Riscaldamento globale, se ci credete siete come Bin Laden

Sta facendo discutere la posizione dell’Heartland Institute di Chicago: chi crede nel riscaldamento globale e nei cambiamenti climatici come Bin Laden, un assassino o un dittatore

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    Il riscaldamento globale rappresenta un problema che non può lasciare indifferenti, anche perché le conseguenze che ne derivano sono davvero impossibili da ignorare. Eppure non tutti la pensano allo stesso modo. È questo infatti che sostengono gli esperti dell’Heartland Institute: se si crede nel riscaldamento globale e nei conseguenti mutamenti climatici, si è come Bin Laden, come Fidel Castro o come tutti quei leader che si configurano come dittatori, assassini di massa o addirittura come psicopatici.

    Credere nel riscaldamento globale significa, secondo questa teoria, essere come quelle persone che si sono resi colpevoli di gravi crimini. Ecco perché l’Heartland Institute sostiene che non bisogna credere all’origine umana dei cambiamenti climatici. Più che altro si tratta di una trovata pubblicitaria choc, che comunque non rimarrà senza conseguenze per l’Istituto eco-scettico di Chicago.

    Molti sponsor, come General Motors, Microsoft e Diageo, che avevano deciso di partecipare ad un prossimo convegno previsto per fine mese, hanno infatti deciso di ritirare la loro partecipazione. E intanto l’Heartland Institute prosegue con le proprie intenzioni, affermando che l’etica di chi crede nel riscaldamento globale è alquanto sospetta.

    È stato perfino realizzato un cartellone pubblicitario incentrato sul messaggio che vuole essere provocatorio. Ecco che cosa ha dichiarato Joseph Bast, presidente dell’Heartland Institute: “Questo tabellone è stato deliberatamente provocatorio, un tentativo di ribaltare la situazione utilizzando le stesse tattiche degli allarmisti climatici, ma dando il messaggio opposto. È interessante che l’annuncio provochi reazioni più forti rispetto a quando i leader allarmisti paragonano i realisti climatici ai nazisti, o dichiarano che questi stanno imponendo ai nostri figli una condanna a morte di massa.”

    Quello che stiamo facendo è un esperimento – continua Joseph Bast – Non ci scusiamo per l’annuncio, e continueremo a sperimentare nuovi modi per comunicare il messaggio realista sul clima.”

    Una posizione estrema quindi che, in termini di sostenibilità ambientale, fa riflettere come non possa essere portata avanti, senza suscitare reazioni altrettanto estreme. Se veramente si mira alla salvaguardia dell’ambiente, forse è il caso di moderare un po’ le posizioni, per intraprendere un dialogo che abbia come obiettivo la salvezza del pianeta.