L’impatto ambientale delle navi vicino alla costa, arriva un decreto contro gli inchini

In seguito alla tragedia della Costa Concordia Clini ha dichiarato che le navi non dovrebbero passare vicino alla costa, aprendo una questione che interessa varie zone d’Italia

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    clini navi costa

    Contro gli inchini delle navi che si avvicinano alle coste italiane arriva un decreto rotte firmato dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini e dal ministro dello Sviluppo Economico, delle Intrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera. Il nuovo decreto sarà un buon modo per garantire la sicurezza delle aree protette e delle zone che hanno un alto valore paesaggistico.

    A cura di Gianluca Rini

    Il nuovo decreto non fa altro che fissare dei limiti per quanto riguarda la grandezza delle navi e il loro avvicinamento alla costa in alcune aree sensibili dal punto di vista della conservazione ambientale. In questo modo si riesce, oltre a garantire un maggiore grado di sostenibilità ambientale, anche a preservare lo stato di sicurezza sulla nave. Basti pensare al fatto che se la Costa Concordia non si fosse avvicinata troppo all’Isola del Giglio molto probabilmente non sarebbe successa la tragedia.

    Con il decreto da questo momento in poi si stabiliscono dei limiti per il transito delle navi di grandi dimensioni ad esempio vicino alla laguna di Venezia o al Santuario dei cetacei nell’area tra l’Italia e la Francia. Spiega il ministro Clini, “Nella laguna di Venezia, il decreto dispone il divieto di transito nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca per le navi superiori a 40 mila tonnellate. Per San Marco, il divieto scatterà non appena le autorità marittime avranno individuato vie alternative di transito. Inoltre, l’Autorità marittima, sentita l’Autorità portuale, definirà all’interno di tutte le acque lagunari la distanza minima di sicurezza per le navi, sempre sulla base della stazza lorda“.

    Inoltre una grande importanza viene data all’area del Santuario dei Cetacei, “zona di elevata fragilità ambientale: le navi infatti saranno tenute ad adottare sistemi di ritenuta del carico per garantirne la massima tenuta e stabilità, così da prevenire e impedire perdite accidentali“.

    I limiti stabiliti dal decreto potranno comunque essere cambiati in base alle esigenze particolari nelle varie aree italiane, da parte dell’Autorità marittima, affinché venga garantita la sicurezza anche in relazione all’entrata e all’uscita delle navi dalle zone portuali. Le imbarcazioni superiori a 500 tonnellate non potranno avvicinarsi alle aree protette per più di due miglia di distanza.

    Clini: “Basta nella laguna di Venezia”

    A cura di Gianluca Rini

    L’impatto ambientale delle navi vicino alla costa sta per trovare alcune soluzioni possibili. In particolare il ministro Clini si è espresso sul caso della laguna di Venezia, assicurando che è oggetto di studio un piano, per evitare che le grandi navi entrino nella laguna, determinando un pericolo per l’ambiente e per i passeggeri. Secondo le intenzioni del ministro dell’Ambiente, le navi non entreranno più nella laguna, ma dovranno fare scalo ad una stazione marittima che si trova poco prima del lido di Venezia, nella zona di Pellestrina.

    Tutto ciò rientra nel decreto sulle rotte sensibili che è oggetto di lavoro da parte del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Infrastrutture. Ecco che cosa ha detto esattamente il ministro Clini: “Lo schema di decreto recepisce il progetto già avviato dall’Autorità Portuale di Venezia di deviare il traffico in entrata in laguna dal Bacino di San Marco ad un percorso nella parte ovest della Laguna, che consente di arrivare alla stazione marittima senza attraversare il bacino di San Marco.

    L’obiettivo è quello di arrivare ad una soluzione molto più decisiva. A questo proposito si utilizzerà una struttura in cemento armato esistente nella zona di Pellestrina ed utilizzata per il montaggio delle paratie del Mose, che, invece di essere smantellata, visto gli alti costi che l’operazione comporterebbe, sarà utilizzata come stazione per le grandi navi passeggeri che approdano a Venezia.

    Solo in questo modo si potranno evitare eventuali rischi, come quello che ha coinvolto il caso della Costa Concordia, e allo stesso tempo si potrà porre maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, in modo da non operare danni agli equilibri ambientali della laguna stessa.

