Quinto rapporto Ipcc: la verità sul riscaldamento globale [FOTO & VIDEO]

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E’ stato pubblicato il quinto rapporto Ipcc sul riscaldamento globale

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    E’ stato pubblicato il quinto rapporto dell’Ipcc sul riscaldamento globale, un fenomeno collegato inestricabilmente ai cambiamenti climatici. Si tratta di un documento davvero molto importante, che è elaborato da un gruppo di esperti che lavorano per un’istituzione creata dalle Nazioni Unite. Questi studi scientifici ci fanno comprendere maggiormente come la temperatura media globale del nostro pianeta stia aumentando e come il clima stia cambiando a causa dell’azione non rispettosa dell’uomo sull’ambiente.

    Il dossier reso pubblico sul sito dell’Ipcc ha messo in chiaro che il riscaldamento globale è un fenomeno scientificamente provato. Il clima sta cambiando in seguito all’aumento delle emissioni di CO2. La responsabilità di tutto ciò va attribuita alle attività umane, che molto spesso non si caratterizzano per una linea green. Allo stesso tempo vengono messe a tacere tutte le polemiche di chi sosteneva che la situazione non è poi così grave come possa sembrare. Da molto tempo, infatti, si discute sull’argomento e sulla questione ci sono pareri contrastanti.

    Molto interessanti i dati del rapporto, che è riuscito a mettere in evidenza una situazione allarmante. La temperatura media globale è aumentata di 0,85 gradi negli anni compresi fra il 1880 e il 2012. Il più caldo decennio è stato quello che va dal 2000 al 2010. Anche se negli ultimi 15 anni si è accertato un rallentamento dell’innalzamento delle temperature, tutto ciò non influisce sul quadro generale. Le previsioni per il futuro, sempre secondo il dossier dell’Ipcc, sono concentrate sul fatto che, molto probabilmente, entro la fine del secolo ci sarà un ulteriore aumento della temperatura, pari a 2 gradi. Oltre questa soglia gli esperti affermano che i cambiamenti climatici diventeranno irreversibili.

    Nel 2013 la concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto i 400 ppm. E’ un livello molto alto, che corrisponde al 40% in più rispetto all’epoca preindustriale. La causa di tutto è da rapportare all’uso dei combustibili fossili. Le conseguenze si fanno sentire soprattutto sui mari e sugli oceani. Questi ultimi, che hanno assorbito il 30% delle emissioni, sono stati oggetto di un processo di acidificazione. Il livello dei mari si è innalzato di 0,19 metri negli anni compresi fra il 1901 e il 2010. Anche a questo riguardo le prospettive per il futuro sono significative, perché si prevede un possibile innalzamento di altri 26-82 centimetri entro il 2100.

    Le conseguenze si fanno sentire anche sullo scioglimento dei ghiacciai, che tende a non arrestarsi. Il tutto ha delle ripercussioni da non sottovalutare anche sulla vita degli orsi polari, che sono costretti a subire le conseguenze dei cambiamenti del clima.

    Secondo gli esperti dell’Ipcc, il riscaldamento globale sempre più massiccio di questi ultimi anni è da attribuire alla responsabilità dell’uomo, il quale, con le sue azioni poco rispettose nei confronti della sostenibilità ambientale, provoca l’aumento della CO2 nell’atmosfera. Dall’epoca industriale è iniziato un processo continuo di uso dei combustibili fossili, che incidono in maniera forte sulla qualità dell’aria e sulle temperature terrestri. Gli esperti hanno sottolineato la necessità di una riduzione delle emissioni inquinanti, per non arrivare ad una condizione irreversibile.

    In sostanza, se l’uomo non riuscirà a comprendere la gravità della situazione che sta creando e non sarà in grado di correggere il suo comportamento, c’è il pericolo di arrivare a delle condizioni, dalle quali non si può più tornare indietro. In particolare, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è cresciuta di più del 20% rispetto al 1958 e del 40% a partire dal 1750. Le attività antropiche e la deforestazione sono fenomeni che hanno inciso in modo fondamentale sulla determinazione di cambiamenti climatici, molti dei quali rimarranno attivi per secoli.

    L’Ipcc è costituito da un gruppo intergovernativo di esperti. L’istituzione è stata creata nel 1988 dalle Nazioni Unite, per studiare i cambiamenti climatici dal punto di vista scientifico e per riuscire a fornire ai Governi le giuste indicazioni, per arginarne le conseguenze. La struttura è quella di tre gruppi di lavoro, ciascuno per un ambito diverso: fisica, impatto del riscaldamento globale sulla vita e strategie per ridurre le emissioni di CO2. Già altri rapporti sono stati pubblicati negli anni scorsi. Questo attuale è il quinto.

    Le analisi sono state migliorate grazie all’uso di modelli climatici molto più attendibili. Sono proprio i dati forniti dal dossier, che fungeranno da base per trovare un accordo internazionale sul clima nell’ambito della conferenza prevista per il 2015 a Parigi. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto di convocare un vertice straordinario, per esaminare i punti principali sull’argomento, in attesa del 2015.

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