Salva un agnello per Pasqua: Animal Equality documenta il rito barbaro

Salva un agnello per Pasqua: Animal Equality documenta il rito barbaro

Prosegue la campagna Salva un agnello di Animal Equality

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    La vita degli agnelli in 60 secondi

    Sulla scia della campagna Salva un agnello per Pasqua, Animal Equality ha reso pubblico dei video sconvolgente, in cui sono evidenti i maltrattamenti e gli abusi inflitti nei confronti anche di cuccioli, che vengono uccisi ad un mese di vita, per finire sulle tavole, soprattutto in prossimità della Pasqua. I dati da questo punto di vista sono incredibili: si stima che tutto coinvolga circa 3 milioni di agnelli e capretti. E non si tratta soltanto di animali allevati in Italia, ma anche di esseri viventi che provengono dall’Est dell’Europa. Se includiamo anche le pecore e le capre, le vittime del massacro arrivano ad essere anche 500.000. Il tutto per festeggiare la Pasqua. In particolare uno dei video diffusi da Animal Equality, vuole proporsi come un riassunto di tutte le investigazioni che l’associazione ha portato avanti fin dal 2013, mettendo in evidenza cosa accade dentro gli allevamenti e i macelli in Italia.

    La campagna Salva un agnello vuole coinvolgere l’attenzione dell’opinione pubblica, facendo informazione sull’argomento e chiedendo un impegno concreto, affinché si possa arginare quello che a tutti gli effetti può essere considerato un rito barbaro. In particolare si vuole richiamare l’opportunità di riconsiderare in tutto e per tutto il ricorso ai prodotti di origine animale. L’associazione è molto convinta nell’andare avanti con la sua azione di denuncia, che potrà portare, come ha chiarito anche sul sito ufficiale, alla messa in atto di azioni di carattere legale, per mezzo della raccolta di materiale audio e video. Nel 2013 Animal Equality, introducendosi negli allevamenti e nei macelli, ha documentato la sofferenza degli agnelli, che spesso vengono detenuti in condizioni di illegalità. Nell’avvicinarsi della Pasqua riportare lo sguardo sulla questione è molto importante, per evitare che si compia un’altra strage che non trova affatto una giustificazione.

    L’agnello di Pasqua obbedisce ad una tradizione antica, ma che, vista con gli occhi di chi ha a cuore la tutela degli animali, appare veramente barbara. Quello che si prospetta in questi giorni nel nostro Paese è un vero e proprio massacro di creature indifese, le quali, nel corso della loro vita, subiscono molte sofferenze, proprio in nome di questo rito festivo. Molti sono gli animalisti che si battono, affinché venga posta fine a tutto ciò.
    Si rinnova quindi l’impegno rivolto alla sensibilizzazione sullo sfruttamento degli animali, portato avanti attraverso l’educazione dell’opinione pubblica e la realizzazione di investigazioni. Ogni campo viene preso in considerazione, dai laboratori agli zoo, passando anche per i circhi, per smascherare le sofferenze arrecate. Un atto di responsabilità, per scegliere un menù festivo alternativo ed evitare il ripetersi di un eccidio (CLICCA QUI PER SCOPRIRE LE RICETTE DI PASQUA VEGETARIANE). Tra l’altro sono molti gli elementi contestabili, a partire dagli allevamenti. Gli agnellini e le pecore vengono rinchiusi in recinti molto stretti. All’interno di questi ultimi non hanno lo spazio necessario per muoversi e finiscono con il calpestarsi a vicenda. Poi gli animaletti vengono uccisi e lasciati all’aperto per diversi giorni: la situazione è preoccupante, anche perché c’è un rischio di contaminazione. Indicibili le torture a cui vengono sottoposti per la pesatura: sono legati per i piedi, alzati e pesati in gruppo. Una pratica davvero orrenda, che può provocare strappi muscolari e danni ai legamenti.

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    Animal Equality ha pubblicato un vero e proprio diario, nel quale vengono riferite le vicende, a cui gli agnelli destinati al macello vengono sottoposti. A partire dalla separazione dalle madri. Mamma e agnelli vengono chiusi tutti insieme in un recinto e questa si dimostra come una necessità, perché nessun cucciolo sarebbe disposto a seguire il pastore lontano dalle pecore. Viene applicato un sistema di cancelli e di divisori, in modo che gli adulti escano, mentre i piccoli rimangano intrappolati, scontrandosi con la paura e con la solitudine. Gli addetti ai lavori usano la tecnica del restringimento dello spazio, spingendo le bestioline con un cancello di legno: se sono raggruppate, possono essere prese più facilmente. Gli agnellini si dibattono, belano, corrono, si dimenano, ma per loro non c’è nessuno scampo. Si ha la sensazione che essi si ritrovino a lottare per difendere la loro vita, senza comunque essere in possesso degli strumenti adatti per farlo. Poi vengono gettati sul camion, sempre più disorientati e a loro viene riservata ogni sorta di violenza.

    Ciò che avviene nel macello è orripilante: una mattanza che si sente già dall’odore nauseante. I pezzi di corpi sono sparsi ovunque, le parti sono smembrate e tutto viene svolto con una costanza meccanica, senza prestare attenzione al terrore degli animali. Un bagno di sangue, a cui non sarebbe possibile pensare, ma che viene descritto dall’associazione in maniera precisa. Gli ovini vengono riuniti in dei luoghi delimitati da grate metalliche. Urlano e si feriscono aspettando di essere uccisi. Viene usata l’elettronarcosi: si applica la corrente elettrica per stordirli, ma spesso il tutto non viene svolto correttamente e quindi i poverini affrontano la morte in maniera cosciente. La loro fine avviene per dissanguamento.