    Ricordiamo infatti che gli ambienti marini sono sottoposti ad una serie di equilibri molto delicati, in quanto sistemi molto preziosi nell’ambito di un’idea di conservazione ambientale. Le esigenze del turismo non possono andare contro la salvaguardia dell’ambiente, altrimenti, come ha dimostrato la tragedia della Costa Concordia, si rischia veramente grosso.

    I dubbi: perché nessuno ha fatto niente?

    Inquinamento nascosto, danni visibili, come il disastro della Costa Concordia e un silenzio sulla questione, che dovrebbe fare riflettere. Il passaggio delle navi vicino alla costa è venuto fuori dopo l’incidente della nave da crociera e fino ad ora sembrava un problema su cui tutti tacevano, un problema che non esisteva. Adesso tutti ne parlano, le autorità governative cercano una soluzione attraverso l’elaborazione di uno specifico provvedimento. Ma perché il tutto salta fuori solo adesso, a tragedia avvenuta, dopo che è costata la vita a degli essere umani?

    Proporre delle soluzioni non è facile e la messa in atto di norme specifiche sarebbe soltanto il primo passo. D’altronde bisogna anche considerare che delle regole a proposito esistono già, ma sono state tante volte disattese, in nome di esigenze turistiche, che non tengono conto della sostenibilità ambientale.

    Voi che soluzioni proporreste? Secondo voi, basta una legge, per risolvere il problema? Anche perché non dobbiamo dimenticare il ruolo fondamentale giocato dai controlli. Questi ultimi ci sono? Con quanta cura vengono effettuati? Eppure è emerso che la questione del passaggio delle navi da crociera vicino all’Isola del Giglio o nella laguna di Venezia ad esempio, è qualcosa di risaputo. Come hanno dimostrato i colleghi di Fatti di Cronaca, la prassi era nota.

    E allora perché nessuno ha fatto niente fino ad ora per intervenire in modo diretto? La stessa tanto elogiata Capitaneria di Porto perché non faceva qualcosa tutte le volte che il comandante Schettino o tutti gli altri comandanti passavano vicino alla costa?

    Perplessità che emergono e di fronte alle quali è impossibile trovare risposte certe. È facile cercare un rimedio a fatti compiuti.

    L’inquinamento nascosto

    L’impatto ambientale determinato dalle navi da crociera che passano vicino alla costa non è sempre visibile, fino ad assumere il carattere in qualche modo “spettacolare” che ha caratterizzato il naufragio della Costa Concordia nei pressi dell’Isola del Giglio. In genere c’è un impatto ambientale nascosto che, anche se non è visibile, è comunque piuttosto considerevole, capace di mettere in pericolo l’ambiente e la salute. Il tutto risiede nell’inquinamento con il quale ci si ritrova a dover avere a che fare.

    Il problema è sempre quello di favorire un turismo ecosostenibile, in grado di non mettere a rischio la sostenibilità ambientale, perché altrimenti si finirebbe di non poter contare più su un patrimonio ambientale prezioso, tutto da tutelare.

    Non bisogna infatti dimenticare che il nostro ecosistema si basa su delicati equilibri naturali da salvaguardare per il bene di tutti. Esiste infatti un’interdipendenza dei fattori ambientali, di cui è opportuno tenere conto, se si vuole operare in termini di conservazione ambientale.

    Uno dei problemi dettati dal passaggio delle navi da crociera vicino alle coste è rappresentato dalle emissioni atmosferiche. Gli standard stabiliti a livello internazionale permettono nei carburanti delle navi una concentrazione di zolfo del 4,5%. Il tutto prevede anche un progetto di riduzione dell’1,5%, che comunque è valido solo per i traghetti di linea a non per le navi dedicate al turismo, come le navi da crociera.

    Uno studio commissionato dalla Commissione Europea ha messo in evidenza che, riducendo le emissioni navali, si riduce anche il numero delle morti premature dovute al PM2,5.

    Ma a destare preoccupazioni è anche l’inquinamento elettromagnetico determinato dai radar e dal funzionamento dei motori, i quali sono essenziali anche per alimentare le numerose attività di bordo.

