Questo alimento può provocare il tumore: mai abusarne

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (associazione senza scopo di lucro – con sede a Londra – impegnata nella ricerca della prevenzione del cancro in relazione al rapporto tra alimentazione, stili di vita e tumori) ha pubblicato una revisione dei suoi studi scientifici a distanza di quindici anni dall’ultima edizione.

La pubblicazione – nel 2007 – di Food, Nutrition, Physical Activity and the Prevention of Cancer; a Global Perspective è ancora oggi considerata l’analisi più completa mai pubblicata sulla correlazione cibo-tumori; uno studio che ha cambiato il panorama della ricerca, nel quale si evidenzia che il 30-40% delle malattie oncologiche sia attribuibile al consumo di determinati cibi. Quali novità ci sono le novità?

In medio stat virtus: mai abusare di questo alimento

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Carne lavorata (PIxabay)

Le conclusioni non si discostano da quelle a cui è giunta nel 2015 l’ IARC (acronimo inglese di International Agency for Research on Cancer  “Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro”), agenzia intergovernativa che afferisce all’Organizzazione Mondiale della Sanità, impegnata a valutare e a classificare la cancerogenicità delle sostanze.

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In quel caso, a seguito di più di 800 studi, la carne rossa (manzo, vitello, maiale, agnello o montone, cervo, cavallo e pecora) fu classificata come un cancerogeno di gruppo 2A (“probabilmente cancerogena”), quella lavorata (trasformata mediante salagione, stagionatura, fermentazione, affumicatura, è il caso degli insaccati ad esempio) fu inserita nella classe 1, la stessa del tabacco e dell’alcool (“sicuramente cancerogena”).

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La correlazione tra malattia oncologica e carne rossa/lavorata aumenterebbe con la quantità consumata: mangiare più di 700 grammi (peso crudo) di carne rossa a settimana aumenta il rischio di cancro intestinale; il rischio di sviluppare un cancro al colon retto aumenta di 1,18 volte per ogni 50 grammi di carne lavorata consumata al giorno.

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro è giunto a conclusioni simili. Per dovere di informazione è importante fare delle precisazioni. La classificazione dell’IARC, ormai punto di riferimento, non è di rischio (non va interpretata concludendo che i salumi siano sempre e necessariamente più pericolosi della carne rossa o che mangiare una fetta di un insaccato sia pericoloso quanto fumare, dal momento che il fumo è un cancerogeno molto più potente).

Essa misura invece il livello di fiducia che gli esperti hanno nei dati per potersi esprimere sulla cancerogenicità di un prodotto. Gli studi a disposizione mettono infatti in luce che la lavorazione della carne, o le sostanze chimiche naturalmente presenti al suo interno,  aumentano il rischio di cancro.

Ad esempio, quando l’eme, sostanza chimica presente nella carne rossa, viene scomposta dal nostro organismo, si formano sostanze chimiche N-nitroso che sono state considerate responsabili del danneggiamento delle cellule che rivestono l’intestino e che possono portare al cancro di questa porzione dell’apparato dirigente. Parimenti insidiosi i conservanti a base di nitriti e nitrati (utilizzati per la carne lavorata).

Niente panico, solo carta e penna per prendere nota

  • Carne rossa e lavorata sono importanti fonti di proteine. Tali alimenti contengono tuttavia anche grassi saturi e il ferro nel gruppo eme.
  • Un’assunzione in dosi eccessive può provocare diversi problemi (aumento del colesterolo e dei livelli di insulina nel sangue) e accrescere il rischio di patologie come i tumori (in particolare quelli del colon-retto).
  • L’importante è non superare le tre porzioni a settimana di carne rossa (circa 350-500 g). Buona regola è alternarla con la carne bianca e seguire una dieta varia e ricca di cereali integrali, frutta, verdura e legumi.
  • La pericolosità delle carni rosse e lavorate dipende dalla quantità, dalla tipologia di lavorazione per la loro conservazione e dalle modalità di cottura: queste variabili incidono sulla modifica delle molecole presenti o possono generarle di nuove (che possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore).
  • Le persone a elevato rischio (per familiarità o altre patologie) devono prestare maggiore attenzione rispetto agli individui a basso rischio. Fondamentale il dialogo con uno specialista per valutare il corretto apporto di questi alimenti che, lo ricordiamo, sono preziosi alleati per il benessere dell’organismo.