Emissioni co2: la centrale Enel che assorbe l'inquinamento

Centrale Enel
Enel ha avviato la prima centrale elettrica italiana strutturata in maniera tale da consentire l’assorbimento delle emissioni di diossido di carbonio, e il loro immagazzinamento all’interno di un dispositivo sotterraneo. La tecnologia, che potrebbe trovare applicazione anche in altre centrali, permetterà a Enel di migliorare il proprio contributo in termini di minor impatto ambientale.

Il progetto ecosostenibile di Enel è inoltre il frutto dell’aggiudicazione di un finanziamento comunitario da 100 milioni di euro, parte dei quali sono infatti serviti a realizzare questa struttura di “cattura” delle emissioni di co2, nell’unità che sorge nell’area di Brindisi.
 
Stando a quanto desumibile, l’impianto di Brindisi (per il quale sono stati spesi 20 milioni di euro) dovrebbe fungere da test per la realizzazione di un’unità ben più ampia, a Porto Tolle, in grado di catturare fino a un milione di tonnellate metriche di gas.
 
Nell’impianto di Porto Tolle Enel sta investendo circa 2,5 miliardi di euro, al fine di garantire una potenza energetica di circa 2 mila megawatt.

0 thoughts on “Emissioni co2: la centrale Enel che assorbe l'inquinamento

  1. Non dobbiamo illuderci di risolvere i problemi globali con il nucleare e il C.C.S. nascondendo le scorie radioattive e il CO2 nel sottosuolo, senza risolvere i problemi oceanici. Queste soluzioni potrebbero avere una giustificazione se non ci fosse la possibilità della depurazione globale. Ma visto che questa possibilità esiste, è concreta, e non ha controindicazioni, fino a quando qualcuno non dimostra il contrario, è gravissimo che si vogliano perseguire ugualmente queste soluzioni non globali, non strutturali, non sostenibili, non economiche. Non sono globali perché trascurano l’inquinamento delle acque terrestri ed oceaniche. Non sono strutturali perché si dovranno sempre cercare nuovi siti adatti all’interramento. Non sono sostenibili in quanto nulla può garantire la tenuta dei siti di stoccaggio interrati contro eventi sismici di particolare intensità. Non è il solo a dire queste cose. In rete si trovano molte autorevoli conferme. La vicenda delle scorie nucleari di Asse, in Germania che si devono spostare con alti rischi ambientali per delle banali infiltrazione di acqua serva da monito. Infine, il C.C.S. non è economico, se è vero che il processo di cattura e trattamento e compressione costa 70-80 dollari a tonnellata esclusi i costi di trasporto e interramento. Inoltre nel caso del metano occorre bruciarne il 11-12 % in più e nel caso del carbone addirittura il 30%.
    Chi vuole saperne di più basta che scriva “depurazione globale” su google

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