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Cotone organico: la nuova frontiera della moda sostenibile

Il cotone biologico rappresenta la principale alternativa ecosostenibile al cotone standard. La produzione prevede stringenti regole che tutelano ambiente, salute e diritti dei lavoratori. Si ottengono così capi di abbigliamento ecologici ma allo stesso tempo di maggiore qualità.

Il cotone organico, anche detto cotone biologico, rappresenta un’alternativa sempre più utilizzata al cotone standard. Il cotone è la fibra più utilizzata al mondo e viene usata nella produzione di una vasta gamma di prodotti passando dalla moda fino ad arrivare all’arredamento. Tuttavia la produzione del cotone standard risulta estremamente nociva sia a livello ambientale che sociale. Per questa ragione negli ultimi anni si è cercata un’alternativa ecosostenibile e che fornisse le stesse prestazioni rispetto al cotone tradizionale. Da questa esigenza nasce il cotone biologico. Nonostante ciò, la produzione di cotone organico risulta ancora molto limitata rispetto a quella di cotone standard. Infatti il cotone biologico rappresenta attualmente soltanto l’1% circa della produzione mondiale di cotone. Tuttavia, negli ultimi anni, la sua produzione è aumentata notevolmente.

Cos’è il cotone biologico?

Per essere definito “biologico” il cotone deve soddisfare una serie di criteri stringenti che vengono certificati da diversi enti esterni. Le certificazioni più importanti e riconosciute a livello mondiale sono OCS, OCS 100 e GOTS. La coltivazione del cotone organico deve essere priva di pesticidi e fertilizzanti chimici tossici e persistenti. Inoltre non si devono utilizzare semi geneticamente modificati (OGM). Altra importante caratteristica è l’obbligo di alternare i terreni utilizzati per la coltivazione in modo da mantenere il terreno “vivo” e ricco di nutrienti. Ciò non avviene nella coltivazione intensiva del cotone standard in cui i campi vengono sfruttati continuativamente fino a che non sono più utilizzabili. Questo aspetto è particolarmente importante in quanto l’utilizzo di terreni “sani” permette un enorme risparmio di acqua per l’irrigazione. Si stima infatti che per ogni tonnellata di cotone biologico si abbia un risparmio di circa 1930 litri d’acqua rispetto al cotone standard. Dal punto di vista sociale è invece vietata qualsiasi forma di sfruttamento di manodopera sottopagata e/o minorile. Il cotone viene infatti spesso coltivato in Paesi del Terzo Mondo in cui le grandi multinazionali sfruttano i lavoratori e inoltre li costringono ad inquinare le proprie terre con l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici.

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Cotone organico vs cotone standard

Oltre alle già citate differenze in ambito di coltivazione e produzione si possono evidenziare alcune differenze nei prodotti realizzati in cotone organico rispetto a quelli in cotone standard. Infatti i tessuti in cotone organico risultano sempre più morbidi e traspiranti rispetto a quelli in cotone standard. Inoltre nel cotone biologico vengono utilizzati coloranti naturali rispetto a quelli chimici utilizzati sul cotone tradizionale. Ciò comporta una maggiore durata della colorazione oltre al fatto che sostanze chimiche nocive possono essere disperse sulla pelle di chi indossa un abito o nelle acque reflue delle lavatrici. Proprio per queste motivazioni diversi importanti marchi della moda stanno proponendo linee di abbigliamento ecosostenibili nelle quali il cotone organico è la materia prima principale. Gli svantaggi del cotone organico, che ne stanno rallentando la diffusione su larga scala, sono principalmente due. Il primo è il costo maggiore del cotone organico rispetto a quello standard, dovuto ai più alti costi di produzione e al costo delle certificazioni. Il secondo invece è la minore produttività, dovuta all’abbandono dello sfruttamento intensivo dei campi.

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