Il trasporto pubblico rientra nel Welfare Aziendale: un incentivo alla mobilità sostenibile

Aziende e istituzioni sono al lavoro per garantire ai dipendenti soluzioni di mobilità ecologica. Utilizzare la propria auto per il tragitto casa-lavoro diventa sempre più difficoltoso, oltre a essere insostenibile. Il Welfare Aziendale è la risposta per fornire ai dipendenti una soluzione alternativa

mezzo di trasporto condiviso
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Le nostre città sono sempre più congestionate dal traffico e i livelli di polveri inquinanti sfiorano sistematicamente i limiti di legge. Intervenire sugli spostamenti privati è quindi una possibilità per ridurre traffico e inquinamento. Molti spostamenti sono ovviamente finalizzati al raggiungimento del posto di lavoro: trovare un’alternativa sostenibile aiuterebbe a ridurre i livelli di inquinamento, garantendo un viaggio più agevole a chi si sposta per lavoro. Fra soluzioni welfare e incentivi ministeriali, la soluzione è a portata di mano.

Incentivi ministeriali: cos’è il PSCL?

Il Decreto Sostegni Bis ha previsto un fondo di 500 milioni per incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico o sharing mobility tramite sovvenzioni ad aziende e enti pubblici. Per accedere alle somme stanziate, di cui 50 milioni solo nel 2021, è necessario stilare un PSCL, ovvero un Piano Spostamenti Casa-Lavoro. Si tratta di uno strumento con cui le aziende analizzano le necessità dei dipendenti e forniscono soluzioni ad hoc per garantire mobilità alternativa ed ecologica. Lo scopo, naturalmente, è sempre quello di disincentivare la mobilità individuale.

Molte aziende specializzate nel settore del welfare aziendale, come Edenred Italia, hanno creato piani ad hoc per aiutare le aziende a stilare un PSCL e trovare soluzioni di trasporto collettivo e sostenibile. Il trasporto pubblico è tuttavia gestibile anche sotto forma di misura di welfare: vediamo come.

Lo spostamento pubblico è una misura di welfare che non genera reddito

Al di là di quanto previsto dal Decreto Sostegni Bis, in Italia sono molti gli strumenti legislativi che consentono all’azienda di incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico. Secondo la Legge di Bilancio 2018, infatti, il trasporto pubblico non concorre a formare reddito e i relativi benefici non sono soggetti al pagamento di imposte.

Ciò significa che le aziende possono fornire ai dipendenti e ai loro familiari, tramite pagamento diretto al vettore o rimborso spese, abbonamenti mensili e annuali al trasporto pubblico. L’esenzione è valida qualora la misura si rivolga a tutto l’organico o a intere categorie di esso. Molti vantaggi anche per il datore di lavoro che potrà dedurre completamente l’importo in caso vi sia un accordo sindacale o potrà dedurne il 5 per mille in caso di iniziativa unilaterale. Il rimborso non ha un tetto massimo e si rivolge a ogni forma di trasporto pubblico, treni ad alta velocità inclusi.

Il dipendente, secondo la già citata Legge di Bilancio 2018, può anche decidere di procedere alla detrazione in autonomia della somma spesa, seppur con alcune limitazioni. La norma prevede una detrazione del 19% su un importo massimo di 250 euro, ossia 47,50 euro. È ovvio, quindi, come convenga ad aziende e dipendenti creare un piano di welfare aziendale, in modo da ottenere vantaggi come: decongestione del traffico, spostamenti più agevoli, minor inquinamento urbano.