La pesca in Italia: quella artigianale richiede più attenzione

La pesca in Italia: quella artigianale richiede più attenzione

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La pesca in Italia è un settore decisamente importante, non solo a livello economico. La pesca artigianale è quella che ad oggi richiama maggiore attenzione, vista la sua capacità di sviluppare un ridotto impatto ambientale, ma anche più interventi di sostegno per garantire la sua stessa sopravvivenza. L’occasione è stata quella della fiera internazionale sulla pesca che ha avuto luogo ad Ancona.

Se questo tipo di pesca viene effettuata in modo responsabile con attenzione alle specie di animali marine pescate, infatti, può dimostrarsi una grande risorsa per migliorare il nostro regime alimentare ma anche -e soprattutto- per avere pieno rispetto dell’ecosistema marino.

Il settore ittico nazionale può infatti contare su questa branchia come vero e proprio motore, dato il numero di imbarcazioni registrate ma anche di persone proprio così occupate lungo tutta la Penisola. Inoltre, la pesca sostenibile è quella che più di altre interagisce efficacemente con le zone costiere più interessanti, come quelle delle aree protette.

Le associazioni per l’ambiente sono le prime, però, a mettersi al fianco di questi pescatori e a lamentare il disinteresse e il mancato sostegno delle istituzioni. La piccola pesca artigianale, infatti, non ha mai visto progetti concreti per uno sviluppo capillare, una maggiore promozione e una crescita innovativa in termini di rintracciabilità dei prodotti e relativa qualità. L’idea proposta, infatti, è proprio quella di incentivare la filiera corta eliminando le intermediazioni e migliorando di conseguenza il rapporto qualità/prezzo. L’esempio è preso dal settore agricolo che, già negli ultimi dieci anni, ha lavorato proprio per far crescere il sistema di tracciabilità dei prodotti e la promozione dell’industria locale e dei prodotti alimentari a chilometro zero.

Seguendo questo esempio, infatti, il mercato ittico dovrebbe avviare un processo di etichettatura del prodotto, di differenziarlo e di promuoverlo nella stessa zona in cui è stato pescato oltre a sviluppare il sistema di vendita diretta, più remunerativo e che permette un contatto diretto con il cliente, sensibilizzandolo sul tema del consumo critico. Potrebbe essere il “pesce a miglio zero” il percorso per dare un futuro migliore ai nostri artigiani della pesca e incentivare così il settore ittico in ottica sostenibile?

photo: turtlemom4bacon

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Dom 24/06/2012 da

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Paolo Bray 26 giugno 2012 14:22

Il consumo critico e la vendita diretta sono certamente una buona strada verso la sosteniblità ma a sostegno di una pesca sostenibile c’è anche la strada della certificazione: far sapere a chi compra come si pesca e in che misura, da dove viene il pesce e come si impatta sull’ecosistema marino nel pescarlo, sono tutte cose che Friend of the Sea analizza e certifica con il suo marchio. Friend of the Sea è uno schema di certificazione internazionale per i prodotti ittici sostenibili, che dà la possibilità anche ai “piccoli” di accedere a programmi di certificazione, come già succede in Vietnam, Brasile o Sri Lanka. Per saperne di più: http://www.friendofthesea.org

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