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Deforestazione: significato, rischi, cause e conseguenze nel mondo

Agricoltura commerciale, allevamenti intensivi, sfruttamento minerario, sono diverse le cause della deforestazione. Un problema che purtroppo minaccia il Pianeta intero. Scopriamo il significato, le cause, i rischi e le conseguenze.

Ospitano l’80% delle specie vegetali e animali. Assorbono carbonio aiutando a regolare il clima a livello globale. Sono il polmone del Pianeta. Le foreste sono davvero preziose ma decisamente poco rispettate. Negli ultimi 30 anni, secondo il WWF, la superficie forestale mondiale si è ridotta di oltre 420 milioni di ettari, un’area grande quasi quanto l’Europa.

Un problema, quello della deforestazione, che minaccia tutto il Pianeta e che, purtroppo, non si può dire affatto superato. Le cause sono molteplici: agricoltura commerciale, allevamenti intensivi, sfruttamento minerario. E i rischi sono elevatissimi.

Cos’è la deforestazione

Qual è il significato di deforestazione? Il termine indica la distruzione e la netta riduzione delle foreste del Pianeta, dovuta a molteplici cause. Il sovrasfruttamento innanzitutto, di cui è responsabile in gran parte l’agricoltura, seguita dall’allevamento intensivo, dallo sfruttamento minerario ed edilizio. Una situazione critica che non riguarda solo le aree colpite, fra l’altro le più ricche di biodiversità, ma tutti noi.

Principali cause della deforestazione

Tra le principali cause della deforestazione vi è innanzitutto l’agricoltura commerciale che distrugge le foreste per fare spazio a nuove terre coltivabili, in particolare destinate alla produzione di soia e olio di palma, di cui i Paesi occidentali sono i maggiori consumatori. Ma di mezzo ci sono ulteriori prodotti. Caffè, cacao, cuoio, che anche l’Italia importa in grosse quantità. Per non parlare della carne. Il WWF riporta infatti che “il 36% delle colture e dei prodotti di origine animale associati alla deforestazione nei Paesi di origine è destinato al mercato europeo.”

L’agricoltura è probabilmente la principale causa ma non l’unica. Ci sono anche lo sfruttamento edilizio e minerario e la necessità di legname per farne principalmente combustibile. Per non parlare dell’espansione delle reti stradali e degli allevamenti intensivi, una delle principali cause di deforestazione in Amazzonia e in America Latina. Non dimentichiamo poi gli incendi, conseguenza della siccità, ma talvolta appiccati dai piccoli agricoltori per poter sfruttare i terreni fertilizzati dalle ceneri.

Deforestazione cause
Foto Shutterstock | PARALAXIS

Ricapitolando, ecco le principali cause della deforestazione:

  • In primis l’agricoltura. Il 73% della deforestazione, secondo l’ultimo rapporto del WWF, dipende proprio dall’espansione dei terreni agricoli, problema che riguarda in particolare le foreste tropicali e subtropicali. Il 40% dello sfruttamento è da imputare all’agricoltura industriale, che converte spesso le foreste in aree di pascolo e di coltivazione di soia e olio di palma. Mentre il 33% della deforestazione dipende dall’agricoltura di sussistenza
  • L’allevamento di bestiame che è causa di deforestazione intensiva, circa l’80% del totale (più di soia e olio di palma), soprattutto in Amazzonia e America Latina
  • La domanda di legno destinato al mercato locale e internazionale
  • Lo sfruttamento minerario che riguarda soprattutto le foreste tropicali
  • Lo sfruttamento edilizio e l’espansione delle reti stradali
  • Gli incendi causati dall’uomo e dall’elevata siccità determinata dai cambiamenti climatici, a loro volta peggiorati dalla deforestazione intensiva. Un pericoloso circolo vizioso.

Conseguenze e rischi della deforestazione

La distruzione degli ecosistemi vitali porta conseguenze terribili sia per le comunità che vivono nelle foreste che per il Pianeta intero. Aumentano le emissioni di carbonio con terribili conseguenze climatiche, diminuisce la biodiversità, le malattie si diffondono più facilmente perché le foreste non fanno da scudo.

