
Smaltire olio fritto in maniera ecosostenibile? Certo che si può! Noi italiani, grandissimi consumatori di pietanze ad alto contenuto oleoso, specialmente fritto. E se l’abitudine comune è quella di gettare gli scarti di olio rimasti in padella nel lavandino, sappiate che non c’è niente di più dannoso per l’ambiente (almeno, in cucina) di questa sconveniente pratica. Tralasciando il fatto che un utilizzo sconsiderato di cibi fritti può nuocere sia alla linea (e questo è certo) sia alla salute, bisogna fare molta attenzione anche al “dopo”. Esiste un modo particolarmente “green” per smaltire l’olio di frittura: ecco quale.
Legambiente ha pubblicato un rapporto relativo ai rifiuti tossici e al loro smaltimento in Lombardia. Si tratta di una situazione molto preoccupante che mette in luce delle pratiche di smaltimento illecito dei rifiuti pericolosi raccolti in Campania. Il rapporto “Ecomafia in Lombardia” descrive una situazione molto critica soprattutto nella provincia di Brescia, dove una grande quantità di rifiuti pericolosi e sostanze tossiche è arrivata nel corso degli ultimi anni, in particolare durante il 2009, quando si sono registrate 855 infrazioni di questo tipo, che risultano sicuramente molto dannose per una corretta tutela dell’ambiente.

Dalla ridente cittadina di Peschici arriva una notizia davvero interessante. E’ stata messo a punto la cementificazione dei rifiuti, un innovativo sistema per smaltire i rifiuti che prevede l’accorpamento degli scarti in blocchi costituiti da cemento e calcestruzzo. Aldo Cannavò, colui che ha ideato e curato il progetto, ha dichiarato che “E’ possibile costituire forme diverse e misure che vanno da quella di un mattone a quella di un container“. Molto interessante, visto e considerato che questo sistema riduce l’impatto ambientale, ha dei costi notevolmente inferiori e permette di riutilizzare i blocchi di cemento per altri impieghi.
I reati ambientali rappresentano un vero e proprio problema che il nostro Paese è costretto ad affrontare con strategie adeguate e necessarie. In massima parte la questione si basa sulle cosiddette ecomafie, che coinvolgono reati di ogni genere, come l’abusivismo edilizio e il racket dei rifiuti, contro i quali spesso non si riesce a lottare, visto che questi crimini risentono dell’indifferenza generalizzata. Gli ultimi dati statistici che si riferiscono all’Italia non sono per niente rassicuranti. Si conta un illecito ambientale ogni 43 minuti. Una situazione piuttosto grave.

In materia di gestione dei rifiuti elettronici interverrà un nuovo decreto ministeriale che entrerà in vigore dal 18 Giugno. Le nuove norme per lo smaltimento dei rifiuti elettronici, di cui avevamo già parlato, valgono sia per i clienti sia per i negozi specializzati . Mentre fino ad ora chi doveva cambiare un elettrodomestico doveva portarlo negli appositi centri per lo smaltimento, con il nuovo decreto i negozianti avranno l’obbligo di ritirare in maniera diretta il vecchio apparecchio. I rifiuti elettronici verranno poi consegnati ai consorzi di riciclo. Un risparmio anche economico per i consumatori.
Il Centro di Coordinamento RAEE ha pubblicato i dati del Rapporto Annuale 2009 relativi al sistema di ritiro e smaltimento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche italiano. Secondo la stima, lo scorso anno sul territorio italiano sono stati raccolti più di 193mila tonnellate di RAEE, con un incremento del 200% rispetto l’anno 2008. I valori medi procapite sono così saliti a 3,2 Kg adeguandosi sempre più alle situazioni presenti negli altri Stati dell’Unione Europea e, soprattutto, a quelli che sono gli obiettivi imposti dalla normativa Comunitaria.

Pensare ecologico vuol dire anche reinventare, sperimentare e magari trovare il modo di trasformare rifiuti tra i più insospettabili in qualcosa di utile e di nuovo. Questo si direbbe il caso di una curiosa sperimentazione nata dalla collaborazione di Re-worked e Axion Polymers, dove si è trovato il modo di riciclare un rifiuto davvero insolito. Si tratta di fondi del caffè, un prodotto che produciamo quotidianamente in grande quantità, e che queste aziende inglesi hanno sfruttato come base per creare alcune parti di mobili come sedie e tavolini.

