Spiagge italiane: ecco le regole per trattarle bene

Spiagge italiane: ecco le regole per trattarle bene

Diverse associazioni ambientaliste si sono impegnate nel mettere a punto uno specifico decalogo per le spiagge pulite, in vista di un impatto ambientale minore sull’ecosistema marino

    spiagge italiane regole

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    Spiagge italiane sempre più invase dai rifiuti, una situazione che sicuramente lascia molto a desiderare in termini di salvaguardia dell’ambiente. Il problema è che i vari tipi di rifiuti impiegano molto tempo per decomporsi e molti di essi potrebbero restare ad inquinare anche per tantissimi anni, perfino per 1.000 anni. Proprio per questo differenti associazioni, fra le quali Enpa, Lav, Oipa, Fai, Lipu e WWF, sono intervenute per distribuire un decalogo dal titolo molto significativo: “Spiagge accoglienti e mare pulito per tutti e per chi verrà domani”.

    A cura di Gianluca Rini

    Bisogna infatti tenere in considerazione che tutti dobbiamo contribuire a tenere pulito l’ambiente nel quale ci troviamo a vivere, anche in vista di un mondo più sano per le generazioni che verranno. A questo proposito piuttosto indicative sono state le parole di Stefano Leoni, presidente di WWF Italia: “L’ambiente non è solo un diritto ma anche un dovere. In spiaggia non ci si può comportare come se ci si trovasse in città, ma occorre adottare tutte le precauzioni e le buone pratiche necessarie per la tutela dell’ecosistema di cui stiamo usufruendo.”

    Il decalogo per le spiagge pulite è stato presentato ad Ostia sabato 7 luglio e propone diversi consigli utili. Fra questi devono essere ricordati i comportamenti corretti con gli animali, i limiti da rispettare con le barche a motore, le strategie per far restare la spiaggia pulita. In questo modo porteremo avanti il minimo impatto ambientale sull’ecosistema costiero.

    Quello che più conta consiste nel portare avanti dei piccoli gesti che si rivelano importanti nella vita quotidiana a favore della sostenibilità ambientale.


    Gettare i rifiuti è il gesto più fastidioso

    spiagge italiane rifiuti

    A cura di Gianluca Rini

    Le spiagge italiane sono il rifugio dei vacanzieri italiani, che non appena ne hanno l’occasione preferiscono trascorrere delle giornate facendo il bagno in acque più o meno fresche. Ma lo stato delle spiagge italiane non sempre è perfetto. Quali sono i comportamenti scorretti degli Italiani che non piacciono agli Italiani? Un sondaggio di Tripadvisor ci mostra che il comportamento che crea più fastidio nei frequentatori delle spiagge è quello dei rifiuti gettati a terra dalle persone. Il 38% degli intervistati giudica scorretto questo comportamento.

    Le spiagge sono ormai, nella maggior parte dei casi, attrezzate per la raccolta dei rifiuti e sicuramente non è accettabile che le persone (sembra che siano, sempre secondo il sondaggio, i più giovani i maggiori trasgressori) gettino per terra su un luogo pubblico della spazzatura, senza curarsi del rispetto dell’ambiente e anche del rispetto verso gli altri frequentatori delle spiagge. Purtroppo è un fenomeno che succede ovunque e che non sempre può essere pienamente controllato.

    Gli intervistati hanno poi espresso parere favorevole alle spiagge dedicate. Il 38% di coloro che hanno risposto al sondaggio ritiene infatti che ci dovrebbero essere delle spiagge dedicate per i fumatori o per i naturisti.

    Secondo il sondaggio i pareri sono favorevoli anche alle spiagge apposite in cui viene proibito l’accesso agli animali, ai cellulari e in cui non si possono portare i bambini. Insomma, le esigenze dei turisti in vacanza al mare sono davvero tante, ma non si può escludere per nessun motivo il buon senso e la capacità di rispettare gli altri e l’ambiente.


    Il 60% delle spiagge è privato e cementificato

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    Le spiagge italiane sembrano non godere affatto di ottima salute: più di una su due, infatti, risultano privatizzata e cementificata. Ma come è stato possibile arrivare a questo scempio? La risposta è drammaticamente semplice. La concessione degli stabilimenti a strutture private, capaci di portare profitti anche per milioni di euro, ha messo decisamente in secondo piano la tutela ambientale e la salvaguardia delle spiagge libere e naturali. La denuncia arriva direttamente dal presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che ha presentato i risultati in concomitanza con il Manuale di autodifesa del bagnante.

    È duro e netto Angelo Bonelli nel dire che oggi, andare al mare per gli italiani sta diventando sempre più un lusso che non tutti si possono permettere. Un lusso, però, che non è concesso per diritto divino e che non è sempre stato così: gli stabilimenti, infatti, stanno togliendo molto alle persone comuni ma anche all’ambiente e al territorio: non tutti certo rientrano in questi parametri, ma purtroppo lo sono la maggior parte degli stabilimenti balneari. Se la spiaggia libera infatti è sempre più rara e affollatissima, i gestori delle spiagge private guadagnano milioni di euro con un pagamento annuo praticamente irrisorio.

    L’Italia, inoltre, si distingue negativamente anche per altre cose: in alcune località marittime come nei pressi di Roma, ad esempio, è obbligatorio pagare un biglietto d’ingresso, una sorta di tassa sul mare nonostante una legge del 2006 stabilisca il libero e gratuito ingresso alle aree marine: la mancata applicazione della norma ha di fatto permesso la piena privatizzazione delle spiagge e purtroppo anche della loro cementificazione.

    Angelo Bonelli approfitta dell’occasione anche per lanciare la nuova iniziativa che i Verdi, in accordo con i Radicali, hanno intenzione di sviluppare e promuovere: l’idea è quella di raccogliere ben 50 mila firme per riuscire a realizzare un vero e proprio referendum sul tema, certi che gli italiani saprebbero apprezzare il senso di questa votazione popolare e saprebbero esprimersi per una maggiore salvaguardia delle spiagge e dell’ambiente. Gli ambientalisti, inoltre, mirano con questo progetto di raccogliere on-line le segnalazioni degli utenti in merito agli abusi e ai divieti che vengono perpetrati contro la legge già attualmente in vigore, anche se poco considerata e rispettata.

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