Il Pianeta Terra soffre del riscaldamento globale: ora nuovi dati lo confermano

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Il riscaldamento globale è, per il Pianeta Terra, un problema serio e assai concreto: non si tratta, come avrebbero potuto pensare in molti, di un’invenzione degli scienziati, bensì un lento ma inarrestabile processo di surriscaldamento con conseguenze degradanti a livello di impatto ambientale.

I dati emergono da una nuova ricerca indipendente che testimonia appunto, il crescente continuo e costante della temperatura del mondo. È stato registrato, infatti, un aumento medio di un grado nella temperatura globale, dal 1950 ad oggi; le città sono le zone più a rischio, dove le alte temperature raggiungono il loro massimo, ma fortunatamente centri urbani così popolosi sono solo l’1% dell’ambiente e del territorio che ci circondano. Il riscaldamento globale vede però conseguenze non misurabili ma evidenti come i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità, anche se appunto per questi fenomeni non è possibile avere misurazioni certe come per la temperatura.
Il dato sulla crescita della temperatura globale emerge dallo studio di più di 1,6 miliardi di misurazioni effettuate dall’800 ad oggi da 15 differenti fonti. L’imparzialità è dunque assicurata, così anche tale ricerca potrà essere utile per la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul tema.

Lun 24/10/2011 da Elisabetta Fonte

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Sajid 25 marzo 2012 06:45
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Guido, simpatia a parte. Hai poco da rgaire attorno alla questione. Per l’ennesima volta, se uno leggesse gli articoli di cui copia le recensioni, le cose le vedrebbe da solo. Io penso tu non abbia bisogno di RP per capire un articolo di statistica non troppo avanzata. E’ chiaramente detto nell’articolo che l’attribuzione non e’ mai stata lo scopo di quel lavoro (ne’ avevano gli strumenti per farla). E non e’ stato nemmeno il focus nel primo post su RC che si apriva This week, PNAS published our paper Increase of Extreme Events in a Warming World, which analyses how many new record events you expect to see in a time series with a trend. It does that with analytical solutions for linear trends and Monte Carlo simulations for nonlinear trends. Se ti piace di piu’, il warming trend facciamo sia dovuto ai famosi pirati+UHI ok? Le conclusioni si applicano a qualunque serie storica con rumore stocastico+qualsivoglia trend (trallaltro all else remaining equal cioe’ senza modifiche nella forma della distribuzione degli eventi, quindi altra assunzione teorica che puo’ non applicarsi alla realta’, come scritto nel paper). La NOAA ha fatto uno studio di attribuzione, lavoro diverso. E sul link NOAA e’ nuovamente chiaramente fatta la distinzione che sembra tu non colga: Two different questions have been raised in the peer-reviewed literature regarding the July 2010 heat wave over western Russia. One concerns the physical causes for the extreme magnitude of the heat wave, and whether its intensity could have been anticipated based on prior trends or prior knowledge of specific boundary conditions a month or more in advance [..] The other question concerns the changing probability of achieving a record-breaking heat wave (whatever its magnitude) associated with a warming trend [..] Il lavoro di Rahmstorf si concentra sulla seconda questione in maniera teorica e con l’applicazione al caso russo. Lo studio NOAA non rigetta le conclusioni di Rahmstorf (come scrivi), ma ribadisce che la quantifica dell’effetto e’ ad oggi difficile perche’ dipende dal valore del trend della serie. Oltretutto una cosa e’ l’intensita’ dell’evento, un’altra e’ il numero di valori record. Rahmstorf considera il secondo.Personalmente non vedo nulla di strano nella frase With this conclusion we contradict an earlier paper by Dole et al. (2011), who put the Moscow heat record down to natural variability dato che loro ci vedono l’apporto del trend che non e’ natural variability (altrimenti non sarebbe detectable). Parere personale: nel paper potevano fermarsi a constatare come la serie di Mosca risponde alla loro procedura. Sono sicuro il tutto sarebbe rimasto un paper interessante per gli addetti e bona.Trallaltro sullo studio NOAA: va che in parte e’ molto modellistico eh (CMIP3) .va bene quando fa da backup ad una tesi ma no ad un’altra?RP commenti partirono in 4a 1) duramente contrastando i metodi statistici usati dagli autori, prima appellandosi alla data di partenza poi per il calcolo del trend, poi, quando gli hanno spiegato che i trend usati non erano lineari, sull’uso di trend non lineari 2) tirando fuori che gli autori NON considerano l’effetto UHI. L’UHI e’ considerata (spiega 1/3 del trend secondo loro) solo e’ inferiore a quanto fatto da Dole. Personalmente considero un po’ generosi entrambi i metodi, Dole cancellando l’UHI in maniera costante tutto l’anno, Rahmstorf citando l’unico studio sull’UHI a Mosca, un proceeding forse un poco oscuro. Almeno loro lo suportano con una veloce analisi satellitare. Certo non conclusiva (certe UHI sono addirittura piu’ forti in estate, non sembra il caso di Mosca, ma non vo oltre non avendo trovato migliore letteratura in merito).Tutto sto polverone per un articolo in massima parte teorico sul cambio di occorrenza di valori estremi in serie stocastiche affette da trend. Studio interessante per se’ dato che le serie di temperatura sono affette da trend.Mi dirai bravi perche’ non sono rimasti teorici e si sono voluti gettare nella mischia giocando con temperature reali? perche’ un’applicazione pratica fa sempre piacere, alla lunga giocare con serie sintetiche stufa.Personalmente vedo a questo punto il rumore di fondo tra blogs come un chiaro esempio che della scienza sotto non frega piu’ una cippa a nessuno.ReplyAlessio, va bene. Ma e’ possibile che tu non colga il senso reale di quella frase su Dole et al. e dell’assunzione dell’80% di probabilite0 che l’heat wave non sarebbe avvenuta senza il trend(?) positivo delle temperature? E’ la trasposizione nel mondo reale dello spauracchio del global warming. Toglile e resta la scienza, mettile e la condisci con il bias. Quello tra blog non e’ rumore, e’ discutere di questo.gg

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