Marea nera in Cina, il reportage di Greenpeace

Marea nera in Cina, il reportage di Greenpeace

Come se il disastro nel Golfo del Messico non bastasse, ora ci mette anche la Cina

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    Avete letto proprio bene. Dopo la Lousiana, la marea nera ha colpito anche la Cina. Chiaramente non stiamo parlando della stessa fuoriuscita di petrolio ma di una seconda. Le dinamiche sono in qualche modo simili a quella americana: in questo caso, ad esplodere sono stati due oleodotti il giorno 16 luglio nei pressi del porto di Xingang, nella provincia di Liaoning (Cina nord-orientale). Attualmente sono stati mobilitati oltre 2.500 pescherecci per tentare di assorbire il petrolio fuoriuscito sinora ed esteso per ben 230 chilometri quadrati. Per rendervi meglio conto dei danni provocati, ecco le foto diffuse da Greenpeace.

    Sono ben 280 le tonnellate di petrolio disperse in mare fino adesso. Le operazioni di pulizia dureranno ancora qualche giorno.

    Nel frattempo, bisognerà capire quali sono le dinamiche ma soprattutto le responsabilità dell’accaduto (pare che l’ipotesi della super petroliera liberiana che stava scaricando petrolio in quegli istanti sia da scartare). A valle, per documentare il disastro cinese, Greenpeace ha spedito alcuni attivisti presso i luoghi della sciagura per documentare tramite un reportage fotografico che vi alleghiamo all’articolo.

    Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace, a tale proposito ha dichiarato che “Il petrolio è una maledetta sciagura di cui dobbiamo liberarci. Ora è presto per una valutazione completa del danno ma una cosa è certa: è praticamente impossibile riuscire a ripulire completamente l’area colpita da uno sversamento di petrolio! Il danno causato da questi disastri è duraturo e alcuni effetti possono essere praticamente irreversibili“. E i lettori di Ecoo che ci seguono sanno quali sono invece gli effetti immediati della marea nera sull’ecosistema marino.

    In seguito a questo tragico episodio, che succede a distanza di quattro mesi dall’esplosione ben più grave del Golfo del Messico, si riapre la polemica sui combustibili fossili. E ci pensa proprio la Monti ad aprire la parentesi: “Per evitare definitivamente gli impatti che questi incidenti possono avere sull’ambiente e sulla salute umana è necessario riformare il sistema energetico, puntando sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili. È ora di liberarci dalla dipendenza da fonti sporche e pericolose come il petrolio, il carbone o il nucleare“.

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