Lucertola a due teste: scoperta nell’area di una centrale nucleare dismessa

Lucertola a due teste: scoperta nell’area di una centrale nucleare dismessa

Nei pressi della centrale nucleare dismessa di Sessa Aurunca, nel Casertano, è stata trovata una lucertola con due teste

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    Una lucertola a due teste è l’inquietante scoperta effettuata in Campania, nei pressi di una centrale nucleare dismessa. Il ritrovamento potrebbe anche non avere nulla a che fare con la presenza della centrale nucleare non più in attività, ma ovviamente non può non far nascere dei sospetti sulla natura di questo strano animale. La lucertola ha infatti una malformazione che non può non riportare al pensiero delle disastrose conseguenze che possono essere provocate dalle scorie radioattive, anche se naturalmente, come spesso avviene in questi casi, le ipotesi sono davvero tante.

    A gettare qualche dubbio sulla vicenda sono stati gli ambientalisti di Legambiente, che sospettano un risultato dovuto proprio alle scorie radioattive della centrale nucleare dismessa. La lucertola con due teste è stata infatti vista nel Casertano, nei pressi della centrale di Sessa Aurunca.

    Non si sa se si potrebbe trattare di una malformazione “naturale”, ma gli ecologisti lanciano l’allarme: il ritrovamento della particolare lucertola, secondo alcuni ambientalisti, potrebbe essere un’ulteriore conferma di ciò che aveva detto parecchio tempo fa Marcantonio Tibaldi.

    L’avvocato aveva parlato di numerose malformazioni di questo genere, raccogliendo una grande quantità di fotografie di animali con deformazioni nei pressi della centrale di Sessa Aurunca.

    Quel che è certo, comunque, è che le lucertole con due teste non sono proprio una rarità. Di recente sono stati scoperti animali con questa particolare caratteristica e qualcuno non è nato nemmeno vicino a luoghi a rischio, come i siti nucleari. Resta quindi il mistero.

    GR

    disastro fukushima farfalle malformazioni radiazioniSi torna a parlare di Fukushima, perché il quotidiano spagnolo El Mundo ha dato notizia di uno studio, il quale metterebbe in evidenza che proprio le radiazioni di Fukushima determinano l’insorgere di alcune malformazioni nelle farfalle che vivono in quei luoghi. In particolare nelle farfalle ci sarebbero delle mutazioni che interesserebbero i geni deputati allo sviluppo delle antenne e della forma delle ali. Gli esperti sono riusciti a verificare che nelle aree interessate da una quantità maggiore di radiazioni vivrebbero delle farfalle con delle ali e con delle antenne molto più piccole e sviluppate in maniera irregolare.
    Ma come mai queste farfalle sono state interessate dalle radiazioni? Gli scienziati hanno messo in evidenza che la principale causa è da individuare nel consumo di alimenti contaminati, che ha determinato un incremento del tasso di malformazioni. Inoltre, con il progredire delle generazioni, si sono avute delle mutazioni latenti, che invece non si erano manifestate nelle generazioni precedenti.

    GR

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    È probabile che gli strumenti per rilevare i livelli di radiazioni dopo lo tsunami del marzo 2011 siano stati manomessi al fine di ottenere risultati inferiori, rispetto a quelli effettivi e reali. È la preoccupazione delle autorità giapponesi sulla questione di Fukushima, per cui sono arrivati ad aprire un’inchiesta per far luce sul caso. È possibile, quindi, che gli strumenti di rilevazione siano stati manomessi per modificare i risultati delle rilevazioni delle radiazioni.

    L’inchiesta è stata aperta dopo la richiesta ricevuta da parte della Tokyo electric power company (Tepco) per la società che gestisce l’appalto del funzionamento dell’impianto di Fukushima.
    Secondo quanto si apprende dall’esposto firmato dalla Tokyo Electric Power, alcuni operai avrebbero coperto con delle lastre di piombo i dosimetri in dotazione, utilizzati per misurare il quantitativo di radiazioni assorbite dal corpo umano. Il giochetto si sarebbe ripetuto più volte, per tutto il corso dell’anno.

    LP

    Dopo il terremoto di Fukushima e il disastro ambientale correlata, ora si passa alla conta dei morti. Il disastro di Fukushima, infatti, sta generando diverse stime mediche sui casi di tumori che potrebbero essere riscontrati e che sarebbero strettamente correlati all’esposizione alle radiazioni nucleari. Il terremoto e il conseguente tsunami, infatti, hanno causato terribili danni alla popolazione e all’ambiente, ancora incalcolabili. Sono i primi dati credibili, infatti, che i medici riescono a fornire su quanto sarà vasta la portata dei tumori che potrebbero colpire la gente. Per ora, comunque, si tratta solo di stime, che però sono in contrasto con le rassicuranti previsione del Comitato scientifico delle Nazioni Unite, ma questo non dovrebbe affatto stupire: secondo l’Onu il caso di Chernobyl provocò 65 morti, mentre diverse associazioni ambientaliste parlarono di almeno 4000 morti nell’arco di 80 anno correlate a quella tragedia.

    L’attuale studio di basa su un modello prodotto dall’università californiana di Stanford e poi pubblicato sulla rivista Energy and Environmental Science: è chiaro che non si possa avere matematica certezza di quanto si sta dicendo, però non è corretto nemmeno minimizzare. L’idea di non spaventare la popolazione non può essere supportata da dati che si discostano così pesantemente dalla realtà e che rischiano, al contrario, di dare alle persone previsioni troppo positive. Il modello, infatti, prende in esame almeno una ventina d’anni, periodo nel quale le polveri radioattive sarebbero diversamente trasportate dalle correnti atmosferiche. Gli effetti dei fenomeni atmosferici saranno percepiti soprattutto in Giappone, mentre in Asia e in Nord America i rischi saranno decisamente più bassi. Negli Stati Uniti d’America, infatti, si ipotizza che potrebbero verificarsi da 0 a 12 morti correlate al fenomeno, e da 0 a 30 patologie oncologiche.

    Alle stime, poi, bisogna aggiungere i terribili dati che sono ormai storia, quelli dei 600 morti avvenuti in seguito all’evacuazione. Si trattava principalmente di anziani e malati cronici che non sono riusciti a mettersi in salvo e, dunque, a sopravvivere. Sembra paradossale ma un altro dato ci dice che sono morte più persone durante l’evacuazione di quante siano riuscite a salvarsi, appena 245.

    photo: bthomso

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