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Epatite A, allerta in Campania: cosa evitare a tavola e come proteggersi dal contagio

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Crescono i casi di epatite A in Campania: attenzione a cibi a rischio, sintomi e prevenzione per evitare il contagio e proteggere la salute.

In Campania cresce l’attenzione per l’aumento dei casi di epatite A: a metà marzo sono già 133 le infezioni segnalate. Un dato che ha spinto le autorità sanitarie a rafforzare i controlli, soprattutto sugli alimenti più a rischio, e a rilanciare le misure di prevenzione.

Epatite A, allerta in Campania: cosa evitare a tavola e come proteggersi dal contagio – ecoo.it

Secondo Organizzazione Mondiale della Sanità e Istituto Superiore di Sanità, l’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV. Non diventa cronica, ma può essere debilitante e più severa negli adulti, soprattutto in presenza di altre patologie epatiche.

Come avviene il contagio

La trasmissione avviene principalmente per via oro-fecale: il virus entra nell’organismo attraverso cibi o acqua contaminati, oppure tramite contatto diretto con persone infette. Un aspetto critico è che il contagio può avvenire anche prima della comparsa dei sintomi, rendendo difficile individuare l’origine dell’infezione.

Come avviene il contagio – ecoo.it

Tra gli alimenti più a rischio ci sono i molluschi bivalvi — come cozze, vongole e ostriche — che filtrano grandi quantità d’acqua e possono accumulare il virus se provenienti da ambienti contaminati. Anche frutti di bosco, verdure crude e acqua non sicura possono rappresentare un veicolo di trasmissione, soprattutto se consumati senza adeguati trattamenti.

I sintomi da riconoscere

I sintomi dell’epatite A possono comparire gradualmente e non sempre sono immediatamente evidenti. I più comuni includono:

  • febbre e stanchezza intensa
  • nausea e dolori addominali
  • perdita di appetito
  • urine scure e feci chiare
  • ittero (colorazione gialla di pelle e occhi)

Nei bambini l’infezione può essere asintomatica, mentre negli adulti tende a manifestarsi in modo più evidente e prolungato. Il periodo di incubazione può arrivare fino a 50 giorni.

Cosa non mangiare e come prevenire

La prevenzione passa soprattutto dalla tavola. Il primo consiglio è evitare il consumo di molluschi crudi o poco cotti, principale fattore di rischio nei casi segnalati. Anche i frutti di bosco surgelati dovrebbero essere consumati solo dopo cottura, mentre quelli freschi vanno lavati con estrema attenzione.

Altre buone pratiche fondamentali:

  • lavare accuratamente le mani, soprattutto prima di mangiare
  • utilizzare acqua potabile sicura
  • evitare contaminazioni in cucina tra alimenti crudi e cotti
  • pulire superfici e utensili

La vaccinazione resta lo strumento più efficace per prevenire l’infezione. È raccomandata per chi è stato esposto al virus, per chi lavora nel settore alimentare e per le persone più vulnerabili. In caso di contatto recente, il vaccino può essere somministrato anche successivamente, riducendo il rischio di sviluppare la malattia.

Un rischio che torna ciclicamente

L’aumento dei casi in Campania non è un episodio isolato, ma si inserisce in un fenomeno che si ripresenta periodicamente, spesso legato a comportamenti quotidiani sottovalutati. Le abitudini alimentari, soprattutto durante festività o occasioni conviviali, possono favorire la diffusione del virus.

Per questo motivo, informazione e prevenzione restano le armi più efficaci. Piccoli gesti — come scegliere cibi ben cotti o curare l’igiene — possono fare una grande differenza nel contenere il contagio.

In un contesto in cui la circolazione del virus continua a essere favorita da disattenzioni comuni, la consapevolezza diventa centrale. Evitare rischi inutili, soprattutto a tavola, significa proteggere non solo se stessi ma anche gli altri, contribuendo a limitare la diffusione di un’infezione ancora oggi tutt’altro che scomparsa.

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