Ora legale 2013: quando si cambia e quanto si risparmia

Ora legale 2013: quando si cambia e quanto si risparmia

L’ora legale 2013 entrerà in vigore fra il 30 e il 31 marzo

da in Risparmio Energetico
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    ora legale 2013

    Manca poco allo scattare dell’ora legale 2013. Si cambia nella notte tra sabato 30 e domenica 31 marzo. Quanto si risparmia? E’ la domanda che molti si pongono. Intanto teniamo in considerazione che le lancette dell’orologio vanno spostate un’ora in avanti rispetto all’ora solare. Secondo gli esperti, il tutto dovrebbe corrispondere ad un vero e proprio risparmio energetico. Il nuovo orario resterà in vigore fino all’ultima domenica di ottobre.

    Secondo le recenti stime, effettuate da Terna, il risparmio per i prossimi sette mesi sarà pari a 543,8 milioni di kilowattora. In totale verranno risparmiati 90 milioni di euro. Nel 2012 l’Italia è riuscita, attraverso il cambiamento dell’ora, a mettere da parte 102 milioni di euro. E’ stato calcolato che i consumi di elettricità sono stati inferiori di 613 kilowattora. Questi vantaggi si ottengono perché si fa un minore utilizzo di energia elettrica. Naturalmente non si possono aumentare le ore di luce, ma lo stratagemma è stato pensato appositamente per sfruttare al meglio quelle che abbiamo. Bisogna infatti tenere in considerazione che in estate il Sole sorge prima rispetto all’inverno e tramonta dopo. Di conseguenza, con lo spostamento delle lancette, andiamo a guadagnare un’ora di luce in più. Tutto questo ha dei risvolti importanti in termini di uso dell’energia elettrica ed è stato sempre così, perché, per esempio, anche nel corso del 2011 il nostro Paese ha potuto contare su 647 milioni di kilowattora in meno, che corrispondono a circa 90 milioni di euro.

    Ma siamo sicuri che il risparmio sia reale? Questi continui cambiamenti di orario possono essere davvero vantaggiosi sotto questo profilo? A suscitare delle perplessità a questo proposito è la considerazione che il risparmio ottenuto in primavera potrebbe essere vanificato dall’utilizzo intenso dell’aria condizionata in estate e del riscaldamento in autunno. Basti pensare ai lunghi pomeriggi estivi, quando si manifesta maggiormente la necessità di poter contare sull’aria fresca. Il discorso del risparmio poteva assumere un valore più pregnante nei tempi antichi, quando ancora non si sfruttava l’energia elettrica per raffrescare gli edifici.

    Con l’avvento dell’epoca moderna e delle innovazioni tecnologiche, ha senso? Si tratta quindi solo di un modo per influire sulle abitudini dei cittadini?

    Le origini dell’ora legale vanno rintracciate nel 1784, quando Benjamin Franklin, sul Journal de Paris, spiegò tutti i benefici che si possono ottenere. Inizialmente non si trovarono dei riscontri pratici. Soltanto successivamente, nell’ambito delle esigenze derivate in seguito alla Prima Guerra Mondiale, si decise di stabilire il cambiamento corrispondente all’ora legale. L’invenzione fu messa in atto per la prima volta nel 1916 nel Regno Unito e poi fu estesa in altri Paesi, tra i quali anche l’Italia, fino al 1920. Poi venne reintrodotta tra il 1940 e il 1948 e poi ancora a partire dal 1965. All’inizio si decise di fissare il periodo per quattro mesi a cavallo dell’estate. Nel 1981 si optò per sei mesi e nel 1996 per sette.

    Si potrebbe pensare che questo cambiamento di orario possa determinare delle conseguenze di carattere fisico. Alcuni sottolineano che, soprattutto a causa di un’alterazione del ciclo di sonno e veglia, si potrebbe incorrere in un fenomeno simile a quello del jet lag. Gli effetti sarebbero la stanchezza, i disturbi del sonno e una più accentuata irritabilità. Invece le cose stanno in maniera diversa, perché, in base ad un rapporto del British Medical Journal, si è scoperto che il passaggio da un orario all’altro comporterebbe dei benefici da tenere in considerazione. In particolare il buon umore riceverebbe una spinta in più con la maggiore luminosità, di cui si può usufruire nel corso del giorno. Il tutto va sicuramente considerato anche nell’ottica di un risparmio al livello dei costi sanitari legati strettamente ad alcune patologie, come la depressione.

    Ci sono alcune regole che possiamo applicare per risparmiare energia (CLICCA QUI PER LEGGERLE). In ogni caso si tratta di principi che valgono per tutto l’anno. Può essere utile utilizzare condizionatori ad alta efficienza dotati di inverter, per consumare circa il 30% in meno e ridurre allo stesso tempo le emissioni di anidride carbonica. Per il riscaldamento invernale meglio le pompe di calore, che consentono di risparmiare dal 40 al 60% di energia. Ricordatevi che il condizionatore va tenuto tra i 25 e i 26 gradi, in base ad una differenza di massimo 8 gradi con la temperatura esterna. Possono aiutare anche l’installazione di valvole termostatiche per regolare il consumo di acqua calda e la sostituzione delle caldaie a gas tradizionali e degli scaldabagni elettrici con nuovi modelli.

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