Al supermercato scegliamo il tonno senza pensarci, ma tra le scatole si nascondono differenze reali che cambiano gusto e qualità.
Succede quasi a tutti. Si arriva davanti allo scaffale del tonno e si prende il solito. Senza leggere troppo, senza confrontare davvero.

È uno di quei prodotti che diamo per scontati. Tutte le confezioni sembrano uguali, tutte promettono qualità, tutte rassicurano. E invece no. Dietro quelle scatole c’è un mondo fatto di differenze, anche importanti. Solo che non si vedono subito.
Comodità sì, ma a quale prezzo?
Il tonno in scatola è rimasto uno dei prodotti più presenti nelle nostre cucine. È pratico, veloce, sempre pronto. Quando hai poco tempo, è una soluzione facile. Proteine, Omega-3, niente preparazioni complicate.

Però la comodità non racconta tutta la storia. Perché tra un prodotto e l’altro cambia molto più di quanto immaginiamo: qualità della materia prima, tipo di olio, lavorazione, consistenza.
E soprattutto cambia il risultato nel piatto.
Il test che ha messo tutto in discussione
Nel 2026 la redazione del Gambero Rosso ha deciso di andare a fondo. Ha preso 25 prodotti tra i più diffusi e li ha messi alla prova.
Non un confronto superficiale. Un vero assaggio tecnico.
Sono stati valutati due aspetti fondamentali: la consistenza della polpa — che deve essere morbida, non asciutta — e il profilo aromatico, cioè il sapore vero del pesce.
Quel gusto leggermente iodato, pulito, senza note strane o odori di conservazione.
E qui sono emerse le differenze.
I prodotti che hanno convinto meno
Alcuni tonni non hanno lasciato il segno. Non per difetti evidenti, ma per quella sensazione di “manca qualcosa”.
In certi casi la polpa era un po’ asciutta, meno piacevole da masticare. In altri, il sapore risultava poco deciso, quasi piatto.
Capita quando l’olio copre troppo, oppure quando la materia prima non è valorizzata davvero.
Il risultato? Un tonno che si mangia, ma non si ricorda.
Non tutto è come sembra
C’è poi un aspetto che spesso ignoriamo. Il tonno in scatola è un prodotto lavorato. Sempre.
Subisce processi di cottura, conservazione, sterilizzazione. E questo inevitabilmente incide sulle caratteristiche nutrizionali. Gli Omega-3 ci sono, sì. Ma non nelle stesse quantità del pesce fresco.
E anche l’olio di conservazione fa la differenza: extravergine, oliva o semi non sono la stessa cosa.
Le marche a confronto: cosa è emerso davvero
Quando si mettono le confezioni una accanto all’altra, le differenze iniziano a vedersi. Alcuni marchi storici come AsdoMAR e Rio Mare riescono a mantenere un buon equilibrio tra consistenza e sapore, con una polpa più morbida e un gusto più riconoscibile.
Subito dopo si collocano prodotti come Angelo Parodi, Consorcio, Carrefour e Consilia, che nel complesso risultano discreti ma meno incisivi, spesso con un’impronta aromatica più tenue o una struttura meno uniforme.
Più indietro, invece, troviamo alcune linee di Pam & Panorama, Esselunga e Coop Italia: qui il tonno appare meno convincente, a volte più asciutto, altre meno saporito, con un risultato finale che tende a passare inosservato. Non si tratta di prodotti “da evitare”, ma di scelte che, una volta provate, difficilmente lasciano il segno o fanno venire voglia di ricomprarle senza pensarci.
Quindi, smettere di comprarlo?
No, non è questo il punto. Il tonno in scatola resta utile. È una soluzione pratica, soprattutto quando si ha poco tempo o si vuole qualcosa di veloce.
Non prenderlo automaticamente. Fermarsi un secondo in più. Leggere l’etichetta. Provare marche diverse. E soprattutto, non considerarlo un alimento “sempre sano” a prescindere.