Terremoto in Emilia Romagna, il Governo infierisce con un deposito di gas

Terremoto in Emilia Romagna, il Governo infierisce con un deposito di gas

Il Governo ha dato il via libera a delle esplorazioni per la realizzazione di un deposito di gas nel sottosuolo delle zone colpite dal terremoto in Emilia

    Sisma Emilia, la vita dopo il terremoto

    Sisma Emilia, la vita dopo il terremoto

    Il Governo ha deciso di riconsiderare il progetto di realizzare un deposito sotterraneo di gas, che sarebbe dovuto sorgere nel sottosuolo di una zona comprendente alcuni comuni colpiti dal terremoto in Emilia: San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, Medolla, Mirandola e Crevalcore. Il ministro dell’Ambiente Clini ha deciso di riconsiderare la questione. È da dire che i cittadini, già prima del sisma, si erano ribellati al progetto e, se inizialmente era stato dato il via libera agli studi di fattibilità, poi anche la Regione ha parlato di rischio sismico.

    A cura di G. Rini

    Il ministro Clini ha dichiarato: “È evidente che l’evento sismico va valutato con grande attenzione. Lo stoccaggio è un tema che va riconsiderato. Devono essere fatti ulteriori accertamenti. E’ stata data solo una valutazione favorevole all’esplorazione e alla ricerca per la valutazione della fattibilità del progetto di stoccaggio. Ma è chiaro che dopo questo sisma devono essere fatti ulteriori accertamenti.”

    Il sisma ha scosso quindi anche le coscienze. Gli ecologisti chiedono di ritirare subito l’autorizzazione concessa per i sondaggi esplorativi, i quali dovrebbero essere realizzati con innovazioni tecniche in grado di arrecare danni alla popolazione e alla fauna del luogo.

    Le ispezioni sulla zona hanno lo scopo di accertare la compatibilità ambientale del deposito di gas nel sottosuolo, ma è possibile infierire tanto su una popolazione così duramente colpita? Si dovrebbe non solo riconsiderare la questione, ma evitare anche le esplorazioni.

    Il Governo con un apposito decreto ha dato il via libera alle esplorazioni, prevedendo cariche da far esplodere, prestando attenzione ad eventuali interferenze o alle contaminazioni delle falde. Per gli ambientalisti è una follia: non si corre un rischio troppo alto, visto che ci sono ancora scosse di assestamento?


    Strage di rondini e mucche sotto stress

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    A cura di G. Rini

    Mucche stressate e rondini sparite. E’ questo il triste bilancio, dal punto di vista degli animali, del terremoto in Emilia. Il sisma ha causato molti danni ad edifici e persone, con la morte di sette cittadini, e il tragico evento non ha risparmiato nemmeno gli animali, causando una vera e propria strage tra rondini e rondoni, una vera e propria ecatombe che secondo gli esperti rappresenta la scomparsa di un’intera generazione biologica.

    A dirlo è Piero Milanin, responsabile del centro Il Pettirosso di Modena, per il recupero della fauna selvatica.

    Grazie alle segnalazioni da parte dei cittadini, molte rondini sono state salvate, ma purtroppo molte sono morte, sotto le macerie, proprio come succede alle persone. Ma ci sono anche i problemi relativi alla mancanza dei luoghi in cui le rondini normalmente stanno.

    Spiega Milanin: “Sono venuti giù i palazzi dei centri storici, chiese e torri, i merli dei castelli. Tutti punti privilegiati dalle rondini e dai rondoni per nidificare. Per giunta è successo in un periodo dove le uova vengono deposte o sono appena nati i piccoli. Aggiungete che, come è accaduto alle persone, il terremoto ha sorpreso gli uccelli mentre dormivano. Sono rimasti tutti lì sotto“.

    Il responsabile del centro di Modena spiega anche: “La cosa bella è che ci hanno chiamato persone vittime del terremoto: anche se sono sfollati e hanno i loro problemi ben più gravi, hanno comunque pensato a salvare le rondini“.

    Ma anche le mucche della zona sono sotto stress. Spiega Giuseppe Goldoni, un allevatore di Medolla, località in provincia di Modena: “Per la paura e lo stress mangiano di meno, e non dormono mai, sono sempre in piedi. Avvertono anche le scosse minime e iniziano a muggire. Sono molto agitate“.

    E questo è ovviamente anche un danno economico: “Per noi sono, ogni giorno, 4 quintali di latte in meno al caseificio. Cioè 350 euro al giorno in meno. Se va avanti per settimane…“.

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