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Gli animali strani possono essere anche “creati ad hoc” per spingere la ricerca scientifica? È questo che sembra emergere dalle immagini che portano alla conoscenza del mondo l’esistenza di questi gatti fluorescenti, geneticamente modificati. I tre micini, fatti nascere in un laboratorio americano, si chiamano TgCat1, TgCat2 e TgCat3 e hanno la particolarità di assumere questo colore particolare se illuminati con luce ultravioletta.
Oltre alla curiosità fluorescente, la ricerca americana ha in realtà uno scopo decisamente più serio: studiare il sistema immunitario di questi animali e di vedere come reagiscono al FIV, molto simile al virus dell’HIV che colpisce milioni di esseri umani ogni anno. I tre cuccioli di gatti sono nati con un gene che permette loro di essere immunodeficienti, e questo lo si riscontra studiando soprattutto il loro sistema linfatico, il più colpito in caso di queste malattie. Al momento si tratta solo di esperimenti non ripetibili sull’uomo, ma è evidente che si crea una forte questione etico morale: fino a che punto va alimentata la ricerca scientifica? Anche a costo di compromettere la protezione degli animali?
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