Scegliere una protezione solare non significa guardare solo l’SPF: anche i filtri possono fare la differenza.
Quando si acquista una crema solare, molte persone si limitano a cercare il fattore di protezione più alto. In realtà c’è un altro aspetto importante che spesso passa inosservato: il tipo di filtri utilizzati nella formulazione.

Negli ultimi anni si è parlato molto di filtri minerali e filtri chimici, creando anche parecchia confusione. C’è chi pensa che uno sia sempre migliore dell’altro e chi teme possibili effetti sulla salute o sull’ambiente. La realtà, però, è più sfumata.
Indipendentemente dalla categoria a cui appartengono, tutti i filtri hanno lo stesso obiettivo: proteggere la pelle dai raggi ultravioletti UVA e UVB, responsabili delle scottature, dell’invecchiamento precoce della cute e dell’aumento del rischio di tumori cutanei.
La differenza principale riguarda il modo in cui svolgono questa funzione.
I filtri minerali, chiamati anche filtri fisici, sono utilizzati da molti anni nei prodotti solari. I più conosciuti sono l’ossido di zinco e il biossido di titanio.
Una volta applicati, creano una barriera sulla superficie della pelle che contribuisce a riflettere, diffondere e assorbire parte delle radiazioni ultraviolette. La loro azione è immediata e, proprio per la loro buona tollerabilità, vengono spesso consigliati alle persone con pelle sensibile o reattiva e ai bambini.
Le formulazioni più moderne utilizzano talvolta particelle molto piccole per rendere la crema meno visibile sulla pelle ed evitare il classico effetto bianco.
I filtri chimici lavorano con un meccanismo diverso. Le loro molecole assorbono l’energia dei raggi UV e la trasformano in una forma meno dannosa, che viene poi dispersa.
Le formulazioni attuali combinano spesso più filtri per offrire una protezione il più possibile completa contro i diversi tipi di raggi ultravioletti.
Dal punto di vista pratico, queste creme hanno generalmente una consistenza più leggera, si assorbono facilmente e risultano quasi invisibili sulla pelle, qualità molto apprezzate da chi le utilizza tutti i giorni o sotto il trucco.
Per ottenere il massimo della protezione è consigliabile applicarle con un certo anticipo rispetto all’esposizione al sole.
La risposta più corretta è che non esiste una categoria perfetta per tutti.
Sia i filtri minerali sia quelli chimici vengono sottoposti a controlli e valutazioni di sicurezza prima di essere autorizzati nei cosmetici. Molti prodotti moderni scelgono addirittura di utilizzare entrambe le tecnologie, sfruttando i punti di forza di ciascuna.
Gli specialisti ricordano che la differenza più grande non la fa tanto la formula scelta, quanto il modo in cui la crema viene utilizzata. Una protezione applicata in quantità insufficiente o non rinnovata dopo il bagno o una forte sudorazione perde infatti gran parte della sua efficacia.
Negli ultimi anni si è parlato molto del possibile impatto di alcuni ingredienti sugli ecosistemi marini. Alcune sostanze presenti in determinate formulazioni sono state associate a possibili effetti negativi sui coralli e su alcune specie acquatiche, tanto che in alcune località sono state introdotte limitazioni specifiche.
Anche i comportamenti individuali possono contribuire a ridurre l’impatto ambientale. Applicare la crema con un po’ di anticipo, aspettare che venga assorbita prima di entrare in acqua e scegliere prodotti resistenti all’acqua sono piccoli gesti che possono aiutare.
Alla fine, il consiglio più importante resta uno: usare la crema solare con regolarità.
Che si scelga una formula con filtri minerali, chimici o una combinazione dei due, la protezione della pelle dipende soprattutto dalla costanza, dalla quantità applicata e dalla corretta riapplicazione durante la giornata. Sono queste abitudini, più di ogni altra cosa, a fare davvero la differenza.
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