In tema di inquinamento del mare piuttosto interessanti appaiono i dati che sono stati raccolti da Greenpeace sul Santuario dei Cetacei, la nota area marina protetta, che è soggetta ad una serie di problemi. In primo luogo questi sono determinati dal fatto che l’area in questione è sede di un traffico navale piuttosto intenso, riguardo al quale non sono state messe a punto regole ben precise. Il passaggio di navi con carichi pericolosi, il trasporto di idrocarburi, il lavaggio delle cisterne e gli scarichi illegali sono tutti elementi da non sottovalutare.

Ci risiamo. La spietata caccia alle balene con conseguente uccisione si è ripetuta nelle isole Far Oer, dove la pratica è diventata ormai tradizione irrinunciabile. Questa usanza ha addirittura un nome in quei luoghi: Grindadrap. In questo arcipelago incastonato tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda e in parte legato alla Danimarca, si consuma ogni anno la mattanza delle pilot whale, ovvero delle balene dalle pinne lunghe. Il dramma è stato documentato da un infiltrato speciale: Peter Hammarstedt, uomo di punta dell’equipaggio della nave eco-pirata Sea Shepherd (da sempre schierato contro la spietata caccia alle balene) travestito da studente per non farsi riconoscere.
Avete letto proprio bene. Dopo la Lousiana, la marea nera ha colpito anche la Cina. Chiaramente non stiamo parlando della stessa fuoriuscita di petrolio ma di una seconda. Le dinamiche sono in qualche modo simili a quella americana: in questo caso, ad esplodere sono stati due oleodotti il giorno 16 luglio nei pressi del porto di Xingang, nella provincia di Liaoning (Cina nord-orientale). Attualmente sono stati mobilitati oltre 2.500 pescherecci per tentare di assorbire il petrolio fuoriuscito sinora ed esteso per ben 230 chilometri quadrati. Per rendervi meglio conto dei danni provocati, ecco le foto diffuse da Greenpeace.

L’ennesimo report di Greenpeace, stavolta relativo agli OGM, evidenzia l’assoluto fallimento degli stessi. In particolare, riporta quelli che sono i casi più eclatanti dove gli OGM hanno fatto più danni che altro. Malgrado la scienza sia sempre più orientata verso le biotecnologie, Greenpeace rimane salda sui propri ideali di naturalezza e genuinità. Crede così tanto da aver organizzato un incontro denominato “Agricoltura e biotecnologie: il fronte della ricerca tra un’avanguardia silenziosa e un’innovazione superata” a Roma, il prossimo martedì 20 luglio.

Bellissima questa iniziativa dell’associazione ambientalista, che porterà pannelli fotovoltaici sui luoghi del terremoto abruzzese. Greenpeace infatti finanzierà l’installazione di pannelli solari in un paese chiamato Barete, colpito dal terremoto nell’aprile dello scorso anno. Questo nobile gesto è supportato dalla volontà di rendere autosufficienti le vittime del disastro, private di quanto più caro, e da lì contribuire alla rinascita dell’autonomia della popolazione. I pannelli fotovoltaici verranno montati sopra 16 casette Map (moduli abitativi provvisori) di Barete, che da tempo aspettano un aiuto dal Governo in tal senso.
Nella giornata di ieri è stata situata da Greenpeace sulla gradinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna a Roma una balena lunga quindici metri, una protesta che arriva in un periodo molto particolare. La caccia alle balene sta infatti diventando un fenomeno molto diffuso in diversi Paesi del mondo, provocando sempre di più una diminuzione del numero dei cetacei, che rischiano continuamente la vita a causa di un gran numero di persone che in tutto il mondo li uccide e li commercializza. Ecco perché Greenpeace ha organizzato la protesta, in dei giorni speciali.

Greenpeace sostiene che farcela è possibile: con le tecnologie a nostra disposizione, produrre il 95% di energia proveniente da fonti rinnovabili diventa un traguardo davvero fattibile. Questo è quanto affermato dal rapporto “The Energy [R]evolution” pubblicato dalla stessa associazione amica dell’ambiente. Come è possibile ottenere ciò? Semplice: rinunciando alle centrali nucleari e aumentando in maniera significativa i posti di lavoro per le rinnovabili. Una strategia che, a detta dell’associazione ambientalista, porterebbe ottimi frutti per il futuro del nostro pianeta.

