Pensiamo al Festival, ci vengono in mente canzoni, abiti, polemiche, ma c’è un dettaglio che riempie il palco più degli artisti: i fiori.
Festival di Sanremo non è solo musica. È anche scenografia, atmosfera, identità. E la città che lo ospita non a caso viene chiamata “Città dei Fiori”. Una tradizione florovivaistica che affonda le radici nel tempo, tra garofani, fronde e composizioni curate nei minimi dettagli.

Per questa edizione si parla di circa quarantamila fiori recisi forniti dal mercato locale. Una quantità che serve a coprire le cinque serate, considerando che sul palco dell’Teatro Ariston possono essere consegnati fino a settanta bouquet al giorno.
Dietro quei mazzi che vediamo sorridenti nelle mani degli artisti c’è un lavoro continuo. I fiori vengono scelti, preparati, sistemati, sostituiti. Non è solo una questione estetica: è organizzazione, è ritmo televisivo, è immagine.
E i costi? La fornitura dei fiori si aggira intorno ai trentamila euro. Ma se si aggiunge il lavoro delle fioriste – sette – e degli operai – tre – la cifra complessiva può arrivare a sfiorare i centomila euro. Un investimento che contribuisce a creare quell’effetto scenico che tutto il mondo associa al Festival.
C’è poi un dettaglio che incuriosisce sempre. Tra superstizioni, rituali e piccoli gesti scaramantici, anche i fiori hanno le loro regole non scritte.
Il colore “vietato” che non vedrai mai in un bouquet al festival di Sanremo: si tratta dal viola
Molti artisti, per tradizione e scaramanzia, preferiscono che nei bouquet non compaiano fiori di quella tonalità.

Così, per evitare malumori e rispettare sensibilità personali, il viola viene generalmente escluso dalle composizioni consegnate sul palco. Non è l’unica scelta guidata da motivazioni precise, ce n’è un’altra che in pochi conoscono e che forse nemmeno immagini.
Telecamere, luci e niente rose: alcune “stranezze” del festival di Sanremo
Non tutti lo sanno, ma nei bouquet non è solo il viola ad essere vietato. In generale, i colori troppo scuri, ad esempio, vengono evitati per una ragione molto pratica: in televisione rischiano di rendere le immagini più cupe. Le riprese devono risultare luminose, leggere, armoniose. Per questo si preferiscono tinte pastello, tonalità delicate che valorizzino sia l’artista sia l’inquadratura.
E le rose? Stranamente assenti. Non sono più considerate il fiore simbolo della manifestazione come un tempo. Quest’anno non fanno parte delle composizioni ufficiali.
Dietro ogni mazzo c’è una scelta precisa. Dietro ogni colore c’è un equilibrio tra tradizione, scaramanzia e televisione. E mentre il pubblico ascolta le canzoni, sul palco c’è un altro spettacolo silenzioso che contribuisce a rendere Sanremo riconoscibile al primo sguardo.