Sviluppo sostenibile: Aquasar, il computer raffreddato ad acqua

Sviluppo sostenibile: Aquasar, il computer raffreddato ad acqua

Aquasar è un nuovo supercomputer di IBM che utilizza un sistema di raffreddamento ad acqua invece che ad aria e fornisce calore per l'impianto di riscaldamento

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    Parlando di novità relativamente allo sviluppo sostenibile, risulta molto interessante il supercomputer raffreddato ad acqua di IBM anziché con il sistema di ventole tradizionale che sfrutta l’aria. Si tratta di un prodotto molto interessante, chiamato Aquasar, messo a punto dall’azienda IBM, che ci dimostra come le innovazioni nel campo dell’ecosostenibilità possono essere spesso molto utili anche per quanto riguarda le macchine che si utilizzano attualmente per diversi scopi. Utilizzare un computer per molto tempo ogni giorno può essere davvero un’attività che spreca parecchia energia.

    Il computer Aquasar, ottimo esempio di sviluppo sostenibile nel settore delle nuove tecnologie, invece riesce a consumare anche una percentuale di energia inferiore del 40% rispetto ad un normale supercomputer che utilizza l’aria nel suo sistema di raffreddamento.

    Questa nuova tecnologia infatti si inserisce nell’insieme di prodotti utilizzati per scopi di studio e di ricerca e costituisce, per le sue caratteristiche, una vera e propria innovazione. Infatti il prodotto tecnologico è stato installato in una università (l’Istituto di Tecnologia di Zurigo), e oltre ad avere un sistema di raffreddamento che utilizza l’acqua, riesce anche ad essere utile per fornire calore ai locali grazie all’impianto di riscaldamento che sfrutta anche il calore sprigionato durante l’attività del supercomputer.

    Tutto questo naturalmente è un ottimo modo anche per risparmiare energia e limitare ulteriormente le emissioni di CO2 che altrimenti sarebbero in una quantità maggiore.

    Si tratta di una buona notizia che ci deve far riflettere sul futuro dei computer, alla luce delle sempre più necessarie misure a favore della tutela ambientale.

    Immagine tratta da: wiredvision.jp.

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