Traffico di animali da 300 milioni di euro l’anno

Traffico di animali da 300 milioni di euro l’anno

Gli animali, che provengono dai Paesi più poveri della comunità Est-Europea, viaggiano di nascosto e in condizioni disumane

da in Protezione Animali, Tutela Ambientale, Monitoraggio ambientale
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    Quando la bella stagione si fa sempre più un lontano ricordo e porta via con sé (ahimè, solo per quest’anno) il triste fenomeno degli abbandoni, ecco che si ritorna a parlare di loro: i nostri amici animali. Stavolta però trattiamo un argomento di diversa natura, anche se ugualmente meschino: il traffico illecito dei cuccioli, specialmente cani e gatti.

    Dietro questo vile mercato creato da esseri umani senza scrupoli e alimentato dalla semplicità che offre oggi internet di effettuare le “ordinazioni”, c’è un iter davvero congeniale: i cuccioli vengono fatti nascere all’interno di strutture costruite ad hoc per ospitare centinaia di femmine delle varie razze canine e feline ai fini della riproduzione (di solito raccolte in spazi piccolissimi). Poi, al compimento di 30/40 giorni, i piccoli vengono allontanati dalle madri e da lì ha inizio il loro calvario. Viaggiano più spesso di notte, talvolta su camion talvolta nei bagagliai delle automobili. Dopo estenuanti sballottamenti di anche 10-11 ore in gabbie microscopiche e in condizioni igienico-sanitarie molto precarie raggiungono, finalmente, il nostro Belpaese.

    Una fetta di loro, però, purtroppo non ce la fa a superare tutto questo. Le bestiole che sopravvivono, nella maggior parte dei casi sono accompagnate da documenti d’identificazione falsificati e, inutile dirlo, spesso portano con sé le malattie tipiche della propria specie oppure contraggono patologie che in Italia sono già estinte (cimurro, rogna, infezioni varie, ecc.). Questo a causa della mancanza dei dovuti controlli sanitari e della inottemperanza alle elementari normative comunitarie vigenti.

    Il traffico degli animali domestici importati in Italia è un business che purtroppo non conosce crisi.

    La maggior parte di loro proviene dai Paesi dell’ Est Europeo dove i costi sono notoriamente più bassi. Solo per fare un esempio: un cagnolino di razza che in Italia costerebbe 500 o addirittura 1.500 euro, in Ungheria viene venduto per soli 200 euro. Sbirciando il sito dell’ Ansa le cifre che si leggono sono davvero impressionanti: ogni anno il giro di affari arriva a toccare, se non a sorpassare, i 300 milioni di euro.

    Da evidenziare il costante impegno delle associazioni, sopra tutte la LAV da sempre sensibile al problema, con alcune iniziative adottate nei mesi scorsi e che, spero, verranno riproposte. Da alcune di queste trae ispirazione la fotogallery per questo articolo.

    IMMAGINI TRATTE DA:
    lav.it
    nonlosapevo.it
    digilander.libero.it
    fotografandolavitablog.blogspot.it

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Protezione AnimaliTutela AmbientaleMonitoraggio ambientale Ultimo aggiornamento: Domenica 04/10/2009 14:51
     
     
     
     
     
     
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