Consumo critico: ecco perché è meglio evitare Coca Cola e Pepsi

Consumo critico: ecco perché è meglio evitare Coca Cola e Pepsi

Perché evitare il consumo di Coca Cola e Pepsi? Ecco un articolo che potrà aiutarvi nelle vostre scelte di consumo critico per una maggiore sicurezza alimentare e per tutelare il vostro stato di salute

da in Alimentazione Sana, Materiali ecologici
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    Il consumo critico parte, inevitabilmente, dalla conoscenza dei prodotti che acquistiamo e utilizziamo. Questo deve valere ancor di più se la cosa riguarda il nostro stato di salute, oltre che quello del Pianeta Terra: è il caso, ad esempio, di Coca Cola e Pepsi, a causa di un allarme che arriva dagli Stati Uniti e che parla di un composto chimico -presente nelle bevande- considerato potenzialmente cancerogeno.

    L’elemento in questione è il 4-Mei ed è analogo a quello con cui viene realizzato il caramello; nel caso di Coca Cola e Pepsi, è proprio l’ingrediente che conferisce alle bibite gassate il tipico colorito marroncino.

    Se in Unione Europea questo composto non è finito nella lista di quelli a rischio, questo non vale per gli States e soprattutto per lo Stato della California. Il brand più famoso al mondo ha comunque ridotto la percentuale di presenza dell’ingrediente per non rischiare di vedersi applicare sull’etichetta scritte simili a quelle che compaiono sui pacchetti di sigarette, pur cercando di sdrammatizzare. L’azienda ha infatti affermato che per assumere una dose potenzialmente nociva sarebbe necessario bere mille lattine al giorno, un quantitativo davvero impegnativo e inverosimile per la maggior parte della popolazione.

    E il nostro paese, come pensa di tutelare la nostra salute da sostanze potenzialmente pericolose? È stato richiesto alla Commissione Europea di approfondire la questione, grazie anche all’interessamento alla questione del Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimo Dona, che richiede chiarezza e trasparente.

    Agostino Macrì, responsabile della sicurezza alimentare della stessa organizzazione, conferma la necessità di approfondire l’argomento: il caramello, infatti, viene ottenuto sottoponendo lo zucchero a un particolare trattamento. In questo modo, però, si realizzano quattro tipologie di prodotto differente, e per ognuna l’autorità europea sulla Sicurezza Alimentare ha specificato i limiti di consumo accettabili. Nelle etichette dei prodotti, dove vengono dichiarati gli ingredienti che compongono un determinato prodotto, le aziende però non sono chiamate a specificare di quale tipo di caramello si tratti: una grave lacuna, che richiede una presa di posizione più decisa da parte del nostro Ministero della Salute per garantirci acquisti in piena sicurezza.

    photo: magandafille

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