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Tutela ambientale: le aree marine protette in Italia

Le principali aree marine protette in Italia si trovano nel Mediterraneo, ma cosa sono e come si arriva a istituirne di nuove? Vediamo nel dettaglio gli aspetti salienti in tema di tutela dell'ambiente.

Quante sono le aree marine protette in Italia e come funzionano? Parliamo di tratti di mare dove fauna e flora sono selvagge ed incontaminate, dove l’uomo non ha messo il suo solito prepotente zampino (o lo ha fatto in modo trascurabile). Sono luoghi in cui la biodiversità è custodita nelle mani della natura, oasi felici in cui universo animale e vegetale si riprendono il loro mondo, il loro spazio e il loro tempo.

Aree marine protette in Italia: cosa sono e quante sono

Nel tema caldo della tutela dell’ambiente rientra la gestione delle aree marine protette, ma cosa sono e quante sono? Sono costituite da ambienti marini, acque, fondali e tratti di costa il cui interesse è ritenuto di rilievo per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche e biochimiche da cui sono composte, con particolare riferimento alla flora e alla fauna. In tutto, nel Paese le aree protette sono 871, per un totale di oltre 3 milioni di ettari tutelati a terra, circa 2.850mila a mare e 658 chilometri di costa.
Nello specifico, le aree marine protette sono 32, per un’estensione di circa 222mila ettari, cui si sommano altri 2.5 milioni di ettari protetti compresi tra 2 parchi sommersi e il Santuario internazionale dei mammiferi marini (è il Pelagos, per la protezione delle specie nel Mediterraneo, un’area marina sotto tutela compresa nel territorio francese, monegasco e italiano e classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo – ASPIM).

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La gestione delle aree marine protette

Chi si occupa della gestione delle aree marine protette dal punto di vista dell’organizzazione e della tutela dell’ambiente in Italia? Come spiega il Ministero dell’Ambiente, la gestione è affidata ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste riconosciute, che possono anche formare consorzi tra loro. L’affidamento avviene con decreto del dicastero, previo parere della regione e degli enti locali territorialmente interessati. La maggior parte è gestita dai comuni di competenza.

Classificazione delle aree marine protette: zona A, B, C

Al loro interno, secondo la normativa su ecosistemi e aree protette, quelle marine sotto tutela si suddividono in 3 tipologie di zone: A, B e C. Questa classificazione nasce in seno all’intenzione di garantire la massima protezione e valorizzazione delle aree protette di maggior interesse ambientale.

  • Zona A: è detta a riserva integrale, interdetta a tutte le attività che possano arrecare danno o disturbo all’ambiente marino. Serve a garantire la massima protezione alle aree di maggior valore e interesse ambientali. Sono consentite solamente le attività di ricerca scientifica e le attività di servizio. Sono aree poco estese.
  • Zona B: a riserva generale, prevede che siano consentite, spesso sotto regolamento e autorizzazione da parte dall’organismo di gestione, una serie di attività che hanno il minor impatto possibile, pur concedendo una fruizione ed uso sostenibile dell’ambiente. Anche le zone B di solito hanno estensione ridotta.
  • Zona C: a riserva parziale, è la zona in cui ricade la maggiore estensione di aree marine protette in Italia. Rappresenta la fascia tampone tra quella ritenuta di maggior valore naturalistico e i settori esterni all’area marina protetta stessa, dove sono ammesse (sempre regolamentate dall’organismo di gestione), oltre alle attività quanto già consentite nelle altre zone (A e B), anche quelle di fruizione ed uso sostenibile del mare di modesto impatto ambientale.

Le 3 zone, dunque, rappresentano altrettanti differenti gradi di tutela.

Nuove aree marine protette

Come nascono le nuove aree marine protette? Al fine dell’istituzione di un’area di questo tipo, un tratto di mare deve essere individuato per legge come “area marina di reperimento“. Avviato l’istruttoria, la stessa area viene considerata come “di prossima istituzione”.

Le aree marine protette sono istituite ai sensi delle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991 con un decreto del ministro dell’Ambiente che contiene i seguenti elementi:

  • denominazione e delimitazione dell’area
  • obiettivi e disciplina di tutela a cui è finalizzata la protezione

Le nuove aree marine protette da istituire possono essere costituite da un ambiente marino con rilevante valore storico-archeologico e culturale, oltre che, ovviamente, più strettamente ambientale.

Per l’istituzione di queste aree, sono diversi gli strumenti in mano al Ministero dell’Ambiente che, per l’analisi dell’ambiente, può anche avvalersi del contributo di istituti scientifici, laboratori ed enti di ricerca. Gli studi sono distinti in 2 fasi preliminari alla creazione di una nuova area protetta: nel primo step, viene esaminata la letteratura già esistente sull’area in questione; nel secondo step, vengono condotti ulteriori approfondimenti tramite sopralluoghi e tavoli di confronto con gli enti locali di competenza per territorio. Solo successivamente, gli esperti della Segreteria tecnica per le Aree Marine Protette possono dare impulso all’istruttoria istitutiva.

Tutela ambientale: cosa prevede la legge 394/91

La legge n. 394 del 6 dicembre 1991, legge quadro sulle aree protette, “detta principi fondamentali per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del Paese“. All’art. 19, nello specifico, individua le attività vietate nelle aree marine protette (AMP), quelle cioè che possono compromettere la tutela delle biodiversità e dei paesaggi.

I decreti istitutivi delle aree marine protette possono prevedere alcune eccezioni (deroghe) ai divieti stabiliti dalla L. 394/91 ma, in linea generale, essa vieta le seguenti attività:

  • cattura, raccolta e danneggiamento delle specie animali e vegetali e asportazione di minerali e reperti archeologici
  • alterazione dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e idrobiologiche delle acque
  • svolgimento di attività pubblicitarie
  • introduzione di armi, esplosivi e ogni altro mezzo distruttivo e di cattura
  • navigazione a motore
  • ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi

Come evidenziato dal WWF, il ruolo delle aree marine protette si condensa nei seguenti obiettivi di breve, medio e lungo periodo: 

  • Conservare la biodiversità e fornire rifugi a specie in via di estinzione e minacciate
  • Proteggere gli habitat critici (e consentirne la ricostituzione) da danni dovuti a pratiche di pesca potenzialmente distruttive
  • Fornire zone tutelate in cui i pesci possono riprodursi e crescere
  • Aumentare le catture di pesci (per dimensioni e quantità) nei siti di pesca circostanti
  • Aumentare la resilienza degli ecosistemi, necessaria per la loro stessa sopravvivenza e il rafforzamento, e proteggerli contro agenti esterni dannosi come il cambiamento climatico
  • Aiutare a preservare culture, economie e mezzi di sussistenza locali intrinsecamente connessi all’ambiente marino
  • Promuovere uno sviluppo socioeconomico sostenibile.

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