario, rispettano i principi della pesca sostenibile.

I principali metodi di pesca sostenibile sono:

  • La rete da posta. Questa rete è molto usata nel Mediterraneo e può essere costituita da una sola rete (imbrocco) o da tre reti sovrapposte (tremaglio). La rete da posta si usa in particolare per catturare pesci da fondo, ad esempio cefali, sogliole e seppie.
  • La nassa. Si tratta di una specie di gabbia ad imbuto, munita di un’esca e calata in acqua a mano. La nassa è un metodo antico e sostenibile, che di solito permette di liberare le catture non volute ancora vive.
  • Il palangaro di fondo. Questo, al contrario della dannosa variante “derivante”, punta a pesci da fondo ed è molto più selettivo.
  • Il traino a mezz’acqua. Al contrario del traino da fondo, questa tecnica non danneggia i fondali ed è usata per il pesce azzurro.
  • La canna. Questa tecnica rimane in assoluto la più selettiva e attinente al concetto di pesca sostenibile. Viene ancora utilizzata, in alcuni casi, soprattutto per tonni e merluzzi.

La pesca sostenibile nel Mediterraneo: esempi virtuosi

pesci in una rete da pesca sostenibile
Foto Shutterstock | wanida tubtawee

Il Mar Mediterraneo, nonostante le piccole dimensioni, ospita circa il 7,5% delle specie marine mondiali. Tuttavia, recenti studi hanno rilevato che circa l’80% del pescato del nostro mare è sovrasfruttato. Ciò significa che la quantità di pescato è superiore rispetto alla capacità di riproduzione delle specie marine. I progetti che mirano a salvaguardare il mediterraneo puntando sulla pesca sostenibile sono diversi.

Ad esempio il progetto SAFENET, finanziato dall’UE in collaborazione con il WWF, mira a contrastare il sovrasfruttamento del Mediterraneo basandosi in particolare sulla gestione dello spazio marino. Le proposte principali del progetto sono di creare una rete interconnessa di aree marine protette, in modo da garantire il ripopolamento del mare; istituire zone di protezione integrale e gestire al meglio la pesca ricreativa per proteggere le specie vulnerabili.

Un’altra iniziativa importante è certamente il progetto WeSea. Questa iniziativa nasce da un’importante azienda italiana, la società genovese Mare Aperto del Gruppo Jealsa, specializzata nella pesca e nel trattamento del tonno. Il progetto mira in primo luogo a pescare ed acquistare pesce esclusivamente in maniera sostenibile e responsabile.

Inoltre le aziende hanno puntato sull’utilizzo di energie rinnovabili, in gran parte proveniente da impianti eolici di proprietà, e sull’economia circolare. Infatti, ogni parte del tonno viene utilizzata: le parti migliori sono destinate all’alimentazione umana, quelle meno pregiate al pet food, ossa e pelle vengono usate per ottenere farine di pesce e l’acqua di cottura viene riutilizzata nell’industria farmaceutica.