A Fukushima scimmie come cavie: una scelta discutibile

A Fukushima scimmie come cavie: una scelta discutibile

Un progetto relativo allo studio delle radiazioni a Fukushima causa ancora polemiche sulla possibilità di utilizzare scimmie come cavie per studiare l’area a rischio

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    La situazione vicino a Fukushima

    E’ una scelta che susciterà sicuramente diverse polemiche quella presa a Fukushima, relativamente all’impiego di scimmie come cavie. Il progetto di un’università del luogo suscita le perplessità degli animalisti, dato che ancora una volta siamo portati a riflettere sul ruolo degli animali utilizzati spesso come vere e proprie cavie per degli esperimenti che sarebbero pericolosi per noi umani. Il progetto messo a punto dagli studiosi, guidati dal professor Takayuki Takahashi, prevede che ogni scimmia abbia un collare speciale capace di misurare il livello di radiazioni.

    Le cavie verrebbero quindi mandate all’interno della foresta di Fukushima per raccogliere dati con un livello maggiore di profondità. Le informazioni che si cerca di ottenere sono quelle relative all’intensità delle radiazioni nel luogo e quelle riguardanti il movimento nella zona degli animali.

    Grazie al collare tecnologico tutti questi dati vengono registrati e in seguito si potrà provvedere ad effettuare uno studio maggiormente approfondito.

    Come dicevamo però la decisione è abbastanza discutibile, perché si finirebbe col fare del male agli animali usati come cavie dagli studiosi.

    Ancora una volta si torna quindi a discutere del problema delle cavie da laboratorio. E’ moralmente corretto cercare di studiare un modo per stare bene causando sofferenza ad altri esseri viventi? Il professor Takahashi ha spiegato: “Abbiamo deciso di utilizzare scimmie per questo progetto perché il territorio coperto sia conosciuto approfonditamente dalla comunità scientifica”.

    Il progetto avrebbe la durata di due mesi e si svolgerà in un’area a circa 16 miglia dalla centrale di Fukushima, danneggiata pesantemente.

    Foto AP/LaPresse

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