Sprout è un curioso ecobrand che realizza tanti orologi colorati dallo stile casual e anche molto economici, attraverso una filosofia eco-friendly e l’utilizzo di tanti materiali ecologici, riciclabili e biodegradabili. Dal packaging al prodotto finale, il brand si preoccupa di rispettare la natura, e lo fa utilizzando materie prime naturali e facilmente recuperabili. Gli orologi sono fatti da almeno una percentuale dell’86% di materiali sostenibili, dove abbiamo la fibbia in resina, il cinturino di cotone organico, il quadrante in bambù e infine abbiamo la lente di cristallo minerale e la batteria fatta in mercurio libero.

Il brand newyorkese Weitzner, capitanato dall’omonima designer Lori Weitzner, propone tanti prodotti e complementi d’arredo per la casa di stampo classico e molto lussuosi, dove troviamo anche una nuova e curiosa collezione di carte da parati proposte per la primavera 2010. In questa nuova linea troviamo un prodotto insolito e sicuramente originale che spicca tra questo tipo di decori per la nostra casa. Si tratta di Newsworthy, una carta da parati ricavata interamente riciclando dei vecchi quotidiani. Anche il resto della collezione è dedicato a prodotti eco-friendly, dove i materiali di base per tutte le carte sono ricavate da fibre naturali ed ecologiche.

Oggi vi parliamo di un progetto di design eco sostenibile che ha un fine molto nobile e degno di nota. Si tratta di una idea del designer americano Louie Rigano, il quale ha trovato un modo intelligente di parlare di riciclo e solidarietà. Il progetto vede la produzione di semplici stivali di plastica chiamati Rain Boots, ricavati da sacchetti di plastica riciclati, trattati in modo tale da poter essere modellati e tagliati per la realizzazione di stivali per la pioggia comodi, pratici e colorati.

Si è conclusa sabato la seconda edizione del contest ecosostenibile internazionale “Rifiuti in cerca d’autore” che ha premiato, a Salerno, l’opera ecologica migliore. Vincitore del premio Ecolight è stato Giancarlo Aliberti, che ha senza dubbio sbaragliato la concorrenza (anche se tosta). L’opera ecosostenibile ha vinto il premio Raee per i rifiuti elettrici ed elettronici. Un’opera che ha saputo coniugare l’arte al rispetto ambientale, tanto da essere stata meritevole del riconoscimento più ambito. Scopriamo insieme come si è svolta la premiazione.
Alzi la mano chi di noi automobilisti non ha mai dovuto fare una brusca manovra per schivare un sacchetto della spazzatura mentre guidava. Purtroppo la maleducazione legata ai rifiuti, spesso sparpagliati ai bordi delle strade o addirittura ammucchiati nelle piazzole di sosta che costeggiano le infrastrutture, è un problema che attanaglia noi italiani. Lo rivela il Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, che per tale argomento si è reso molto propositivo: urge una norma che punisca in maniera seria e definitiva gli automobilisti più maleducati.

Bologna si tinge di verde! E’ ciò che sta accadendo in questi giorni. Ieri ha avuto inizio la prima edizione del Festival ecologico con sede al Palazzo Re Enzo, e che vede protagonisti time come l’ambiente, il risparmio energetico e l’ecosostenibilità. In questa prima giornata della manifestazione, i partecipanti principali sono stati bambini dai 6 ai 13 anni che, in collaborazione con l’associazione Monte Sole Bike Group e FIAB, hanno preso parte ad una caccia al tesoro, spettacoli teatrali e passeggiate in mountain bike. Ma non è finita qui, perchè anche oggi è tempo di divertimento!

L’idea è venuta a Daizi Zheng, una ragazza cinese di 23 anni e attualmente residente in Gran Bretagna: un cellulare ecologico al 100% alimentato a soluzione zuccherina. Il Nokia “green” Phone, questo è il suo nome, ha le sembianze di una grossa provetta da laboratorio e dispone, come ogni apparecchio telefonico che si rispetti, di display e tastiera. Quello che rende questo telefono particolare è un tappo che si avvita in cima al dispositivo e che permette di chiudere il “serbatoio”. Infatti, la soluzione zuccherina è sostitutiva alle comuni batterie agli ioni di litio che servono ad alimentare i telefonini. Curioso, no?