Riscaldamento globale: ghiaccio dell’Adamello sempre più sottile

Riscaldamento globale: ghiaccio dell’Adamello sempre più sottile

Sul ghiacciaio dell'Adamello si sono persi più di tre metri di spessore di ghiaccio

    ghiacciai in mare

    Il ghiacciaio più grande d’Italia è quello dell’Adamello. Sicuramente un ottimo patrimonio ambientale, tutto da custodire e da valorizzare. Tuttavia, in questi ultimi tempi, ci sono state delle difficoltà, in quanto si sono persi più di 3 metri di spessore di ghiaccio. A dare l’allarme sulla questione è stato Christian Casarotto, ricercatore del Museo tridentino di scienze naturali. L’esperto fa notare come, esaminando i bilanci relativi ai ghiacciai italiani, ci si accorga che questi risultano essere per quest’anno particolarmente negativi.

    Infatti viene messo in evidenza che l’acqua che durante l’estate viene persa a causa del processo di fusione del ghiaccio supera di molto la quantità di acqua che si accumula con le nevicate in inverno.

    Durante l’ultima stagione invernale non ci sono stati accumuli di neve molto significativi. Sulle Alpi italiani orientali la media corrisponde a 300 centimetri di neve e questo dato non si distanzia molto da quello che vale per i restanti ghiacciai.

    Inoltre, come hanno chiarito gli esperti, a tutto questo si deve aggiungere che abbiamo attraversato un’estate piuttosto calda, che ha determinato la fusione di tutta la neve invernale e di una grande quantità del ghiaccio che si trovava sotto di essa.

    Il problema non è da sottovalutare, in quanto ad un arretramento dei ghiacciai potrebbe corrispondere anche una crisi idrica. D’altronde non dobbiamo nemmeno dimenticare che l’acqua derivante dalla fusione glaciale viene utilizzata ampiamente anche per riempire i bacini artificiali impiegati per la produzione di energia elettrica.

    Da non trascurare nemmeno i dissesti idrogeologici che ne potrebbero conseguire.

    GR

    Secondo gli esperti, in questa estate il ghiaccio dell’Artico ha raggiunto un record di fusione e tutto ciò non può essere senza conseguenze. Ad occuparsi della questione sono stati nello specifico i ricercatori norvegesi, secondo quanto ha riportato il sito della BBC. Lo scioglimento dei ghiacciai dell’Artico potrebbe influenzare anche il clima europeo. Tra l’altro il fenomeno non è limitato soltanto al periodo strettamente estivo, perché la fusione del ghiaccio di solito raggiunge il suo picco intorno alla metà di settembre.

    A quanto pare gli scienziati non si aspettavano un fenomeno così intenso. In base a quanto ha riferito Kim Holmen, direttore internazionale del Norwegian Polar Institute, questa estate si è verificato un fenomeno che ha colto di sorpresa un po’ tutti.

    Si tratta di una fusione del ghiaccio che non ha precedenti e che non è destinata a durare per poco tempo. Intanto gli scienziati si stanno adoperando per raccogliere quante più informazioni è possibile.

    Il loro lavoro consiste essenzialmente nell’applicazione di differenti tecniche e nell’analisi dei dati sul ghiaccio che provengono dai satelliti.

    Ancora si aspettano i risultati dell’elaborazione degli ultimi dati, ma gli scienziati sono sicuri del fatto che nella regione presa da loro in considerazione il ghiaccio è più sottile.

    Man mano che si verifica la perdita di ghiaccio, la luce riesce a penetrare sempre di più, perché le radiazioni solari non vengono più riflesse verso lo spazio. Al posto del ghiaccio si hanno delle acque scure, in grado di assorbire una quantità maggiore di calore. Tutto questo influenza gli equilibri naturali.

    GR

    Manca ancora un mese alla fine dell’estate e le conseguenze di questo caldo intenso sono devastanti sul clima, soprattutto per i ghiacciai. Sarebbe stato registrato, infatti, un nuovo minimo per la calotta polare artica. Stando ai dati riportati dalla National Snow and Ice Data Center (NSIDC) degli Stati Uniti, in data lunedì 27 agosto la superficie ghiacciata artica avrebbe raggiunto una superficie di 4,092 milioni di chilometri quadrati.

    Un dato piuttosto negativo, visto che l’ultima registrazione ha oltrepassato il minimo precedente di 4,17 milioni di chilometri quadrati, stabilito nel 2007.

    Il monitoraggio accurato della regione era iniziato nel 1972. Lo scorso anno, precisamente l’8 settembre, l’estensione dei ghiacci del polo Nord aveva raggiunto un estensione di 4.240.000 chilometri quadrati, aggiudicandosi il minimo storico.

    Nel giro di ben quaranta anni l’area artica ricoperta dal ghiaccio nel periodo estivo, quando è stata raggiunta la massima diminuzione, ha raggiunto la soglia del 50 per cento in meno della superficie totale. Non si tratta, dunque, della sola variabilità naturale che si registra di anno in anno ma bensì degli effetti devastanti del surriscaldamento globale, provocato dall’attività dell’uomo, come sottolineava lo stesso Georg-Christian Heyfster dell’Istituto di fisica ambientale del centro universitario di Brema e capo del gruppo di ricercatori e studiosi tedeschi che proprio lo scorso anno si era occupato della rilevazione.

    Sarebbero proprio i ghiacciai a subire, per primi, le conseguenze devastanti del surriscaldamento globale causato dall’inquinamento atmosferico.

    Entro il 2040 tutti i ghiacciai potrebbero scomparire dal Circolo Polare Artico. È quanto era stato previsto nel 2007, quando era stata registrata un’estensione di 5,8 milioni. Si era passati, infatti, da un’estensione di 7,7 milioni di chilometri quadrati, registrata nel periodo 1979-2000 a quella di 5,8 milioni registrata nel 2007, un dato preoccupante.

    Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe avere delle conseguenze devastanti su tutto l’ecosistema. L’estate non è ancora terminata e i dati riportati dalla National Snow and Ice Data Center sulla superficie dei ghiacciai potrebbero cambiare per la fine del mese, rivelandosi ancora più preoccupanti.

    Foto di Climate Nexus

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