Sostenibilità ambientale: una Vita a Impatto 1

E' possibile vivere a impatto ambientale minimo, migliorando il proprio benessere e senza rinunciare ad alcun elemento utile per la nostra qualità della vita? E' possibile dare un nostro personale contributo all'abbattimento degli sprechi energetici, in un'ottica di completa ecosostenibilità? Ne parliamo con Claudia Selvetti, la "mente" dietro il progetto Vita a Impatto 1

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    Vita a impatto 1

    E’ possibile vivere a impatto ambientale minimo, migliorando il proprio benessere e senza rinunciare ad alcun elemento utile per la nostra qualità della vita? E’ possibile dare un nostro personale contributo all’abbattimento degli sprechi energetici, in un’ottica di completa ecosostenibilità? Ne parliamo con Claudia Selvetti, la “mente” dietro il progetto Vita a Impatto 1.

    Ecoo: Puoi parlarci della tua esigenza di una vita a impatto… 1?

    CS: C’è stato un momento in cui ho sentito l’esigenza di tradurre i miei comportamenti quotidiani in qualcosa di concretamente utile e giusto. Non mi bastava l’idea di praticare del volontariato o mangiare vegetariano, volevo fare qualcosa di più. Spesso ci sentiamo impotenti di fronte a chi ci governa e decide al posto nostro, e così ci indigniamo, ci lamentiamo sognando un mondo migliore, senza renderci conto di avere fra le mani le risorse e il potere di cambiare le cose, di contribuire giorno per giorno al nostro benessere e anche alla nostra felicità.

    Il cammino è sì tortuoso, e costellato di apparenti rinunce e sacrifici, e non tutti lo vogliono intraprendere, non tutti vi trovano un senso. Ma non c’è soddisfazione più grande di rimboccarsi le maniche e agire. Poco alla volta, passo dopo passo, il cambiamento avviene, e la fatica iniziale si trasforma in energia pura.

    Ecoo: Ma quando è nato il progetto?

    Il mio progetto nasce innanzitutto a causa della mia accidia: non volevo più star ferma a guardare, indulgendo in pensieri che iniziavano sempre con “dovrei, vorrei, se potessi, farei”, come moltissimi altri fanno, senza poi chiedermi davvero come comportarmi, nella pratica.

    CS: Con questo non mi sento una predicatrice, non ho la pretesa di convertire all’ambientalismo il mondo intero, né ho intenzione di imporre il mio pensiero o giudicare chi non la pensa come me, ma voglio mettere in atto tutti quei comportamenti che possono migliorare la vita, e dimostrare che ciò che molti chiamano “inutile rinuncia”, è in realtà l’orientamento verso la felicità e una consapevolezza maggiore, come Colin Beavan, Steve Vromman, Vanessa Farquharson e molti altri hanno dimostrato e stanno dimostrando.

    Ecoo: L’intento è davvero elogiabile. Mi domando tuttavia nel dettaglio quale sia l’influenza di questa direzione ecosostenibile sui tuoi comportamenti quotidiani… Non fai fatica a seguire un percorso di questo genere?

    CS: La fatica maggiore sta nel chiedersi, per ogni azione che si compie, quanto questa impatti sull’ambiente. Se fino a pochi mesi fa non mi ero preoccupata dell’acqua che sprecavo, o dell’energia spesa per prendere l’ascensore ogni giorno, ora procedo come al rallentatore, ponendomi continuamente domande: esistono alternative all’usa e getta? Posso ridurre i miei consumi senza ridurre la qualità della mia vita? Le scelte che faccio in termini di acquisti, alimentazione, trasporti, rispettano l’ambiente o contribuiscono solo alla sua devastazione? Poco per volta però, i dubbi diventano piccole certezze, i tentennamenti diventano sicurezze, le azioni nuove mutano in abitudini radicate. Ma ho ancora molto lavoro da fare.

    L’intervista con Claudia continuerà domani.