Non è più la fotosintesi clorofilliana ad assorbire anidride carbonica: è l’ora degli alberi artificiali

Non è più la fotosintesi clorofilliana ad assorbire anidride carbonica: è l’ora degli alberi artificiali

La fotosintesi clorofilliana rischia di essere sostituita dagli alberi artificiali, una notevole invenzione che abbassa drasticamente i livelli di anidride carbonica nell’aria e di inquinamento atmosferico

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    La fotosintesi crolofilliana è destinata alla pensione? Certo si tratta di una provocazione perché la speranza (e l’obbligo) è che gli alberi artificiali non sostituiscano quelli naturali, però si tratta di una notevole rivoluzione tecnologica nell’ambito della riduzione delle emissione di anidride carbonica e nella lotta all’inquinamento atmosferico.

    Parla inglese la nuova scoperta, frutto di un team di inglesi e americani che hanno progettato questi alberi artificiali che funzionano verosimilmente come i comuni pannelli solari: queste strutture prevedono, infatti, che quando entrano in contatto con un gas serra secernono idrossido di sodio al fine di realizzare una reazione chimica capace di produrre carbonato di sodio. Tutto ciò, inoltre, avviene senza alcun ausilio da parte delle fonti di energia elettrica, il che rappresenta una perfetta soluzione nell’ambito della sostenibilità ambientale.

    Per spiegare la portata della rivoluzione in termini di impatto ambientale, gli scienziati hanno paragonato il progetto all’albero di castagno che in un anno è in grado di assorbire almeno una tonnellata di emissioni co2. Una scelta, seppur indiretta, tra le fonti rinnovabili, anche se attualmente il suo costo pari a 20.000 dollari la rende difficilmente commercializzabile.

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