    L’organizzazione animalista che si è occupata di condurre l’inchiesta ha documentato violenze di ogni tipo: gli animali vengono ammassati in spazi ristretti, anche in mezzo ai rifiuti; in attesa della macellazione, non ricevono le giuste cure veterinarie; crudeltà inimmaginabili, che si aggiungono le une sulle altre a costituire una realtà cruenta.

    Animal Equality denuncia in particolare una pratica terribile, sulla quale non ci sono certezze nemmeno da parte della legge italiana. Si tratta della pesatura: gli agnelli vengono legati e pesati in gruppo, dopo essere sollevati per i polsi. Questo procedimento può portare anche allo strappo dei legamenti e dei muscoli. Gli animali appaiono terrorizzati, nell’affrontare un processo che li porta verso la morte. A volte vengono uccisi anche senza essere storditi, in pieno stato di consapevolezza, affrontando una sofferenza immane. Alcuni italiani si stanno attivando, postando su internet dei selfie con l’hashtag #SalvaUnAgnello per dare testimonianza del loro atteggiamento di contrarietà nei confronti di tutto ciò. La nota associazione animalista continua a mettere in atto un lavoro investigativo, per mostrare la barbarie che si nasconde dietro la produzione della carne di agnello e di capretto. L’organizzazione che si batte per i diritti degli animali ricorda come sia possibile mettere fine a delle pratiche crudeli, che ogni anno si ripercuotono sui cuccioli indifesi per le feste tradizionali, come il Natale o quella pasquale.

    Durante le investigazioni, Animal Equality ha scoperto dei momenti terribili anche in ciò che succede durante il trasporto dei poveri animali destinati ad essere uccisi. Gli agnelli e i capretti vengono tenuti ammassati, senz’acqua, costretti a subire dei viaggi stancanti, dopo essere stati separati dalle loro madri. Anche il trasporto di agnelli dall’estero aumenta proprio nei periodi vicini alle feste. In particolare gli investigatori hanno potuto ottenere immagini raccapriccianti delle condizioni di trasporto a cui questi poveri esseri viventi sono soggetti in diversi camion che provengono dall’est Europa, come la Romania e l’Ungheria. Le autorità sono state allertate e i volontari hanno provveduto ad informarle delle irregolarità che hanno osservato, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di viaggio degli animali stessi. In alcuni casi sono stati trovati anche camion che trasportavano fino a più di 700 agnelli in una volta, che venivano stipati su piani diversi e venivano fatti viaggiare per più di 1.500 chilometri, per 30 ore, attraverso vari Stati, senz’acqua e immersi negli escrementi. Animal Equality ha sottolineato soprattutto l’impatto emotivo che queste condizioni hanno sugli animali, già a partire dalla separazione dei cuccioli dalle madri.

    Sotto copertura, sono state girate varie ore di filmati in diverse parti del nostro Paese. Quello che segue è uno dei video che sono stati realizzati.

    ATTENZIONE: IMMAGINI CRUENTE

    Prendere consapevolezza di tutto ciò significa battersi con fermezza per proteggere i nostri amici a quattro zampe. Una società che si definisce civile non può accettare una cosa del genere. D’altronde esistono differenti altre opportunità in campo alimentare, che vanno tenute in considerazione. Non è detto che la ricorrenza debba venire per forza celebrata facendo ricorso alla carne. I numeri relativi al massacro sono sconcertanti. Gli animalisti l’anno scorso hanno messo in evidenza che nel periodo pre-pasquale, fra agnelli, capretti, capre e pecore, perdono la vita almeno 800.000 animali. E’ stato calcolato che in un anno nel nostro Paese vengono uccisi 4 milioni di agnelli per essere destinati al consumo umano. La cifra comprende sia quelli che vengono allevati in Italia che quelli che vengono importati dall’Europa dell’Est, in primo luogo dalla Romania. Il primato delle macellazioni di ovini e caprini è detenuto nello specifico da alcune regioni italiane, come la Sardegna e il Lazio, seguite da Puglia, Campania e Toscana.

    La Lega Antivivisezione ha messo a disposizione delle ricette realizzabili con ingredienti non di origine animale. Questi piatti possono essere consultati sul sito cambiamenu.it. La Lav ha rivolto anche un appello a tutte le famiglie e ai fedeli, in modo che venga risparmiata la vita dei poveri agnelli. Secondo gli esponenti dell’organizzazione, la risurrezione condanna a morte migliaia di animali per un consumo non necessario e per questo vengono invitati i cittadini a fare un gesto concreto, rinunciando alla carne in occasione delle festività pasquali. Sono due le famiglie italiane su dieci che festeggeranno con un menù vegetariano.

    Si è mobilitata anche la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, che è presieduta da Michela Brambilla. L’informazione è stata condotta sul fatto che vengono macellati cuccioli di 30 o 40 giorni, nati dopo cinque mesi di gravidanza, raggiunta con una fecondazione regolata, perché i piccoli possano essere uccisi quando pesano tra gli 8 e i 12 chili. Earth ha raccolto più di 10.000 firme per una petizione contro la mattanza pasquale: tutte le adesioni sono state indirizzate a Papa Francesco.

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