Vivere senza plastica: una famiglia lo fa da tre anni

Vivere senza plastica: una famiglia lo fa da tre anni

Una famiglia austriaca ha dimostrato che si può vivere senza plastica

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    vivere senza plastica famiglia austriaca

    Chi l’ha detto che non si può vivere senza plastica? In realtà si può vivere benissimo senza fare ricorso agli oggetti di plastica. Lo ha dimostrato una famiglia austriaca, che ha fatto questa scelta, volendo contribuire al rispetto dell’ambiente. La famiglia è composta da madre, padre e tre figli. La loro storia è iniziata tre anni fa, quando hanno preso la decisione di togliere da casa tutti gli oggetti che contengono plastica. I componenti di questa famiglia hanno rinunciato a moltissime cose: giocattoli, mobili da giardino, elettrodomestici e anche alcuni vestiti.

    Sandra Krautwaschl, fisioterapista di 41 anni, che ha deciso di intraprendere questa avventura con la sua famiglia, ha scritto anche un libro sull’argomento ed ha esplicitamente dichiarato: “Credo che sia come vivere senza televisione: in un primo momento sembra difficile ma quando ci si abitua la tua qualità di vita migliora in modo significativo“.

    L’idea di vivere senza plastica è iniziata nel 2009, quando, nel corso di una vacanza in Croazia, la donna ha notato dei rifiuti di plastica che galleggiavano sull’acqua del mare.

    Da qui è scattata la molla, che l’ha spinta a voler fare qualcosa per salvare il pianeta. Allo stesso tempo la famiglia austriaca si è accorta che vivere senza plastica è un ottimo sistema anche per risparmiare, anche perché, per esempio, si spende veramente poco per acquistare i prodotti per la pulizia.

    Questi ultimi sono stati sostituiti dall’aceto. Anche i gel per la doccia sono stati sostituiti con la saponetta tradizionale, sicuramente molto più ecologica. Vivere senza plastica si può: forse non ci avremmo mai pensato.

    GR

    Foto di mbeo

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    Era datata gennaio 2011 la rivoluzione dei sacchetti di plastica, non più disponibili per fare la spesa.

    La decisione era stata inizialmente accolta positivamente, con consapevolezza dell’importanza del consumo critico ma, a distanza di un anno, qualcosa non ha funzionato. Cosa, esattamente? Fatta la legge, trovato l’inghippo. Dall’impatto ambientale non irrilevante.

    I sacchetti biodegradabili, infatti, erano stati presentati come una mano santa anche per lo smaltimento dei rifiuti -eliminando così la questione della plastica- e per la raccolta differenziata -dato che si possono riutilizzare come contenitori dei rifiuti organici-. Ma questo non è bastato a garantire loro un pieno successo.

    Perché? Se non lo sapevate, l’obbligo di sostituire alle buste di plastica i sacchetti bio è valido solo per le catene di supermercati. I piccoli rivenditori commerciano solo buste fintamente biologiche. Il nuovo governo Monti ha tentato di risolvere questa anomalia, ma è stato fermato da una lettera di circa 2000 piccole aziende del Nord Italia che minacciavano la chiusura definitiva se fosse passata tale manovra.

    Tutto questo è stato fatto senza informare dovutamente i consumatori, i quali si ritrovano solo lo svantaggio di sacchetti fragili e costosi senza essere riusciti, di fatto, a migliorare la tutela ambientale con un’azione semplice e quotidiana. I clienti, a questo punto, preferiscono giustamente ricorrere alle sporte riutilizzabili, più comode e robuste, piuttosto che ai nuovi materiali ecocompatibili, o presunti tali.

    Una situazione un po’ caotica, che i piccoli imprenditori del Nord -con la minaccia della chiusura e dei licenziamenti- non hanno aiutato a risolvere.

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