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Esplosioni di gas di Kaohsiung del 2014

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Odore di gas e fumo bianco dai tombini. Poi una serie di esplosioni che portarono al decesso numerose persone: tutto questo e molto altro fu il disastro di Kaohsiung del 2014.

kaohsiung 2014
Esplosioni di gas a Kaohsiung del 2014 (foto di Melusi Ndhlalambi Ncube da Facebook)

Era il 31 Luglio del 2014. Ci troviamo a Kaohsiung, seconda città per grandezza nello stato di Taiwan con circa 2,7 milioni di abitanti. Già alle 20:46 di quella tragica notte diversi testimoni oculari dichiararono di sentire un forte odore di gas provenire dai tombini della strada Kaisyuan 3rd Road. Oltre a ciò segnalarono anche dei strani fumi bianchi evaporare presso quella zona.

Appena 3 ore dopo, si verificarono numerose esplosioni nel sottosuolo causate da fughe di gas. Altri testimoni affermarono di aver visto palle di fuoco sprigionarsi da sotto terra, arrivando quasi a lambire il 15° piano di alcuni grattacieli. Le esplosioni distrussero più di 6 chilometri di strade, camion, edifici ed auto. Nel disastro persero la vita 32 persone ed altre 321 rimasero ferite.

Esplosioni di gas di Kaohsiung del 2014: la dinamica dei fatti

Il premier di quel periodo, Jiang Yi-Huah, interruppe le forniture di gas e la rete elettrica presso tutte le strutture presenti in quella zona. Il disastro era però già avvenuto. Si radunarono sul posto migliaia di pompieri provenienti da diverse parti del Taiwan al fine di spegnere gli incendi causati dalle esplosioni. Nel domare le fiamme, quattro pompieri morirono ed altri 22 addetti alle emergenze rimasero gravemente feriti. D’altro canto, l’esercito taiwanese giunse sul posto solamente due ore dopo l’inizio della catastrofe.

Le spaccature sul manto stradale (foto di Melusi Ndhlalambi Ncube da Facebook)

Gli incendi si spensero del tutto solo nella mattina successiva. Paramedici, militari ed altre forze dell’ordine esplorarono il posto alla ricerca di persone da salvare. Nel frattempo, altre forze dislocate lungo Kaohsiung, verificavano i livelli di gas nell’aria per evitare ulteriori esplosioni.

Indagini successive al disastro

La mappa geografica del Taiwan (foto da Canva) – Ecoo.it

Il ministro degli affari esteri Chang Chia-juch aprì da subito un indagine per decretare le responsabilità dell’accaduto. L’azienda che aveva fabbricato le condutture si chiamava CPC ed affermò che non vi era alcun problema prima delle esplosioni. Si scoprì però che non si effettuava un’opera di manutenzione della struttura da ben 24 anni. Il 18 dicembre dello stesso anno, l’amministratore delegato e cinque dipendenti dell’azienda, tre dipendenti del China General Terminal e Distribution e tre dipendenti del Kaohsiung Public Works Bureau furono incriminati per il loro ruolo nell’incidente. L’accusa imputa questi tre gruppi con negligenza, a causa della mancata ispezione o manutenzione del gasdotto.

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