Caldo in Italia 2012:la seconda estate più calda della storia

Caldo in Italia 2012:la seconda estate più calda della storia

Da domenica 22 luglio arriverà Circe, un vortice ciclonico di aria fresca dalla Scandinavia, che porterà una tregua “autunnale” all’estate, con temporali, bora e maestrale

da in Clima
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    Quella di quest’anno è stata la seconda estate più calda di tutti i tempi. Certamente non servivano i dati a confermarlo. Sebbene l’intensità di caldo abbia raggiunto picchi altissimi e i meteorologi abbiano fissato come fine ultimo il 31 agosto, la calda estate del 2012 non è ancora terminata. Prima di lei, chi se lo dimentica, vi è l’estate del 2003, in cui il caldo è stato fortemente più torrido, precisamente +3,72 ° rispetto alla media attuale. È quanto si apprende dalla nota della banca dati serie storiche italiane ultrasecolari di parametri meteorologici dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche.

    Stando ai dati, dunque, l’estate 2012 ha fatto registrare un’anomalia di +2,32 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento 1971 – 2000. Temperature superiori alle medie stagionali, si sono superate nel trimestre giugno-agosto (+2.57° a giugno, +1,94° a luglio e 2,45° ad agosto). La differenza con il 2003 e che in quell’anno l’intero trimestre si mantenne al primo posto per il periodo più caldo della storia.

    Anche per quanto riguarda le precipitazioni si sarebbero registrate delle anomalie negative; infatti, durante tutto il periodo le piogge sono diminuite del 48%, rendendola cosi una delle estati più calde e più siccitose degli ultimi 200 anni.

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    Ci voleva una donna a liberare l’Italia dalla morsa di Lucifero, l’ultima corrente tropicale che ha messo in ginocchio l’Intero Paese. puntuale come avevano detto, già da questa mattina Beatrice, questo il nome della nuova corrente arrivata, ha iniziato a soffiare un vento fresco al Nord e questo è solo l’inizio, una minima e innocua anteprima di violenti temporali che a partire da questa sera, per diversi giorni, interesseranno il Nord, Piemonte e Lombardia in primo piano. Le temperatura scenderanno di 10 gradi nella notte tra sabato e domenica. Ma si tratta di una piccola pausa destinata a finire subito e lasciare il posto a Cerbero, l’ottava fiamma di corrente affircana. Si dice, inoltre, che a settembre arriverà il fresco con Poppea, sarebbe il caso di dire che sono sempre le donne a “portare il buon vento”.

    LP

    Di ritorno dal suo viaggio, sembra proprio che Ulisse sia tornato in Italia. Cosi dopo alcuni giorni di sollievo grazie ai venti di Circe, sembra proprio che l’anticiclone africano Ulisse, stia tornando a regalare giornate di caldo intenso sulla nostra Penisola. Al nord in questi giorni, ma soprattutto al sud per la prossima settimana è previsto un aumento dell’afa e delle temperature, con picchi di 40 gradi. E l’aria calda che in questo fine settimana arriverà a flagellare il centro sud, è proprio quella di Ulisse. Previsti 40° in Sardegna nel campidano, 40-42° C in Sicilia e nella provincia di Agrigento, 40° C In Puglia e in Basilicata. Anche al nord le temperature saliranno sopra i 35 gradi, ma la temperatura percepita sarà molto più alta. Fortunatamente al nord le giornate di caldo e umidità si alterneranno a freschi temporali di aria fresca atlantica, a partire da sabato stesso, soprattutto in serata.
    LP

    Adesso è il momento di Circe, che da domenica 22 luglio porterà il fresco sulla nostra penisola. Si dovrebbe trattare perfino di giornate autunnali. Già da venerdì 20 dovrebbero arrivare i primi temporali sulle Alpi e sulle Prealpi, spostandosi poi ad interessare il Piemonte e la Lombardia. Tutto merito di una massa di aria fresca scandinava che riuscirà a superare le Alpi. La conseguenza, oltre che dai temporali, sarà rappresentata anche dalla grandine. In questo modo le temperature si abbasseranno e si avrà una pausa in questa estate che nei giorni scorsi è stata segnata dall’afa portata dagli anticicloni africani.

    A cura di Gianluca Rini

    Circe è un vortice ciclonico proveniente dalla Finlandia. Oltre a godere di un po’ di fresco, da Trieste verso le regioni adriatiche soffierà la bora e in Sardegna sarà la volta del maestrale. Il tutto porterà ad avere tempo instabile sul Nord Italia nella giornata di domenica 22 luglio, quando i temporali cominceranno ad interessare anche il centro della nostra penisola e la Puglia. Un po’ ovunque si registreranno 6 gradi in meno rispetto ai giorni precedenti.

    La situazione “autunnale” proseguirà anche nelle giornate di lunedì e martedì 23 e 24 luglio. L’Emilia Romagna, tutto il centro – sud, la Sicilia e la Sardegna saranno coinvolti in improvvisi temporali. Sugli Appennini e sulle Alpi orientali è attesa anche la neve. Al nord e nelle regioni tirreniche il clima sarà fresco e soleggiato.

