Gas serra: assegnazione quote

Gas serra: assegnazione quote

Il protocollo di Kyoto ha stabilito la riduzione delle emissioni di gas serra per contrastare il surriscaldamento globale

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    Il Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, che si tenne in Giappone nel 1997, ha stabilito degli obiettivi ben precisi per contrastare il surriscaldamento globale. Primo fra tutti il taglio delle emissioni di gas serra.

    I gas serra le cui emissioni vanno drasticamente limitate sono l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), l’ossido di azoto (N2O), gli idrofluorocarburi (HFC), i perfluorocarburi (PFC) e l’esafluoro di zolfo (SF6). Per raggiungere lo scopo prefissato dal protocollo, nel 2006 la Commissione Europea ha stilato una direttiva (la n.° 2003/87/CE sull’ Emission Trading Scheme) in base alla quale ciascun paese deve mettere in pratica un Piano Nazionale di assegnazione (o allocazione) delle emissioni (NAP) per il quinquennio 2008 – 2012. IL NAP prevede che gli impianti industriali hanno il permesso di emettere ogni anno un determinato quantitativo di gas serra, e non oltre, sulla base di quote prefissate dal piano stesso.

    Si tratta di un primo strumento di controllo reale ed effettivo sulle emissioni di gas serra, anche perché tutte le imprese che superano il tetto massimo stabilito vanno incontro a sanzioni oppure possono acquistare “crediti”, quote aggiuntive in più, solo da imprese che a fine anno si sono dimostrate più “virtuose” non avendo emesso il quantitativo massimo di gas serra previsto dal piano. In Italia i settori produttivi coinvolti nel piano di assegnazione sono siderurgia, chimica, raffinazione, termoelettrico, carta, vetro, cemento e prodotti minerari e l’obiettivo è la riduzione del 6,5% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990.

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