Questa volta gli attivisti Greenpeace se la sono vista davvero brutta. Alcuni uomini della nota associazione ambientalista, a bordo di un gommone, hanno solcato il mare di Malta per protestare contro la caccia spietata al tonno rosso, animale a gravissimo rischio di estinzione. Peccato soltanto che i pescatori del tonno rosso, molto infastiditi dalla presenza di questi ambientalisti durante l’esecuzione delle loro attività lucrative, abbiano ben pensato di “affrontare” gli intrusi con coltelli ed uncini per la pesca. Una rivolta che lascia piuttosto sgomenti. Ecco le dinamiche dell’accaduto.

Greenpeace ha dato i voti sullo sviluppo sostenibile di 15 aziende che di prodotti elettronici, compilando – come uso periodico – una lista di quelle maggiormente rispettose dell’ambiente, e quelle meno propense a mantenere la parola data su questioni ecologiche. Una lista che vede evidenziate diverse sorprese, come i bruschi scivoloni di Dell, Samsung e – soprattutto – Toshiba, sulle quali Greenpeace si esprime in maniera più negativa del solito.

Una notizia che ci regala davvero un bel sorriso. Finalmente Greenpeace ha vinto la sua battaglia contro il colosso alimentare Nestlè! La multinazionale degli snack e dolciumi vari ha pubblicamente “promesso” che non utilizzerà più derivati degli alberi provenienti dalle foreste del Sud-Est asiatico. Insomma, le fatiche degli attivisti Greenpeace sono state ripagate ampiamente, e olio di palma e carta ricavati dalle piantagioni dei polmoni verdi del pianeta non verranno più acquistati dalla Sinar mas (per cui, non verrà alimentata la deforestazione).
E’ passato quasi un mese dalla tragica esplosione che ha coinvolto la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, di proprietà della British Petroleum. Come già ampiamente abbiamo illustrato in vari altri articoli, questo disastro è destinato ad entrare nella storia mondiale come uno degli incidenti più gravi a livello ambientale. Lo sostiene anche Greenpeace, che la scorsa mattina ha rilevato quantità ingenti di petrolio lungo le spiagge dell’area di Sauth Pass, in Louisiana (a poca distanza dalla foce del fiume Mississippi) documentato da alcuni scatti fotografici.
Curiosa la protesta di Greenpeace. Stavolta, ha coinvolto parecchie città del mondo, dove si sono viste decine di attivisti travestiti da… Orango Tango. Il monito è rivolto a Nestlè, multinazionale nel settore alimentare (conoscerete bene i famosi snack che, in un modo o nell’altro, acquistiamo tutti quanti), che a quanto pare minaccia seriamente il nostro clima e il nostro ecosistema. La scelta del primato come travestimento, chiaramente, non è del tutto casuale: tra le proteste in atto, infatti, si sostiene che Nestlè stia distruggendo l’habitat di questo animale minacciandone l’estinzione.
Ieri mattina Greenpeace è stata protagonista, ancora una volta, di una crociata in favore dell’ambiente. Tre gommoni sganciati dalla nave ammiraglia dell’associazione, la “Rainbow Warrior“, hanno navigato al largo del porto di Livorno fino a raggiungere la nave Far Samson responsabile della costruzione del Rigassificatore offshore che Greenpeace non vuole assolutamente. Ecco quindi come gli attivisti hanno esposto degli striscioni per manifestare il dissenso. Ma non solo: con l’aiuto di un rullo per dipingere le fiancate delle navi, hanno scritto sul barcone “balene finite”. Scopriamo perchè.

“Rainbow Warrior“, l’imbarcazione ammiraglia di Greenpeace, fino a oggi sarà al porto di Genova in esposizione. Il motivo della sua presenza è molto semplice: Greenpeace, ancora una volta, manifesta in forma pacifica contro la scelta di introdurre l’energia nucleare in Italia. La scelta di Genova come porto di attracco non è del tutto casuale: si tratta di uno dei porti più significativi della nostra penisola, oltre che di grande affluenza. Quindi sarebbe una scelta strategica, quella dell’associazione, per rendere nota ai cittadini questa campagna. Come sempre, l’informazione prima di tutto.