Anche oggi, dal termovalorizzatore di Acerra, sono state registrate emissioni oltre i limiti consentiti. Ancora una volta, il monossido di carbonio e gli idrocarburi aromatici hanno riempito l’aria intorno all’inceneritore più contestato d’Italia.
L’incubo dei rifiuti a Napoli sembra non avere fine. Non che si pensasse che la controversa apertura del termovalorizzatore di Acerra potesse risolvere tutti i problemi. Anzi, semmai ne ha portati degli altri tanto è vero che l’agenzia Reuters a fine maggio riportava che le emissioni di polveri sottili prodotte dal termovalorizzatore hanno superato la soglia consentita dalla legge: 50 microgrammi/metro cubo.
Il mese scorso se n’era fatto un gran parlare. Il 26 marzo, alla presenza di diverse cariche dello Stato, era stato inaugurato il controverso termovalorizzatore di Acerra che nelle intenzioni del Governo e dei fautori dell’uso degli inceneritori avrebbe dovuto contribuire a smaltire le tonnellate di rifiuti che sommergono la Campania.
Legambiente mette sul piatto dell’emergenza rifiuti dieci proposte da presentare a Governo e Parlamento per risolvere il problema.
Ieri 26 marzo, alla presenza di innumerevoli autorità dello Stato tra cui il presidente del Consiglio Berlusconi, è stato dato ufficialmente il via libera al termovalorizzatore di Acerra che negli intenti del Governo dovrebbe contribuire a risolvere l’annosa questione dei rifiuti di Napoli e dell’intera Campania. Ma è davvero così?