Rifiuti elettronici: Greenpeace, Italia in ritardo

Rifiuti elettronici: Greenpeace, Italia in ritardo

Greenpeace ha messo in evidenza che l'Italia è in ritardo sulla questione del ritiro gratuito dei rifiuti elettronici

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    Sui rifiuti elettronici Greenpeace sottolinea che l’Italia è in ritardo. La questione riguarda in modo particolare il problema della raccolta e del ritiro degli apparecchi elettronici non più usati, che i rivenditori hanno l’obbligo di ritirare nel momento in cui il consumatore acquista un nuovo apparecchio. Dai dati raccolti da Greenpeace è emerso che a distanza di mesi dall’applicazione del decreto che stabilisce l’obbligo per i negozianti il 51% di essi non si è ancora adeguato alle nuove norme. Un fatto che dovrebbe fare riflettere in tema di conservazione ambientale.

    Poco tempo fa sono state stabilite nuove regole per lo smaltimento dei rifiuti elettronici.

    E a quanto pare gli obblighi stabiliti in molti casi continuano ancora ad essere disattesi. Una situazione che sembra continuare sulla scia di un comportamento non ecocompatibile, che già Greenpeace aveva fatto oggetto di denuncia in tema di ritiro gratuito dei rifiuti elettronici.

    Vittoria Polidori di Greenpeace ha fatto presente:

    Questi risultati ci confermano che l’Italia e’ ancora indietro nella gestione dei rifiuti elettronici, nonostante la direttiva comunitaria risalga al 2002. Ancora la meta’ dei negozi, fra quelli intervistati, non e’ in linea con la legge e nel 63% dei casi non viene fornita la giusta informazione ai clienti sulla gratuità del ritiro, nonostante il decreto parli chiaro.

    Molto si dovrebbe e si potrebbe fare, in modo che si presti maggiore attenzione alle opportunità di garantire un ridotto impatto ambientale attraverso una più oculata gestione dei rifiuti. La sostenibilità ambientale va attuata in tutti i modi possibili.

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