Pasta al dente a rischio a causa dei cambiamenti climatici

Pasta al dente a rischio a causa dei cambiamenti climatici

La pasta al dente potrebbe essere a rischio a causa dell’inquinamento atmosferico

da in Clima
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    pasta al dente

    Potremmo dire addio alla pasta al dente dal 2050 a causa dei cambiamenti climatici. Lo ha dimostrato uno studio portato avanti dai ricercatori del CRA, il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, in provincia di Piacenza. Lo studio è stato svolto in collaborazione con gli esperti dell’istituto di biometeorologia del CNR di Firenze. Gli studiosi hanno preso in considerazione 12 varietà di grano duro, per vedere quali sono gli effetti della sua crescita in un ambiente surriscaldato.

    In particolare si è voluto vedere quali conseguenze ci possono essere sulle varietà di grano duro, che cresce in un ambiente con elevati livelli di CO2. Ci si è chiesti come può crescere il grano nei prossimi anni in seguito ai livelli di inquinamento atmosferico piuttosto elevati che si dovrebbero registrare. Ne è risultato che il grano tende a perdere la sua durezza. Il frumento, quindi, perderebbe le sue caratteristiche principali, conseguenza che sarebbe determinata da un tasso inferiore di proteine nella pianta.

    E’ proprio l’abbondanza di proteine che permette alla pasta di mantenersi dura, anche dopo un po’ di tempo trascorso nell’acqua bollente. L’inquinamento dell’aria e l’anidride carbonica nello specifico andrebbero ad influire su queste caratteristiche, facendo perdere alla pianta una grande quantità di proteine.

    L’unico modo per rimediare a tutto ciò ed evitare il pericolo, a cui andremmo incontro, sarebbe quello di provvedere a limitare i livelli di CO2 nell’aria. Le stime a questo proposito non sono affatto rassicuranti, perché è previsto un aumento eccezionale dei gas serra, che dovrebbe corrispondere ad una percentuale compresa fra il 30 e il 40% in più entro il 2050. L’altro fattore che si è notato è l’incremento dei raccolti, che dovrebbero aumentare del 20%, perché la CO2 eserciterebbe un’azione fertilizzante. Tuttavia all’aumento della quantità della produzione non seguirebbe un aumento della qualità. Le piante di grano sono state coltivate utilizzando la tecnica dell’arricchimento dell’aria aperta con CO2, in modo da ricreare le condizioni ambientali, che si dovrebbero avere nel 2050, con concentrazioni di anidride carbonica a 570 ppm. Si è visto chiaramente che questi livelli di anidride carbonica avrebbero delle conseguenze sostanziali nella resa di un prodotto considerato fra i più importanti del made in Italy.

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    Foto di Luke Dorny

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