    I mari saranno agitati e bora e maestrale avranno una parte determinante. Il vortice ciclonico si farà sentire per qualche giorno, portando una tregua al caldo che ci ha attanagliato per giorni.

    situazione caldo italia
    A cura di Gianluca Rini

    Sarà una stagione estiva senz’acqua quella che ci apprestiamo ad affrontare. Dopo due mesi abbastanza aridi, senza troppe piogge, le cose non dovrebbero migliorare e si prevede quindi un’estate abbastanza secca. Gli esperti quindi parlano di un rischio siccità che diventa sempre più concreto, anche perché nei prossimi mesi si prevede l’arrivo del caldo afoso, che non aiuterà a portare acqua sulla nostra Penisola. Ma qual è la situazione degli ultimi mesi?

    Nello scorso mese di dicembre e durante tutto il mese di gennaio qualche precipitazione in Italia c’è stata, ma come sempre dobbiamo considerare la situazione prendendo come punto di riferimento una media più generale.

    E tenendo conto dei numeri e delle proporzioni, gli ultimi mesi dell’inverno appena trascorso non sono stati molto piovosi. Un po’ di acqua è arrivata esclusivamente grazie alla neve, ma le quantità non sono elevate e comunque tutto è successo in aree limitate e quindi poco si può dire dal punto di vista dell’Italia intera.

    Febbraio in particolare ha visto la presenza di nevicate, ma in generale bisogna considerare che si tratta di un mese secco per tradizione, che non porta mai troppa acqua nelle nostre regioni. Da marzo a maggio la situazione non dovrebbe cambiare di molto.

    A marzo ad esempio non ci sono state precipitazioni in tutto il Centro Nord. Solo al Sud è caduta dell’acqua, ma anche in questo caso si tratta di zone limitate e quindi, come nei casi precedenti, il fenomeno non può essere generalizzato a tutto il Paese. L’estate che ci prepariamo ad affrontare in questo periodo, insomma, non sarà di certo fresca.

    A cura di Gianluca Rini

    I cambiamenti climatici sono in gran parte riconducibili all’azione dell’uomo, che, attraverso i suoi comportamenti non ecocompatibili, rischia di mettere in pericolo il nostro pianeta, segnato sempre più dal caldo, dalle piogge abbondanti e da eventi meteo violenti. È questo il risultato di una ricerca del Potsdam Institute for Climate Impact Research, le cui conclusioni sono state pubblicate sulla rivista “Nature Climate Change”. In particolare lo studio ha messo in evidenza il legame tra il caldo e le piogge record.

    Gli studiosi hanno preso in considerazione numerosi dati, rilevati attraverso il ricorso alla fisica, alla statistica e alle simulazioni al computer. In questo modo ad esempio hanno potuto spiegare l’andamento delle piogge: il riscaldamento dell’atmosfera determina un incremento di umidità e quindi un aumento delle precipitazioni.

    Ci sono altri fenomeni invece per i quali non è possibile fornire una spiegazione precisa, come per esempio nel caso degli uragani, imputabili a meccanismi molto più complicati.

    In ogni caso delle correlazioni si possono trovare. Ecco infatti cosa fanno notare gli studiosi: “La domanda è se questi eventi sono una coincidenza o no, ma la risposta è nel calcolo delle probabilità: è come lanciare un dado, in cui il sei non appare più a caso ma molte più volte degli altri numeri perché il dado è truccato“.

    Una cosa comunque è certa: l’intervento sempre più invadente dell’uomo sull’ambiente e sui delicati equilibri della natura non può non avere delle conseguenze in termini di sostenibilità ambientale. A pagarne i danni siamo anche noi, che facciamo parte di un unico grande ecosistema.

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    La primavera in Italia si annuncia con un aumento delle temperature, le quali dovrebbero superare di 2 o 3 gradi la media stagionale e portare ad un clima che in qualche modo ricorda quasi l’estate. Il tutto forse si configura come l’effetto dei mutamenti climatici, ma ciò che dicono gli esperti è che, dopo l’inverno secco che stiamo attraversando, probabilmente non pioverà tanto neppure da marzo a maggio. E il pericolo sembra essere quello di una siccità ormai vicina.

    Ecco perché è importante chiudere il rubinetto e risparmiare l’acqua anche con piccoli gesti quotidiani. Il tutto serve ad evitare gli sprechi e a fare in modo di vivere il meno possibile un’eventuale situazione di razionalizzazione dell’acqua dai rubinetti.

    Ma a che cosa sono dovuti questi fenomeni meteo? Una risposta prova a darle il colonnello Giuliacci: “Nell’atmosfera sono presenti due anomalie. La Niña, ossia un notevole raffreddamento delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale, i cui effetti sull’Europa però sono minimi. La seconda è legata alla direzione dei venti stratosferici (tra i 20 e i 50 chilometri di quota) al di sopra della fascia tropicale, che soffiano per dodici-quattordici mesi da est a ovest e in direzione opposta nei successivi dodici-quattordici. Attualmente questa rotta, detta Qbo, Quasi Biennial Oscillation, si trova nella fase di venti orientali, che durerà per altri cinque-sei mesi.

    Gli esperti sottolineano che la scarsità di precipitazioni può anche far salire il livello delle sostanze inquinanti presenti nelle acque e tutto ciò potrebbe avere dei danni ingenti anche per l’ecosistema.

    La siccità potrebbe portare anche a dei danni per l’agricoltura, anche per adesso le coltivazioni non presentano problemi, grazie anche alla neve che, nel periodo precedente, è riuscita ad idratare i campi.

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