Sistema solare gemello del nostro: l’ultima scoperta del telescopio Kepler

Grazie al telescopio Kepler i ricercatori dell’Università della California

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    sistema solare gemello kepler 30

    Esiste un sistema solare gemello del nostro, che è stato scoperto grazie al ricorso al telescopio Kepler. Ad effettuare questa interessante scoperta sono stati i ricercatori dell’Università della California. Gli studiosi hanno notato che il sistema Kepler-30 (così è stato chiamato) presenta una disposizione dei pianeti del tutto simile a quella che si può rintracciare nel nostro sistema solare. Da ciò si è compreso che probabilmente tutti i sistemi planetari hanno un’origine uguale. Nello specifico Kepler-30 ha tre pianeti più grandi della Terra, che orbitano sul piano allineato alla rotazione della stella.

    A questo proposito una spiegazione precisa è arrivata da Robert Sanchis-Ojeda, il quale ha guidato la ricerca: “Nel nostro sistema solare, la traiettoria dei pianeti è parallela alla rotazione del sole, il che dimostra che probabilmente si formarono da un disco rotante. In questo sistema, è stato dimostrato che è accaduta la stessa cosa”.

    Rincara la dose Josh Winn, co-autore della ricerca: “Il fatto che la rotazione del sole sia allineato con le orbite dei pianeti, probabilmente non è una coincidenza.”

    Inoltre gli scienziati hanno spiegato che questa importante scoperta può essere direttamente ricollegata ad una teoria recente che ha cercato di spiegare come si siano formati i pianeti gioviani caldi. Si tratta di corpi celesti di enormi dimensioni, che si trovano vicini alle stelle incandescenti e riescono a completare un’orbita in poche ore o in pochi giorni.

    I pianeti gioviani caldi presentano delle orbite disallineate e questo potrebbe rappresentare un indizio molto importante, per saperne di più sulle loro origini. Si ipotizza infatti che i pianeti si sarebbero avvicinati tra loro molto presto, assumendo la posizione caratteristica delle loro orbite, riuscendo a gettare fuori dal sistema solare altri pianeti e avvicinandone altri ancora.

    Scoperte di questo genere non sono affatto facili da compiere, perché le stelle come Kepler-30 sono lontanissime ed è quasi impossibile catturare la loro immagine. In genere ci si basa sulle misurazioni della quantità di luce che emettono. In particolare questa volta gli studiosi si sono basati sul controllo delle macchie solari.

    In questo modo si è scoperto che Kepler-30 ruota lungo un asse perpendicolare al piano dell’orbita del suo pianeta più grande.