Occhiali fotovoltaici, così i ciechi torneranno a vedere

Occhiali fotovoltaici, così i ciechi torneranno a vedere

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Gli occhiali fotovoltaici potrebbero essere la nuova frontiera in termini di innovazione tecnologica, per dare una speranza in più a chi oggi non riesce a godere di una giornata di sole o degli splendidi paesaggi che il nostro Pianeta Terra ci offre. Ma come dovrebbero funzionare? Sarebbero, praticamente, delle protesti per gli occhi sotto forma, appunto, di video occhiali, i quali si alimenterebbero proprio grazie all’energia solare. Ecco cosa succede quando la scienza e la tecnica incontrano il green business: possono nascere veri e propri miracoli.

Senza pannelli fotovoltaici, infatti, questa geniale invenzione non sarebbe mai potuta essere messa in atto. La scoperta è stata realizzata in California grazie alla collaborazione di un gruppo dell’Università di Stanford: gli scienziati hanno infatti installato impianti retinici, alimentati proprio dalla stessa tecnologia che permette in funzionamento dei pannelli fotovoltaici, negli occhi dei ratti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Natura Photonics e dimostra che ci sono basi concrete per credere che ciò possa funzionare anche per gli esseri umani non vedenti.

Questi studiosi hanno infatti dimostrato che le cellule bipolari messe nella retina dei ratti, siano esse sane oppure danneggiate, rispondono ugualmente alla stimolazione elettrica degli infrarossi. Le reazione della retina si attiva in modo dipendente dall’intensità della luce vicino all’infrarosso e con ordini di grandezza minori dei limiti di sicurezza oculare: detto in termini più facilmente comprensibili, si tratta di un dispositivo portatile che elabora le immagini video grazie ad una piccola telecamera montata sugli occhiali, i quali hanno il compito di proiettare l’immagine sulla retina. Sono poi i pixel a convertire la luce in correnti di stimolazione locale, che trasformano il tutto in una nuova possibilità di visione.

È Angelika Lingnau del Center for Mind/Brain Science dell’Università di Trento a commentare l’incredibile notizia, spiegando che a differenza dei precedenti impianti che richiedono un alimentatore esterno e complessi meccanismi di funzionamento, questa nuova scoperta scientifica riceve alimentazione grazie all’illuminazione pulsata nell’infrarosso, permettendo così la visione delle immagini anche a chi, oggi, può solo immaginarlo.

photo: Scinern

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Mar 15/05/2012 da

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