Home Impatto ambientale La desertificazione affligge la Cina: i rischi e i progetti in corso

La desertificazione affligge la Cina: i rischi e i progetti in corso

La Cina ha un grave problema che la affligge: la desertificazione del territorio confinante con il Deserto del Gobi; la rapida desertificazione delle regioni settentrionali della Cina rappresenta infatti un grave rischio sia per il paese sia per la popolazione.

La Banca mondiale ha stimato che la desertificazione costa all’economia cinese circa 31 miliardi di dollari all’anno.

Le cause della desertificazione in Cina

Il Gobi è il deserto in più rapida espansione al mondo, ogni anno quasi 3.600 kmq di praterie diventano aree semiaride e aride; questa sua espansione erode terreno che in precedenza era destinato all’agricoltura, inoltre le aree coltivate e le città che si trovano in prossimità del confine del deserto sono sempre più afflitte da tempeste di sabbia.

Le cause principali di questa veloce espansione del deserto sono il disboscamento indiscriminato e una agricoltura irresponsabile perpetrato negli ultimi decenni e senza un controllo.

Il problema della desertificazione e la conseguente perdita di territori fertili non è recente in Cina, già 50 anni fa si è iniziato a cercare una soluzione per arginare il problema che, con la crescita demografica, diventa sempre più degno di attenzione.

La Cina infatti, nonostante il suo immenso territorio, circa 9,5 milioni di chilometri quadrati, ha poche aree che possono essere destinate all’agricoltura, circa il 12% del paese; inoltre queste aree si stanno progressivamente riducendo anche in conseguenza dell’espansione demografica.

Per cercare di fermare questo preoccupante avanzamento del Deserto dei Gobi qualche decennio fa il governo cinese ha deciso di costruire una nuova Grande Muraglia, costruita non con i mattoni e le pietre ma con gli alberi: il Three North Shelter Forest Program.

Un progetto ambizioso

Sulla carta La Grande Muraglia Verde è un progetto ambientale di enorme portata, inoltre si tratta di uno dei primi tentativi al mondo di ripristinare un territorio e preservarlo dalla desertificazione.

Sul confine del Deserto dei Gobi sono state piantate specie di erbe e arbusti che sono in grado di sopravvivere in territori aridi e semiaridi, mentre alle loro spalle vengono piantati alberi resistenti alla siccità e al terreno semiarido.

I numeri di questa cintura di foresta sono impressionanti: dal 1978 sono stati piantati oltre 66 miliardi di alberi, creando così la foresta artificiale più grande del mondo; l’obiettivo è quello di creare una cintura larga 50 metri e lunga 4.500 km, in questo modo la superficie delle foreste in queste aree passa dal 5% al 15% del territorio.

Dopo diversi anni sembra che in alcune zone l’avanzata del Deserto dei Gobi si sia arrestata o comunque la sua espansione è molto più lenta; la foresta ha raggiunto uno stadio di maturità, le precipitazioni sono aumentate e le piante aiutano il terreno a trattenere l’acqua piovana.

Ma non tutto è andato nella giusta direzione; la FAO e le Nazioni Unite, che sostengono il progetto, hanno mosso diverse critiche al governo cinese per come ha gestito e realizzato il progetto.

Uno degli errori più grandi che sono stati commessi è di aver scelto una sola specie di albero, il pioppo nero.

Da un lato il pioppo nero è in grado di crescere velocemente, ma dall’altro presenta alcune criticità per questo progetto: non è una specie endemica della zona; necessita di molta acqua per crescere, più di quella che la foresta riesce a creare con l’umidità.

Inoltre una monocultura è, da un lato, più vulnerabile e fragile in caso di una epidemia di parassiti o di cambio climatico e, dall’altro, c’è il rischio che sfrutti troppo il terreno e lo impoverisca; infine un solo tipo di albero crea difficoltà ad alcune specie di animali di insediarsi nell’area.

Nel 2008 infatti il 20% degli alberi piantati non è sopravvissuto a un inverno particolarmente rigido, probabilmente se le specie di albero fossero state più di una i danni sarebbero stati minori e anni di lavoro non sarebbero stati buttati via.

Un altro problema, segnalato da alcune organizzazioni, è che in alcune zone della Grande Muraglia Verde gli alberi, dopo essere stati piantati, sono stati abbandonati al loro destino, mentre sarebbe stato necessario un periodo di monitoraggio con eventuali interventi; d’altronde la natura non può fare tutto da sola in questi casi.

Le organizzazioni che patrocinano questo progetto hanno invitato la Cina a puntare più sulla qualità delle opere di questo progetto, piuttosto che sulla quantità.

Il progetto per fermare l’avanzata del Deserto dei Gobi continuerà fino al 2050 e, dopo i primi passi falsi, la speranza è che il governo cinese adotti le giuste strategie.

Questa crociata verde portata avanti dal governo centrale cinese potrebbe far ben pensare sul nuovo percorso di una economia che, fino ad oggi, ha contribuito solo ad aumentare i livelli di inquinamento mondiale trascurando completamente l’ambiente.

L’ostacolo più grande al successo del progetto della Grande Muraglia Verde è la mancanza di una vera cultura e coscienza ambientale in Cina, quindi anche se il governo centrale cinese distribuisce miliardi di yuan ogni anno, il problema restano le aziende locali che prendono in carico gli appalti, queste spesso danno priorità al loro profitto rispetto all’ambiente.