Creme solari naturali: attenzione ai filtri e alle sostanze da evitare

Le creme solari possono essere anche pericolose

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    Le creme solari, con l’arrivo dell’estate, vengono comunemente utilizzate per proteggere la pelle dai raggi del sole. In commercio si trovano molti filtri, che tutti siamo portati ad usare. Siamo sicuri che questi prodotti, almeno quelli non naturali, facciano bene? Quali garanzie abbiamo riguardo alla loro sicurezza?

    Tipi di filtri

    Possiamo fare una distinzione fra filtri chimici e fisici. I primi sono derivati i acidi amminobenzoici o di acido salicilico, i secondi sono il biossido di titanio, l’ossido di zinco, il talco e il caolino. A questi vengono aggiunti delle sostanze coadiuvanti, per potenziare l’effetto: burro di karitè, olio di avocado, camomilla, sesamo, bergamotto. A livello chimico, i filtri sono costituiti da molecole, che assorbono le radiazioni e le rilasciano sotto forma di calore. I cosmetici solari, comunque, non dovrebbero superare la minima dose che fornisce eritema (MED): 1 MED è la dose effettiva di UV che è in grado di causare un arrossamento della pelle non esposta precedentemente ai raggi solari (il valore effettivo di 1 MED varia in Europa in base alla popolazione, dal momento che non tutti sono sensibili allo stesso modo alle radiazioni UV, tra 200 e 500 J/m2). Solo in questa maniera il corpo può sintetizzare dei pigmenti che garantiscono una corretta protezione.

    Comunque, la pelle ha delle difese naturali, che possono garantire una certa protezione, anche senza l’uso di filtri specifici. Tra le difese della cute possiamo ricordare lo strato corneo e l’acido urocanico. Il primo si ispessisce, se l’esposizione è lunga, e, attraverso l’ipercheratosi, induce maggiori capacità riflettenti. Il secondo viene prodotto dalle cellule dell’epidermide, assorbe i raggi UV, li rilascia come calore e ritorna poi al suo stato di partenza.

    Nell’INCI si possono rintracciare alcuni ingredienti in base al tipo di filtro. Possiamo distinguere filtri chimici fotostabili, non fotostabili e “problematici”.

    Nella prima categoria (filtri chimici fotostabili) rientrano: Methyilene Bis-Benzotriazolyl Tetramethylbuthylphenol = Tinosorb M, Diethylhexyl Butamido Triazone, Terephthalylidene Dicamphor Sulfonic Ac = Mexoryl SX, Octocrylene, Octyl methoxycinnamate = ethylhexyl methoxycinnamate, Drometrizole Trisiloxane = Mexoryl XL, Bis-Ethylhexyloxyphenyl Triazine = Tinosorb S, Ethylhexyl Triazone.

    Del secondo gruppo (filtri chimici non fotostabili) fanno parte: Ethylhexyl Salycilate e Butyl Methoxydibenzoylmethane.

    Nel terzo raggruppamento (filtri chimici “problematici”) sarebbero inseriti: Octyldimethyl-PABA, 4-Methylbenzyliden Camphor, Octyl-Methoxycinnamate, Homosalate, Benzophenone-3.

    Cosa evitare

    Da un lato le creme solari sarebbero importanti per evitare le scottature (SCOPRI TUTTI I RIMEDI NATURALI CONTRO LE SCOTTATURE SOLARI), dall’altro è pure vero che i raggi del sole non sempre sono nocivi. Se ci si espone nelle ore giuste e in quantità limitate, la luce solare riesce a stimolare la produzione di vitamina D. Inoltre viene prodotta anche la P53, una vera e propria proteina anticancro. I raggi del sole sono importanti anche per poter disporre di buone riserve di melanina e di serotonina, altre sostanze essenziali per il nostro benessere. Non è da sottovalutare che, attraverso l’abbronzatura, l’organismo produce gli anticorpi e in questo modo riesce meglio a difendersi dai virus.

    Bisogna, comunque, stare attenti, specialmente se usiamo filtri a buon mercato. Bisognerebbe usare delle precauzioni, perché spesso le creme filtrano soltanto una parte dei raggi UV e le sostanze che esse contengono non diventano attive subito. Di conseguenza, andrebbero spalmate sulla pelle almeno mezz’ora prima dell’esposizione al sole. I prodotti chimici (i filtri chimici, che abbiamo descritto sopra, sarebbero da evitare, perché vanno contro i principi dell’ecocompatibilità) contengono anche delle sostanze che, con il calore, potrebbero modificarsi, danneggiando la pelle. In quantità eccessive, potrebbero anche disattivare le difese naturali del corpo, non contribuendo affatto alla nostra salute. Bisognerebbe evitare i solari con oxybenzone=benzophenone-3, perché contribuisce alla generazione dei radicali liberi e potrebbe interferire con l’attività degli estrogeni.

    Da tenere in considerazione anche alcuni fattori, che hanno influenza sulla protezione. In particolare, bisogna ricordare la latitudine, l’altitudine e la capacità riflettente delle superfici e del terreno. Ai Tropici le radiazioni raggiungono la Terra più velocemente; in montagna la radiazione è più forte. La neve ha una grande capacità riflettente, pari al 70%, mentre quella della sabbia corrisponde al 20% e quella dell’acqua al 10%. Per questo motivo tendiamo ad abbronzarci più rapidamente sulla sabbia rispetto che nell’acqua.

    Come abbronzarsi naturalmente

    Per abbronzarsi naturalmente, dobbiamo evitare le esposizioni prolungate, soprattutto durante le ore centrali della giornata. E’ meglio che la pelle si abitui a poco a poco ai raggi UV. E’ necessario bere molta acqua e curare l’alimentazione, consumando molta frutta e verdura che contengono i pigmenti di colore rosso o arancione. E’ opportuno curare l’idratazione della cute. Ci sono poi dei filtri solari naturali, che possono essere degli ottimi alleati. Fra questi vanno citati l’olio di germe di grano, quelli di sesamo, di oliva, di cocco e di vinaccioli.

    Ci sono diversi ingredienti naturali, sui quali possiamo fare affidamento. In particolare, la vitamina E previene l’invecchiamento e la disidratazione. La vitamina A, che si trova nell’olio di carotene, riesce a mantenere integra la pelle. Per avere una protezione naturale, basta ricorrere a dei filtri che si estraggono dalla propoli, dall’aloe, dalla calendula e dalla camomilla. Come idratante va benissimo il burro di karitè, che riesce a ridurre gli arrossamenti.

    Inquinamento ambientale

    I filtri chimici sono anche causa di inquinamento ambientale. Essi, infatti, non sono biodegradabili e finiscono nel mare. Qui hanno effetti veramente pericolosi per la flora e la fauna acquatica. Le sostanze chimiche rimangono a galla. In questo modo i raggi solari non possono penetrare nell’acqua, per cui le piante e le alghe muoiono e allo stesso tempo tutto ciò comporta dei danni incalcolabili per i pesci, i quali non hanno più il cibo di cui nutrirsi.

    Una recente ricerca, condotta dal dipartimento di scienze del mare dell’Università Politecnica delle Marche, diretta dal professor Roberto Danovaro, vede imputati i filtri chimici anche per lo sbiancamento delle barriere coralline. Questi prodotti potrebbero scatenare degli agenti virali che rimangono latenti. Si scatenerebbe, quindi, un’infezione, con un effetto molto dannoso sull’ecosistema delle barriere. I virus si moltiplicano e si propagano nell’ambiente marino; le barriere coralline vengono private della loro protezione, perdono i pigmenti fotosintetici e finiscono con il morire.

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    Foto di Chiara Abbate