    Il decreto per la tutela del mare e delle coste

    LaPresse

    Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini porterà all’attenzione del Consiglio dei Ministri uno specifico decreto che risponde all’obiettivo di mirare alla salvaguardia del mare e delle coste che sono considerate a rischio inquinamento. Lo scopo fondamentale è quello di arrivare a garantire una piena sostenibilità ambientale, sulla base della lezione che la tragedia della Costa Concordia ha dato a tutti. Il fatto ha dato molti spunti per fare in modo di non incorrere in altri rischi attraverso il ricorso a misure di prevenzione.

    La norma risponde anche alla necessità di assicurare un turismo ecocompatibile a tutti gli effetti. Si valuterà la necessità di dotare le navi di un doppio scafo. Ecco che cosa Clini ha dichiarato sull’argomento: “Stiamo valutando anche la possibilità di una norma da applicare a livello internazionale: l’obbligo di doppio scafo per le navi passeggeri il cui stoccaggio carburanti superi determinati limiti.

    Il tutto dovrebbe garantire una certa sicurezza, affinché si evitino disastri ambientali, che coinvolgano l’ecosistema marino.

    La norma dovrebbe chiarire delle questioni fondamentali che riguardano le linee guida per le Capitanerie di Porto, con la specificazione dei criteri applicabili alla navigazione e delle rotte da seguire in modo rigido.

    Dei criteri severi a quanto pare dovrebbero riguardare due aree in pericolo: la laguna di Venezia e l’arcipelago toscano.

    La sicurezza ambientale non può essere trascurata, specialmente quella relativa alla protezione del mare per un Paese come il nostro che si affaccia ampiamente sul Mediterraneo e che a del turismo una delle proprie principali risorse economiche.

    Il contributo per la protezione delle coste

    Clini è intervenuto sulla questione del passaggio delle navi vicino alla costa. La tragedia della Costa Concordia da questo punto di vista ha fatto riflettere, perché ha suscitato delle reazioni a proposto di una situazione che si rivela, come si è visto, piuttosto pericolosa. Clini ha detto esplicitamente che si dovrebbe evitare il passaggio delle navi vicino alla costa, intervenendo su una situazione che, a quanto pare, in Italia lascia aperti molti dubbi e molte perplessità. E il problema non riguarda soltanto la Toscana.

    Il ministro dell’Ambiente intende istituire un contributo di solidarietà sul petrolio e sul traffico passeggeri, in modo da destinare il ricavato alla protezione delle coste. Clini fa notare che esistono delle regole a questo proposito, delle specifiche norme, che andrebbero a favore della tutela dell’ambiente, ma spesso queste leggi vengono disattese, andando contro la sostenibilità ambientale. Il contributo sarebbe quindi un provvedimento che mira alla prevenzione del problema, che dovrebbe comunque essere sostenuto da leggi più severe che riguardano il passaggio delle navi in zone piuttosto sensibili dal punto di vista ambientale.

    Il turismo sostenibile

    Spesso questo passaggio delle navi, anche di navi di grandi dimensioni, come la Concordia, è dovuto ad un fatto prettamente turistico, ma, se si vuole pensare ad un turismo sostenibile a tutti gli effetti, si dovrebbe tenere in considerazione anche l’impatto ambientale che queste navi determinano nel loro passaggio.

    Le coste italiane, con la loro ricchezza di beni ambientali, architettonici, urbanistici e territoriali costituiscono un patrimonio prezioso sul quale si incentra il turismo. Ma tutto questo non deve far mettere da parte la tutela ambientale. Solo così si può arrivare alla costituzione di una forma di turismo ecosostenibile.

    Da questo punto di vista il ministro Clini si appella al buon senso: “Il buonsenso suggerisce che, se il valore principale da tutelare è quello del nostro patrimonio naturale e paesaggistico, risorsa fondamentale per il nostro turismo, dobbiamo evitare che venga messo a rischio.

    Le grandi navi dovrebbero rimanere al largo e comunque i turisti verrebbero portati in altri modi vicino ai luoghi di principale attrazione turistica.

    Le navi vicino alla costa a Venezia

    La situazione riguardante la città di Venezia, soggetta anch’essa a questo passaggio delle navi vicino alla costa sempre a scopo turistico, si inserisce perfettamente nella discussione. Sulla questione, alla luce del drammatico incidente che ha riguardato la Costa Crociere, è intervenuto anche il governatore Zaia, il quale ha dichiarato: “Lo dico da tempi non sospetti: il transito delle grandi navi, veri e propri condomini galleggianti, a Venezia e nel bacino di San Marco è un problema che va affrontato, perché il nostro primo obbligo è quello di salvaguardare l’integrità di una città unica al mondo e la vita delle persone.