Ma la deforestazione causa anche inondazioni ed erosione. Gli alberi proteggono il suolo fertile e senza di essi l’erosione ha gioco facile, mentre i contaminanti penetrano nel terreno più facilmente riducendo la qualità dell’acqua. E ancora frane, alluvioni, smottamenti del terreno. Per non parlare del fatto che rappresenta una minaccia per le culture indigene e per il riscaldamento globale.

Deforestazione e cambiamento climatico

Deforestazione e cambiamento-climatico
Foto Shutterstock | Thammanoon Khamchalee

Le foreste aiutano a regolare il clima perché gli alberi assorbono CO2 dall’atmosfera, stoccandola al proprio interno ed emettendo poi l’ossigeno. Ma quando vengono distrutte, gli alberi rilasciano la CO2 andando ad alimentare l’effetto serra.

Stando ai dati del WWF la deforestazione produce dal 12 al 20% delle emissioni di gas serra. Un problema tutt’altro che marginale, tant’è che uno studio intitolato “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?”, pubblicato su Environmental Research Letters, ha evidenziato che il riscaldamento globale continuerebbe ad aumentare, qualora i tassi di deforestazione tropicali continuassero a essere costanti fino al 2100, anche se eliminassimo tutte le emissioni di combustibili fossili.

Come risolvere il problema della deforestazione

Le nostre scelte quotidiane possono influenzare, almeno in parte, il mercato, e quindi non bisogna sottovalutarne la portata. D’altra parte occorre un impegno ad ampio raggio da parte di aziende e istituzioni.

  • In ambito agricolo è urgente convertirsi all’agricoltura sostenibile in modo da eliminare gli sprechi, ridurre i consumi, proteggere le risorse naturali anziché sfruttarle
  • Bisogna incoraggiare le aziende a gestire le foreste in modo sostenibile, tutelando i prodotti forestali tramite leggi specifiche
  • Urgono più controlli per bloccare traffici illegali di legname e altri prodotti derivanti dalla sfruttamento di queste preziose risorse
  • Bisogna agire sull’importazione di beni la cui produzione, nelle terre di origine, implica deforestazione. Beni spesso destinati ai paesi più industrializzati che sono, quindi, corresponsabili del disastro in corso.

E nel nostro piccolo cosa possiamo fare?

  • Sicuramente ridurre il consumo dei beni suddetti, a partire dall’olio di palma. Ma anche di soia che non sia biologica e carne bovina proveniente dal Sud America
  • Per quanto riguarda il legno, è importante verificare che sia provvisto della certificazione PEFC, che garantisce la gestione responsabile delle foreste
  • Idem per la carta, accertiamoci che sia carta riciclata ecologica o etichettata PEFC.

Deforestazione in Italia

Se in Italia le foreste fortunatamente si stanno espandendo anziché diminuire – il patrimonio forestale è infatti aumentato di 1,7 milioni di ettari – il problema della deforestazione ci riguarda comunque. E questo perché alcuni dei prodotti di largo consumo che adoperiamo ogni giorno sono strettamente legati allo sfruttamento delle foreste altrui.

Secondo il WWF, “un quinto (17%) della carne bovina importata in Unione europea dal Brasile è legato alla deforestazione illegale” e in questo quadro l’Italia è il maggiore importatore in UE di carne bovina fresca e congelata. Ne consegue che “l’Italia, secondo i calcoli di Etifor, ha indotto in media una deforestazione associata al consumo di carne che va da 11.153 ha/anno circa (ipotesi di massimo) a circa 5.900 ha/anno (ipotesi di minimo), con una differenza di attribuzione del 46%”.

Deforestazione in Italia
Foto Shutterstock | Fotografia Torino

Poi c’è il pellame. Quello bovino rappresenta il 70% della materia prima dell’industria conciaria italiana. Siamo il secondo maggiore importatore al mondo di pelli dal Brasile, dopo la Cina, e questo significa che il rischio di avere a che fare con la deforestazione è davvero molto elevato.

Ma ci sono anche il caffè e la soia tra i prodotti importati nel nostro Paese, le cui coltivazioni sono spesso causa di importanti deforestazioni. L’Italia, che è il terzo maggiore importatore in UE di farina di soia, avrebbe indotto con le sue importazioni una deforestazione media di circa 16.000 ha/anno.