Cucina naturale e sana: 10 consigli da un monaco buddhista

Per una cucina naturale e sana, vediamo alcun consigli di un monaco buddhista, a vantaggio della salute e dell’ambiente.

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    La cucina naturale e sana è alla base della nostra salute e del rispetto dell’ambiente. Sono sempre di più le strategie che ci promettono di poter mangiare sano, ma siamo sicuri che esse siano realmente efficaci? Alcune sono tutte da scoprire e, anche se affondano le radici in tradizioni lontane dalle nostre, possono rappresentare veramente un toccasana per il nostro organismo e, in generale, per favorire il benessere psicofisico. A questo proposito molto interessanti sono i consigli che ci dà il monaco buddhista Kakuho Aoe, che è anche cuoco del tempio Ryokusenji di Tokyo. Kaku ci dà dei consigli molto preziosi, che vale la pena seguire. Le dritte sono tratte dal libro “La cucina del monaco buddhista”, scritto proprio da Kakuho Aoe.

    Il dashi

    Secondo il monaco buddhista, il brodo dashi, che si prepara con alga konbu e due bicchieri e mezzo di acqua, va preparato in silenzio e con il cuore, perché svolge un ruolo molto importante nel farci comprendere quali siano le cose essenziali della vita.

    I funghi shiitake

    Vengono utilizzati di solito per preparare il dashi. Hanno un sapore intenso e vengono soprannominati “le perle della montagna”. Preparando con cura anche questi funghi, il nostro animo ne può beneficiare, diventando più ricco e più generoso.

    Il riso Okayu

    Il riso Okayu è quello bianco stracotto, che è efficace contro il raffreddore e, secondo ciò che pensano i buddhisti, riesce ad aumentare la forza d’animo. Va cotto con molta pazienza, almeno per un’ora.

    Il tofu di sesamo

    Per preparare il tofu di sesamo, serve una procedura impegnativa, perché i semi vanno macinati. Può essere un ottimo piatto in grado di calmare l’animo, capace di non farci soccombere alle passioni.

    Le focaccine della purificazione

    Queste focaccine deliziose sono fatte a base di foglie di cavolo, di sottaceti e di igname, un ortaggio simile alla patata. Inoltre è aggiunto del latte di soia. La caratteristica essenziale di questo piatto è la frittura. Secondo il monaco buddhista, proprio ascoltando il rumore della frittura, possiamo capire fino a che punto siamo sereni.

    Il curry zen

    Un altro piatto da gustare in compagnia per rafforzare anche i legami solidali è il curry zen, che si prepara con i seguenti ingredienti (per 2 persone): 2 patate, 1 carota, mezzo pacco di funghi shimeji, mezzo pacco di funghi maitake, 400 grammi di polpa di pomodoro, mezzo panetto di tofu, 1 melanzana, mezzo cucchiaino di sale, 2 ciotole di riso, 2 cucchiai di olio di semi, 1 bicchiere di acqua, 3 cucchiaini di polvere di curry, 2 cucchiai di crema di sesamo, 1 cucchiaio di miso rosso. Tagliamo a pezzi le patate e la carota. Facciamole saltare in padella con l’olio. Aggiungiamo l’acqua e facciamo cuocere. Uniamo i funghi, la polpa di pomodoro, il tofu fritto, il miso, la polvere di curry e la crema di sesamo. Versiamo tutto sul riso cotto e decoriamo con la melanzana tagliata a pezzi e fritta.

    I germogli di soia

    Spesso insieme al tofu vengono cucinati i germogli di soia. La tradizione orientale vuole che vengano mangiati con rispetto, come se fossero i figli della soia.

    La radice di loto

    La radice di loto è ricca di vitamine e sali minerali. Anche questo piatto è da mangiare con molta attenzione, perché è capace di arrivare all’animo. D’altronde il fiore di loto è un simbolo molto conosciuto nella tradizione buddhista, perché rappresenta il risveglio.

    La zuppa trasparente di pomodori

    Per preparare la zuppa di pomodori (per 2 persone) ci vogliono 4 pomodori e sale quanto basta. Scottiamo i pomodori in acqua bollente, togliamo la buccia e tagliamoli. Pestiamoli in un mortaio e mettiamoli dentro un canovaccio di cotone sottile. Appendiamolo e raccogliamo l’acqua che cola da esso. Aggiungiamo il sale.

    Non gettare via il cibo

    La tradizione buddhista prescrive una regola contro gli sprechi: una volta che il cibo è stato servito, non se ne deve lasciare né gettare via neppure una briciola.