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Sepolti vivi, un incubo per molti: cosa fare se sfortunatamente dovesse capitare

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Immaginate di essere chiusi all’interno di una bara e non essere, però, su un set di un film dell’orrore. È possibile sopravvivere?

tafofobia di cosa si tratta
Bara (Foto da Canva) – Ecoo.it

Conoscete la tafofobia? Si tratta della paura, pensate un po’, di essere sepolti vivi. Sono tanti quelli che hanno, con il passare del tempo, sviluppato questa paura, anche se sembra impossibile che tutto ciò avvenga, molte persone sono estremamente terrorizzate. Il termine tafofobia deriva dal greco, infatti, thapos significa sepolcro ed è unita alla parola fobia, ovvero paura irrazionale nei confronti di qualcuno o di qualcosa.

Si può sopravvivere se si viene sepolti vivi? Un interrogativo che risale alle notte dei tempi, il quesito ha ragione di esistere, considerato che, nel corso dei secoli, diverse volte il problema è diventato oggetto di discussione, basti pensare che per un periodo si è dovuto pensare ad adottare alcune soluzione per placare la psicosi collettiva.

Nel 700 questa fobia ha visto il massimo della sua diffusione, tutta colpa delle epidemie, difatti, in quel periodo per scongiurare ulteriori contagi si seppellivano con una certa urgenza i defunti. Delle volte, però, qualcosa andava storto e chi si pensava fosse morto in realtà non lo era, il risultato era quello di risvegliarsi dopo qualche ora all’interno di una bara.

I metodi utilizzati

In tal senso, vi fu la necessità di adoperare alcuni “escamotage” per non rischiare di morire (questa volta veramente). All’epoca era stato pensato di creare dei veri e propri “allarmi” e furono create le bare con le campanelle.

Campo Santo (Foto da Canva) – Ecoo.it

Questo avrebbe consentito di far capire a tutti che all’interno chi era conservato godeva di ottima salute e, dunque, si era lasciato andare ad un “riposo” più profondo, ma i tempi cambiano e la medicina si evolve, quindi la necessità di ricorrere a questi metodi non ha bisogno di esistere.

È giusto, arrivati a questo punto, esplorare anche gli effetti provocati da questa paura. Gli esseri umani che sviluppano la tafofobia accusano: ansia, attacchi di panico, sudorazione eccessiva, e tachicardia. Se la situazione diventa ingestibile e questa paura prende il sopravvento e non permette di svolgere le azioni quotidiane, il consiglio è quello di rivolgersi agli esperti del settore, come ad esempio: psicoterapeutici. Questi sapranno scovare a fondo e capire da dove derivi tale paura.

Si riesce a sopravvivere dopo essere stati sepolti vivi?

Cimitero (Foto da Canva) -Ecoo.it

Ma se, malauguratamente, una situazione del genere dovesse presentarsi proprio a noi (si spera di no) cosa si potrebbe fare? In realtà, poche sono le possibilità di salvarsi e, dunque, ribadire la frase: “stai tranquilla è tutto risolvibile” non è la risposta esatta. Piuttosto possiamo esplorare quali sono gli istanti che susseguono il “risveglio”.

Immaginate di aprire gli occhi e trovarvi chiusi in uno spazio angusto, la prima reazione è quella di dimenarsi per cercare di capire dove ci si trova, questa situazione inevitabilmente porterà ad uno stato di agitazione, quando vi sarete resi conto di trovarvi all’interno di una bara, comincerete ad urlare (difficilmente qualcuno vi sentirà, spiace deludervi) questo comporterà richiesta maggiore d’ossigeno, ma via via questo tenderà a diminuire e a quel punto sopraggiungerà l’asfissia e la morte.

Purtroppo, è impossibile sopravvivere a lungo a tale situazione, che ribadiamo non può avvenire, perché si rispettano delle norme e nessuno può esimersi. In ogni caso, la fobia di essere sepolti vivi esiste e alcuni soggetti ne soffrono.

Sono numerosi i casi di persone sepolte o rinchiuse in una bara che sono sopravvissute, complici alcuni fattori: le loro grida hanno attirato l’attenzione di soggetti che si trovava nelle vicinanze e il tempismo perfetto, dunque, la risposta a cosa fare in questo caso è quella di provare a gridare e dare pugni o calci alla bara e sperare che qualcuno si trovi a passare giusto da lì e si accorga di noi.

Paola Saija

Classe 1996, sono nata ad Enna, nel cuore della Sicilia e sono una studentessa della facoltà di Lettere Moderne. Sin da piccola ho sempre nutrito una forte passione per la scrittura ed il giornalismo e, da qualche anno, sono riuscita a coronare il mio sogno collaborando con diverse testate locali e non. Le tematiche che mi stanno più a cuore e di cui mi occupo sono l’ambiente, la cronaca e l’attualità. Le altre mie passioni sono l’arte, il cinema ed il teatro che ho avuto modo di approfondire attraverso gli studi ed i viaggi.

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