Marea nera nel Golfo del Messico, tracce di petrolio nella catena alimentare

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Il disastro della marea nera nel Golfo del Messico è sicuramente stato uno dei peggiori degli ultimi tempi per quanto riguarda i danni ambientali. E’ ormai passato un po’ di tempo dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, ma si continuano a contare i danni di quella che è stata una vera e propria tragedia per l’ecosistema. Fin dall’inizio si è capito che il danno era stato enorme dal punto di vista ambientale, visto che in acqua erano finiti 500 milioni di litri di petrolio.

A cura di Gianluca Rini

Sono passati quasi due anni dall’incidente nel Golfo del Messico e ancora si contano i danni della tragedia. Questa volta i problemi riguardano le tracce di petrolio che sono state trovate nella catena alimentare.

Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’East Carolina, negli Stati Uniti, ha condotto uno studio relativo alla composizione di alcuni microorganismi che sono stati in precedenza prelevati proprio dai luoghi del disastro.

E questi microorganismi, che costituiscono la base della catena alimentare, risultano contaminati da tracce di petrolio. Sembrano non esserci dubbi sulla provenienza di queste tracce di petrolio. Gli studiosi dicono con certezza che si tratta del petrolio della Bp.

La sicurezza deriva dal fatto che il petrolio è composto da tanti elementi chimici che risultano diversi tra di loro, e quindi analizzando con precisione tutte le componenti delle tracce nei microorganismi si può risalire con certezza alla tipologia ed alla provenienza del petrolio.

Addirittura grazie a queste analisi è possibile scoprire il pozzo preciso dal quale proviene il petrolio. E, secondo quanto spiegato dal gruppo di ricerca che ha condotto l’analisi, il petrolio trovato nei microorganismi importantissimi per la catena alimentare proviene proprio dal pozzo di Macondo.

Si tratta proprio del pozzo petrolifero che è stato protagonista del disastro di due anni fa al largo del Golfo del Messico, un disastro che aveva subito fatto temere il peggio dal punto di vista della conservazione ambientale. E forse tutto questo si è verificato e si sta verificando.

Naturalmente gli studiosi sono in allarme, considerando che, trattandosi di esemplari di microorganismi, zooplancton, che sono praticamente alla base della catena alimentare, il passo verso la contaminazione di altre specie animali potrebbe essere davvero breve.

Al via il processo alla Bp per il disastro ambientale

A cura di Gianluca Rini

Dopo quasi due anni dalla marea nera che ha causato un disastro ambientale presso il Golfo del Messico, si è arrivati al momento del processo alla Bp, la grande azienda inglese dell’energia, che dovrebbe risarcire una grossa somma di denaro per la tragedia ambientale che ha determinato. Il processo avrebbe dovuto svolgersi domani, ma è stato rinviato tutto al 5 marzo, in modo che possano continuare le trattative, le quali eventualmente potranno portare ad un accordo.

Il risarcimento a carico della Bp potrebbe andare dai 15 ai 30 miliardi di dollari in base alle stime che verranno effettuate. Dobbiamo ricordare che la marea nera è stata causata da un incidente che ha interessato la piattaforma Deepwater Horizon.

Tutto è accaduto il 20 aprile 2010, in mare sono finiti circa 5 milioni di barili di petrolio. La Bp può prendere in considerazione l’ipotesi del risarcimento oppure potrà interpellare un giudice federale che dovrà tenere in considerazione le deposizioni.

Eric Schaeffer, direttore dell’Environmental Integrity Project di Wasshington, ha spiegato: “Qualunque sia la decisione il caso della marea nera passerà alla storia come il disastro ambientale più costoso di sempre, superando di gran lunga quello causato della Exxon Valdez nel 1989, quando una petroliera dell’ExxonMobil si incagliò nel golfo di Alaska disperdendo in mare oltre 40 milioni di litri di petrolio“.

La legge federale prevede un minimo di 1.100 dollari per ogni barile versato, disponendo una quadruplicazione delle cifre per le compagnie che vengono ritenute colpevoli. Si tratta di una legge specifica contro l’inquinamento delle acque.

Nel luogo della marea nera del Golfo del Messico nuove trivellazioni della Bp

Vi ricordate la marea nera del Golfo del Messico, che tanto ha fatto parlare di sé? Si ritorna a toccare l’argomento, perché la Bp ha ricominciato ad effettuare delle trivellazioni proprio nel luogo in cui qualche tempo fa si era verificato il famoso disastro ambientale. L’autorizzazione è arrivata da parte delle autorità federali, che hanno fornito alla Bp il permesso già alla fine del mese scorso. Inizialmente si è proceduto allo scavo di un pozzo esplorativo a 1.800 metri di profondità al largo della Louisiana. Ma non ci sono dubbi e incertezze al riguardo?

In tema di oro nero e inquinamento del mare quello del Golfo del Messico è stato il peggiore disastro petrolifero che possa essere ricordato. Ecco perché rimangono delle paure riguardo alla sicurezza che è possibile garantire. Da questo punto di vista viene spiegato che la Bp è in grado di offrire ogni misura di sicurezza in nome della tutela ambientale.

L’inquinamento dei 15 milioni di litri di petrolio nel Golfo del Messico è stata una vera tragedia. I danni per l’ecosistema non si contano. Tra l’altro la marea nera ha avuto delle conseguenze sulla catena alimentare.

Proprio per questo non si possono trascurare le misure di sicurezza. E il discorso vale per tutte le aziende petrolifere, per le quali sono stati previsti permessi relativi al Golfo del Messico: Shell, Exxon, Noble Energy, BHP Billiton, ATP Oil and Gas e Chevron.

Tutto ciò è fondamentale, per evitare che si ripetano altre emergenze ambientali, come quella della marea nera, e per garantire il pieno rispetto dell’ambiente contro gli effetti terribili dell’inquinamento.

Ven 23/03/2012 da Gianluca Rini

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