C’è un momento preciso in cui un territorio capisce che qualcosa è cambiato per sempre. Non accade con un boato, ma con una sequenza di immagini: strade che spariscono, litorali irriconoscibili, case improvvisamente esposte a una forza che non era prevista lì. Non è stata una sorpresa. Era tutto scritto. Eppure, quando è successo, ha colto molti senza difese.
All’alba, il Sud Italia si è svegliato con un volto diverso. Un volto scavato dall’acqua, dal vento, da un’energia che non appartiene più soltanto alle stagioni estreme, ma a una nuova normalità.

Per giorni i bollettini avevano parlato chiaro. Venti in rinforzo, mareggiate anomale, piogge insistenti. Ma tra una previsione e l’impatto reale c’è sempre uno scarto emotivo. Finché le onde non superano le barriere. Finché l’asfalto non si apre. Finché l’elettricità si spegne.
Ciclone Harry: quando l’allerta diventa realtà
Lungo le coste ioniche e tirreniche, il confine tra mare e terra è saltato. Lungomari cancellati, infrastrutture messe fuori uso, collegamenti interrotti. In alcuni centri l’acqua ha raggiunto abitazioni, negozi, edifici pubblici. In altri si è scelto di evacuare prima che fosse troppo tardi.
Le immagini raccontano un Sud vulnerabile, esposto, spesso lasciato solo davanti a fenomeni che non sono più episodici. Scuole chiuse, treni fermi, porti bloccati. E un bilancio dei danni che cresce ora dopo ora.
Solo a metà di questo racconto emerge il responsabile. Si chiama Harry. Non è un uragano, ma una perturbazione intensa e persistente che da giorni staziona sul Mediterraneo, alimentata dallo scontro tra aria fredda atlantica e correnti calde africane. Un mix esplosivo che ha generato venti fino a 150 chilometri orari e onde alte oltre dieci metri.
Sicilia, Calabria e Sardegna sono state le regioni più colpite. In alcuni comuni il mare ha divorato interi tratti di costa, in altri ha fatto saltare reti idriche, gas ed energia elettrica. Si sono aperte voragini, sono crollate strutture, sono state evacuate centinaia di famiglie. In Calabria ionica si sono registrati crolli e allontanamenti forzati dalle abitazioni costiere, mentre in Sardegna l’acqua ha invaso spiagge e strade, imponendo chiusure e interventi d’urgenza.
Secondo gli esperti, il sistema tenderà ad attenuarsi, ma non è finita. Un nuovo peggioramento è atteso nei prossimi giorni. E soprattutto resta una certezza: quello che fino a pochi anni fa veniva definito “eccezionale”, oggi è sempre più frequente.
Harry passa, i segni restano. E il conto, per il Sud, rischia di essere molto più alto di quello che raccontano le prime stime.