    Il comitato “No grandi navi” ha incontrato il Senato per richiedere soluzioni rapide al passaggio delle navi da crociera nella laguna di Venezia. I cittadini veneziani che si occupano della questione hanno messo in evidenza che nel corso del 1011 sono stati circa 2.000 le navi che hanno transitato vicino alla costa veneziana. Di queste 1.400 sono state navi da crociera.

    Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha fatto presente: “Il nostro obiettivo è di far recuperare alla città il potere decisionale sulle scelte riguardanti il suo territorio e il suo futuro.

    Il passaggio delle grandi navi nell’arcipelago toscano

    Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in seguito alla vicenda della Costa Concordia è intervenuto sulla questione del passaggio delle grandi navi nell’arcipelago toscano, richiedendo misure strette, che vadano a stabilire in maniera più precisa il controllo della situazione. Bisognerebbe istituire delle linee di navigazione chiare, adattandole ad una situazione come quella dell’arcipelago toscano, che impone di tenere conto delle condizioni ambientali dell’arcipelago stesso.

    Eppure presso l’isola del Giglio il passaggio ravvicinato delle navi da crociera vicino alla costa sembra essere ormai una tradizione. In questo senso valgono le testimonianze di alcuni residenti, che confermano questo comportamento, descrivendo come il tutto rientri in una forma di spettacolo molto bello e facendo notare come tutti gli abitanti del Giglio aspettano le navi salutandole, senza considerare gli eventuali pericoli che ne possono derivare.

    Nel caso specifico della Costa Concordia si vocifera addirittura che il capitano abbia deviato dalla rotta per fare un piacere al cuoco di bordo, originario proprio dell’isola del Giglio. La sorella del cuoco avrebbe annunciato il passaggio della nave Concordia addirittura anche su Facebook.

    Il Santuario dei Cetacei

    Un’altra area da tenere in considerazione è quella del Santuario dei Cetacei, che è compresa fra delle grandi zone, fra la Toscana, la Corsica e la Liguria. Proprio in Liguria ci sono molte località che sono richieste dai turisti delle crociere, come ad esempio Portofino o la Baia del Silenzio.

    Si prevede che sulla scia delle nuove regole che verranno stabilite in termini restrittivi, si possano preservare anche altri paradisi marini, come le isole al largo della Costa Azzurra, le isole della Dalmazia, i fiordi della Norvegia, anch’essi “vittime” di un turismo non attento all’ambiente.

    Il caso dell’isola d’Elba

    Il caso dell’isola d’Elba mette in evidenza come spesso ad occuparsi del problema del passaggio delle grandi navi vicino alla coste sono stati i singoli comuni, supportati dalle associazioni ambientaliste, mentre da parte delle altre autorità non c’è stata una grande attenzione al problema.

    Nel caso specifico dell’isola d’Elba il consiglio comunale ha chiesto che venga interdetto il passaggio nel raggio di cinque miglia attorno all’isola alle petroliere, alle navi da carico e a quelle adibite al trasporto passeggeri, che superino le 10.000 tonnellate

    Le linee di navigazione che sfiorano le Tremiti

    Anche le isole Tremiti sono interessate dal rischio collegato al passaggio delle grandi navi. Il problema è soprattutto per la riserva marina che si estende intorno alle isole pugliesi e che potrebbe essere seriamente messa a rischio da incidenti o naufragi.

    D’altronde anche qui i problemi si sono fatti sentire nel corso del tempo. Basti citare alcuni esempi: il caso della “Cavtat”, affondata al largo di Otranto con a bordo tonnellate di piombo o il caso della nave turca “Hanife Ana”, che si è incagliata lungo la costa di Ostuni.

    Le altre aree marine da monitorare

    Sicuramente da monitorare sono alcuni piccoli arcipelaghi del Tirreno, come la Maddalena e Ponza, lo Stretto di Messina e le Bocche di Bonifacio tra la Sardegna e la Corsica, un punto in cui spesso la navigazione diventa difficile e rischiosa a causa delle condizioni del mare.